28 gennaio 2018

L'austerità sta uccidendo l'Italia

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Da perfetto commissario europeo per gli affari economici e monetari sembra che Pierre Moscovici non riesca a non farsi anche gli affari degli altri. Questo in un momento che, costituzionalmente parlando, dovrebbe essere lasciato alla piena terzietà. Secondo Moscovici, infatti, l'Italia diverebbe un problema per l'area Euro nel caso in cui le prossime elezioni politiche esprimessero una precisa maggioranza al governo del Paese. L'avvertimento del commissario UE si concentra sull'ipotesi (a parole) da parte di Movimento 5 Stelle e della Lega di superare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, parametro a cui l'Italia, come non fa la "sua" Francia, si attiene con rigore dal 2012 facendo severa austerità.
Probabilmente credere a un vero progetto europeo significa ormai credere anche a un altro progetto europeo. Diverso dal presente, lacunoso, che poggia su di un'unione monetaria a vantaggio dei grandi gruppi bancari e che non annovera una perequazione fiscale tra gli stati membri, così come un sistema federale in grado di ammorbidire le diversità, leggasi anche necessità, dei vari stati aderenti. Perchè è scontato che la Spagna abbia caratteristiche economiche diverse da quelle dell'Italia e l'Italia "esigenze" diverse da quelle della Germania. E così via.
Ma nell'attuale condominio monetario sembra esserci poco spazio per queste "piccole sottigliezze" orientate idealmente al crescere tutti insieme e bene.
Tornando a Moscovici e ai suoi timori che forse l'Italia torni a crescere davvero in termini di Pil, il membro dell'esecutivo europeo pochi giorni fa ha detto esattamente questo. Dichiarazioni a cui alcuni economisti come Bagnai (ora candidato tra le fila di Noi con Salvini, dovere di cronaca, nulla più) ha risposto esattamente questo.
Così, nell'austerità galoppante, ho trovato interessante rileggermi prima di tutto l'articolo del 2012 del Prof. Sergio Cesaratto presso la biblioteca del Senato della Repubblica che è la presentazione dell'e-book dal titolo "Oltre l'austerità".
Perchè se Moscovici e la Commissione Europea premono affinchè l'Italia non abbandoni precise politiche che deprimono ad esempio il mercato del lavoro, credo occorra capirne prima di tutto le cause, poi  i risvolti e, qualora ci riuscissimo, alcune strategie difensive.
Il post, L'austerità sta uccidendo l'Italia è interamente leggibile a questo link del Keynes blog e ne propongo uno stralcio anche sotto.
Il Prof. Sergio Cesaratto, peraltro, ha prodotto pochi giorni fa, un'attenta riflessione sull'Ue che vorrebbero Francia e Germania in termini economici: L'idea Franco - Tedesca per ingabbiare l'Italia. L'articolo può essere letto qui nella sua interezza.
Per chi volesse capire di più dell'attuale scenario macroeconomico e dei suoi possibili sviluppi, visto che in fin dei conti siamo toccati direttamente da tutto questo, consiglio però la lettura dei link così come li ho riportati in ordine di sequenza all'interno del post.
Buona lettura.

L’e-book “Oltre l’austerità” rappresenta uno sforzo collettivo di denuncia delle politiche europee di austerità. Fra i partecipanti vi sono fra i migliori economisti eterodossi italiani, assai noti all’estero. Vorrei qui solo brevemente ricordare il successo del recente workshop per giovani economisti organizzato dal Centro Sraffa che ha tenuto oltre 50 giovani di mezzo mondo a discutere di temi eterodossi. E’ importante che il pensiero economico critico sia difeso e mantenuto vivo nell’accademia – un invito qui ai politici presenti – contro il tentativo di utilizzare la giusta valutazione della ricerca per far fuori chi dissente da una teoria economica dominante che la crisi economica ha certamente screditato, ma non rimosso dalle posizioni di potere. Altro che quarantenni! verrebbe da dire. Parlare oggi con un giovane economista tipico (un bankitaliota per capirci) fa mettere le mani nei capelli a chi ha studiato con i Garegnani, Caffè, Sylos, Graziani e tanti altri maestri (ma naturalmente il menzionato workshop dimostra che vi sono ragazze e ragazzi che pensano con la testa propria). La difesa del pluralismo degli insegnamenti di economia appare dunque ineludibile, e un appello verrà in tal senso diffuso a breve da studenti e docenti. Su questi temi vorrei che davvero da qui uscisse un impegno.

Il libro è anch’esso rappresentativo di un pluralismo di idee. Vi è, tuttavia, più di un elemento che unisce i contributi. In primo luogo che da una diagnosi sbagliata delle cause della crisi non può che seguire una cura sbagliata. L’origine della crisi non è fiscale; l’austerità l’aggrava in una inutile fatica di Sisifo di riaggiustare i conti. Ci unisce anche l’idea che occupazione, crescita, e si badi bene, produttività dipendano fondamentalmente dalla domanda aggregata e non da politiche dell’offerta, necessarie ma non sufficienti. Peraltro nei riguardi di queste politiche siamo assai distanti dalle posizioni dominanti e dai vincoli europei e per un intervento pubblico nella politica industriale. E comunque qualunque politica di modernizzazione del paese è difficilmente perseguibile in un clima di deflazione.
Sempre più ampia è la condivisione che le cause ultime della crisi siano in un’unione monetaria mal congegnata. Purtroppo un’Europa federale viene vagheggiata con la solita superficialità intrisa di retorica e senza entrare nel merito – assenza di competenze economiche e di pragmatismo vanno di pari passo nel discorso politico italiano coll’esaltazione del liberismo come risolutivo di tutti i mali (così si è anche assolti dal non sapere bene di cosa si parli). 
Prosegue al link di cui sopra.