07 maggio 2018

La fusione nucleare passa per noi

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Riprodurre le stelle, sul pianeta terra. Ci proveranno all'ENEA, sede di Frascati, che si aggiudica la costruzione del DTT, il Divertor Tokamak Test Facility, cilindro alto dieci metri e avente raggio cinque con il quale l'uomo tenterà di produrre energia elettrica da fusione nucleare: pulita, illimitata e senza scorie.
Il DTT nasce nel quadro di ricerca internazionale che è al lavoro sulla fusione nucleare (processo inverso rispetto alla fissione). Il progetto è coordinato da Eurofusion, e l'Italia con il suo "Divertore" recita il ruolo vitale per la congiunzione con il reattore ITER, costruendo, in Francia, che proverà dal 2050 a distribuire la prima energia nucleare da fusione.
L'ENEA per mezzo di una selezione al suo interno, ha scelto per caratteristiche tecniche, infrastrutturali e ambientali la sede di Frascati come sito per realizzare questa pionieristica infrastruttura. Premiata, ancora una volta, l'area di ricerca Tuscolana. E i numeri parlano chiaro: 500 milioni di Euro di investimenti nel breve-medio termine, 1500 persone che lavoreranno direttamente o indirettamente al "Divertore", 2 miliardi di Euro complessivi di ricadute nel lungo termine.
L'obiettivo dichiarato è condurre il pianeta terra verso la decarbonizzazione. Per farlo l'essere umano questa volta si è ispirato al sole e ha visto le stelle.
Si parte a novembre 2018. La sfida più grande per l'uomo, forse dopo lo spazio, ha ufficialmente inizio.
  • Video, come funziona il DTT, Divertor Tokamak Test Facility progettato da ENEA. Qui.
Nella graduatoria dei siti adatti a ospitare il Centro di ricerca internazionale sulla fusione DTT al primo posto il comune in provincia di Roma. Due miliardi di euro il ritorno sull’investimento. Coinvolte 500 imprese, anche la Cina fra i finanziatori del progetto. 
Sarà il sito di Frascati (Roma) ad ospitare il Centro di ricerca internazionale sulla fusione Divertor Tokamak Test facility (DTT). Il Consiglio di Amministrazione dell’ENEA ha approvato la Relazione conclusiva con la graduatoria finale delle nove località candidate. Sulla base dei requisiti tecnici, economici ed ambientali richiesti, il punteggio più elevato è stato assegnato dall’apposita Commissione di valutazione al sito di Frascati (Roma), seguito da Cittadella della Ricerca (Brindisi) e Manoppello (Pescara). La Relazione con la graduatoria completa delle proposte presentate da Abruzzo, Campania, Emilia Romagna insieme alla Toscana, Lazio, Liguria (con due siti), Piemonte, Puglia e Veneto è disponibile sul portale dell’ENEA.
Il Presidente dell’ENEA Federico Testa ha ricordato  che « Adesso si apre la fase dell’avvio operativo che richiederà il massimo impegno per garantire il rispetto della tempistica e degli adempimenti previsti, a cominciare dalla firma di un accordo con la Regione. » L’avvio dei lavori della DTT è atteso entro il 30 novembre 2018, con la previsione di concluderli in sette anni; saranno coinvolte oltre 1500 persone di cui 500 direttamente e altre 1000 nell’indotto con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro, a fronte di un investimento di circa 500 milioni di euro. I finanziamenti sono sia pubblici che privati e vedono la partecipazione, fra gli altri, di Eurofusion, il consorzio europeo che gestisce le attività di ricerca sulla fusione (60 milioni di euro) per conto della Commissione europea, il MIUR (con 40 milioni), il MISE (40 milioni impegnati a partire dal 2019), la Repubblica Popolare Cinese con 30 milioni, la Regione Lazio (25 milioni), l’ENEA e i partner con 50 milioni cui si aggiunge un prestito BEI da 250 milioni di euro.
Ideata dall’ENEA in collaborazione con CNR, INFN, Consorzio RFX, CREATE e alcune tra le più prestigiose università italiane, la DTT sarà un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio 5, all’interno del quale saranno confinati 33 metri cubi di plasma con un’intensità di corrente di 6 milioni di Ampere (pari alla corrente di sei milioni di lampade) e un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di watt per metro quadrato (oltre due volte la potenza di un razzo al decollo). Il plasma lavorerà a oltre 100 milioni di gradi mentre gli oltre 40 km di cavi superconduttori di niobio, stagno, titanio distanti solo poche decine di centimetri, saranno a 269 °C sotto zero. Bersaglio di tutta la sorgente di potenza, il divertore, elemento chiave del tokamak e il più sollecitato dalle altissime potenze, composto di tungsteno o metalli liquidi, rimuovibili grazie a sistemi altamente innovativi di remote handling.
Articolo tratto da Industria Italiana, clicca qui per la sua versione intera.