31 luglio 2016

Roma, il vulcano dei Colli Albani potrebbe risvegliarsi

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. A proposito di spalle larghe, qui. Pochi capricci, sogni d'oro "piccolo" mio.
Nell'immagine in capo al post è visibile la parte geologicamente emersa del distretto vulcanico dei Colli Albani denominato Grande Vulcano Laziale (qui) e oggi per gran parte coincidente con il territorio dei Castelli Romani. 
Di facile individuazione, oltre a due dei tre recinti, le antiche caldere di Nemi e Albano Castelgandolfo, insieme al lago di Vallericcia oggi invece non più esistente.
Buona lettura.
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Potrebbe impiegarci mille anni, ma potrebbe risvegliarsi: nell'area vulcanica dei Colli Albani, alle porte di Roma, addormentatata da almeno 36mila  anni, il magma ha ripreso ad accumularsi nel sottosuolo. Lo indica la ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters e coordinata da Fabrizio Marra, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Storicamente l'area dei Colli Albani ha dato luogo a eruzioni all'incirca ogni 30mila anni ma, nell'arco degli ultimi 20 anni, i dati indicano un costante sollevamento del suolo pari a circa 3 millimetri l'anno. I Colli Albani sono un gruppo di rilievi montuosi che si innalzano nella Campagna romana a sud-est di Roma. Qui si trova il cosiddetto Vulcano Laziale, attorno al quale si sviluppa la zona dei Castelli Romani. Originario del Quaternario, ha protratto le sue eruzioni fino a poche migliaia di anni fa e ne rimangono tracce ben visibili nei laghi, nel lago Albano e nel lago di Nemi, formatisi da due dei suoi numerosi crateri. Sfiorano i mille metri di quota con i coni di scorie di Monte Cavo (950 m) e Maschio delle Faete (956 m). 
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Vulcano Laziale: il grande sorvegliato e la stazione sismica di Rocca di Papa.
Che il Vulcano Laziale non fosse estinto era ben noto (qualche studioso in passato lo aveva definito “in stato comatoso”), ma gli esiti di un recente studio condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno messo nero su bianco qualcosa di più, e cioè che il complesso vulcanico dei Colli Albani mostra chiari segni di una ripresa dell’attività, che potrebbero portare ad un nuova eruzione nel prossimo millennio.
Se i tempi lunghi inducono ad una certa calma, piace sottolineare che anche da Rocca di Papa, sede di una delle 35 stazioni della rete sismica nazionale collegate con Roma, giungono preziose informazioni per il monitoraggio del nostro territorio e che oggi sono confluite in una ricerca che fa notizia.
Il Museo Geofisico che si trova alla vetta dell’abitato roccheggiano, infatti, non è solo un centro espositivo. “La sede di Rocca di Papa contribuisce al monitoraggio dell’area dei Colli Albani e di tutta Italia – riferisce la direttrice del Museo roccheggiano, Giuliana D’Addezio -. Il Vulcano Laziale è continuamente sotto controllo. Ci sono delle aree monitorate da un punto di vista geochimico, come Marino, Morena e lungo il lago Albano, dove cioè si registrano emissioni gassose. Ci sono stazioni che trasmettono segnali in caso di frequenza sismica e ancora dei sensori, detti pienometri, che verificano se ci sono dei cambiamenti di tendenza del terreno dovuti a rigonfiamenti sottostanti. Un progetto nato in collaborazione con l’Esa permette inoltre di effettuare rilevamenti via satellite, per verificare sia i movimenti verticali che, addirittura, le emissioni gassose”.
Lo studio multidisciplinare è stato condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche – “Sapienza” Università di Roma, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGAG-CNR), e Laboratorio di Geocronologia dell’Università di Madison. Lo studio, Assessing the volcanic hazard for Rome: 40Ar/39Ar and In-SAR constraints on the most recent eruptive activity and present-day uplift at Colli Albani Volcanic District, ha permesso di ricostruire la storia delle eruzioni avvenute da 600.000 anni fa a oggi nel distretto vulcanico dei Colli Albani, assieme a quella delle deformazioni della crosta terrestre che hanno accompagnato nel tempo la sua evoluzione. 
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