12 agosto 2017

Le navi di Nemi. Rinascita di un museo dimenticato

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Conoscete un posto che racchiuda in modo ininterrotto, continuo, più di 2000 anni di gesta dell'essere umano? Pensateci.
A me un luogo salterebbe in mente. E d'accordo, gioco in casa, respiro questi luoghi fin dalla tenera età.
Resta però il fatto che l'imbrifero di Nemi è probabilmente uno di questi privilegiati, unici, angoli del pianeta.
Trait d'union di epoche, divinità e reperti. Filo continuo con la storia e con lo scandire dei secoli.
Nell'acqua dello Speculum Dianae ci si può tuffare nella sacralità della civiltà Latina arrivando fino al Medioevo e attraversando Roma, il suo oceano di leggenda e magnificenza.
Riemergete, c'è da prendere fiato. Fatto? Ancora un tuffo e via con il '600, il '700 e l'800. Fino al '900.
Stanchi? Sdraiatevi pure.
Tutto. In pochi chilometri. Da Genzano di Roma a Nemi. Come in poche altre parti del mondo.
Inutile aprire un dibattitto sulla valorizzazione e divulgazione dell'immenso patrimonio che ci è stato donato. Penso che a volte si possa fare di più nella vita e noi abitanti della Penisola, con quello che ci è stato tramandato, ecco, potremmo fare molto di più.
Ma teniamoci le belle notizie. Appunto. Perchè qualcosa è stato fatto o comunque si muove.
Il gioiello a firma dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo, primo museo al mondo (tanto per rimanere in tema) progettato per accogliere appositamente un reperto storico, mette un nuovo abito. Di rilancio.
Chissà cosa ne penserà Caligola; ma anche Diana, dea affasciannte di un imbrifero che torna ad attrarre persone e fertile di nuove iniziative.
Parola all'articolo e buona lettura.

Le ampie arcate del soffitto, che ricordano i costoloni di uno scafo, riflettono la luce che penetra dalle enormi finestre e accarezza le navi di Caligola. Giochi di luce e ombre e riflessi che a seconda dell'ora del giorno colorano le pareti di sfumature che vanno dal giallo al rosa. Due scale a chiocciola s'inerpicano verso il ballatoio fino a portare alla grande terrazza, da cui ammirare la valle nemorense amata dall'imperatore romano, che lì decise di far edificare la sua villa. 

Il Museo delle Navi romane di Nemi, prima ancora del suo contenuto - quelle immense navi romane rinvenute nel lago tra il 1929 e il 1931 e poi fatalmente distrutte in un incendio nel 1944, di cui oggi è visibile solo una copia in scala 1:5 - stupisce per il contenitore. Progettato tra il 1934 e il 1940 dall'architetto Vittorio Morpurgo, uno dei più raffinati esponenti della scuola romana del razionalismo - sua la teca in vetro e cemento per l'Ara Pacis Augustae, poi sostituita nel 2003 dal Museo di Richard Meier - il museo nasceva per dare una casa alle due imbarcazioni recuperate grazie una complessa operazione d'ingegneria idraulica che comportò l'abbassamento del livello del lago di Nemi. Nella sua struttura ariosa, i grandi lucernari e la passeggiata prospettica verso la sponda del bacino, l'architetto voleva esaltare la bellezza dei Colli Albani, offrendo al pubblico uno spazio culturale che dialogasse armoniosamente con il paesaggio circostante.

 Dopo il rogo il Museo venne chiuso fino al 1953, rimase aperto fino al 1962, poi chiuso fino al 1988 quando riaprì definitivamente le porte, e nonostante fosse divenuto sostanzialmente il Museo dell'opera architettonica di Vittorio Morpurgo, ormai da anni versava nel degrado. Pesanti infiltrazioni d'acqua, spazi suggestivi come il ballatoio e la terrazza chiusi al pubblico e diventati nel tempo magazzini archeologici, la strada di collegamento al lago sbarrata da un cancello e invasa dai rovi, solo alcuni dei tanti problemi che rendevano il Museo delle Navi un luogo in decadenza, quasi una terra di nessuno.

"Quando sono entrata in carica, nel 2015, era appena uscito un dossier che denunciava le pessime condizioni del Museo - spiega la direttrice del Polo Museale del Lazio, l'archietta Edith Gabrielli - un peccato per un'opera architettonica di grande pregio". Grazie ai fondi di programmazione triennale messi a disposizione per i 43 siti del Polo, è stato avviato un progetto di recupero inaugurato ieri. "Abbiamo preso in mano i disegni originali di Morpurgo e lavorato seguendo la sua sensibilità", continua Gabrielli. Una serie di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e un riallestimento hanno finalmente restituito tutti gli spazi del Museo, che oltre alle copie delle navi espone una sezione archeologica sulla protostoria e sugli insediamenti nel territorio lacustre in età repubblicana. "Questo è solo l'inizio - dice Gabrielli - vogliamo portare eventi qui e far sì che il Museo torni ad essere un polo culturale in un territorio di clamorosa bellezza come questo".

Museo Nazionale delle Navi Romane via del Tempio di Diana, 13, Nemi. Tutti i giorni dalle 9 alle 19, biglietto 3 euro. Tel. 06 9398040

Fonte, La Repubblica, clicca qui. Sito Museo delle Navi Romane di Nemi, clicca qui.

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