07 luglio 2016

49.3 reloaded

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Libertè, egalitè e sont deux! Qui e qui. Le istituzioni francesi per mano del loro premier, Manuel Valls, sono pronte a servire alla cittadinanza il Jobs Act in salsa transalpina. Il progetto di legge, che pare indigesto alla maggioranza del paese, sembra infatti avviarsi alle battute finali. Per il prossimo gennaio la "Loi Travail" potrebbe essere definitivamente adottata.
Per far questo il capo del governo - Valls, appunto - sceglie di ricorrere per la seconda volta all'articolo 49.3 della Costituzione che prevede di bypassare il voto dei deputati e di subordinare la prosecuzione dell'iter a un'eventuale mozione di censura con tanto di scadenza, entro ventiquattro ore.
Insomma, la cosiddetta "riforma del lavoro" è ormai sulle tavole dei francesi o poco ci manca.
L'essere umano è soggettivo, i dati macroeconomici molto meno, ai posteri l'ardua sentenza.
Riprendo intanto questo interessante articolo di Francesco Ditaranto tratto da il Globalist, qui la sua versione originale, sotto un breve stralcio. 
Buona lettura.
Foto post: clicca qui.

Il primo ministro francese, Manuel Valls, ha annunciato nel pomeriggio che il governo utilizzerà l’articolo 49.3 della Costituzione per fare passare la riforma del codice del lavoro, meglio nota come Loi El-Khomri. In sostanza, si tratta di una versione d’oltralpe della fiducia, che permette all’esecutivo di evitare il voto dei singoli emendamenti alla legge. Se entro ventiquattro ore non sarà depositata alcuna mozione di censura, o se un’eventuale mozione non otterrà la maggioranza all’Assemblea Nazionale, la legge, con i dovuti tempi tecnici e dopo i passaggi istituzionali di rito, sarà adottata. Dopo quattro mesi di proteste e di ostinata attitudine al suicidio politico da parte del governo e del presidente Hollande, quello attuale è il peggiore degli scenari immaginabili all’inizio di questa sfibrante stagione per la Francia. 

Una legge non voluta, non necessaria e non richiesta, mette una croce sui poveri resti della socialdemocrazia francese, proprio mentre si celebrano le esequie di Michel Rocard, padre della sinistra francese del XXI secolo, che sembra essersene andato quasi per non assistere allo scempio. Rocard, primo ministro di Mitterand dal 1988 al 1991, era un sostenitore della diminuzione dell’orario di lavoro settimanale. Il suo figlioccio politico, Manuel Valls, apre oggi all’abdicazione dello Stato dal suo ruolo di garante del mercato del lavoro, e lo fa dopo aver mostrato al suo paese, quale possa essere la faccia autoritaria e antidemocratica della sinistra neo-liberista.

Il problema, a questo punto, non è più soltanto la legge EL-Khomri. Per capirlo, basta farsi avvolgere dal dolciastro paradosso francese per il quale nonostante il 70% dei cittadini sia contrario a questa riforma del lavoro, Alain Juppé, candidato in pectore dei Repubblicani alla presidenza, che ha promesso riforme ben più dure, vincerà le prossime elezioni a mani basse. Il problema, si diceva, è tutto in una presidenza e in un esecutivo fatti di persone impreparate al governo del paese. La miseria di questa socialdemocrazia è tutta qui. In un presidente della repubblica incapace di parlare ai suoi elettori e a tutti i cittadini, in un primo ministro inadeguato per affrontare questioni di portata nazionale, e in una comunicazione che fa acqua da tutte le parti.

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per commentare in questo sito.