16 aprile 2016

Le mille rinascite di Torino, vero laboratorio italiano delle idee

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Altro che lento passeggiare tra portici e gianduiotti. Torinesi tra i più dinamici dell'UE e città tra le prime metropoli europee - sul podio, seconda dopo Amsterdam - per l'innovazione. 
Premiata la capacità di plasmarsi e reinventarsi nel corso degli anni (secoli) non perdendo il ruolo di centralità.
L'articolo di Giuseppe Colicchia su La Stampa traccia uno spaccato della città manifatturiera e a lungo considerata la porta d'Italia. Qui l'articolo nella sua versione originale. 
In foto, fermento di vita e colori in Piazza Vittorio Veneto, immagine tratta da La Repubblica, autore Fabio Polosa, qui.
Buona lettura.

Ma come? Noi bogia-nen sul podio delle città più innovative d’Europa? Noi torinesi tra i più dinamici cittadini dell’Unione Europea? Neanche tanto tempo fa, non ci avremmo creduto. E se qualcuno arrivato da fuori ci chiedeva di raccontare Torino ripetevamo come automi i nostri luoghi comuni: Torino che ha inventato o portato per prima in Italia la moda e il cinema e la televisione, per poi farsi scippare ogni cosa da Roma e da Milano. Torino che un tempo aveva il Salone dell’Auto e adesso meno male che ci sono quelli del Libro (che naturalmente si farà e sarà un successo, alla faccia dei non pochi che ne pregustavano la fine ignominiosa) e del Gusto. Torino che appunto era la città della Fiat e che ora non lo è più, perché la Fiat intanto è diventata Fca e scomparso l’Avvocato e cambiato il mondo si è rimessa in gioco tra gli Usa, l’Olanda e l’Argentina, dopo che aveva già aperto stabilimenti in Polonia, in Brasile e altrove. Già.

E poi però arriva questa notizia: le tre città più innovative del Vecchio Continente sono oggi nell’ordine Amsterdam, Torino e Parigi. Roba da mandare ko qualsiasi ipotesi di understatement, caratteristica che com’è noto contraddistingue noi torinesi. Com’è possibile? Dov’è il trucco? In realtà, Torino ha sempre avuto molte facce, e nel corso della sua storia è stata costretta a reinventarsi più volte. Per dire: la moda è nata qua e non altrove proprio in seguito alla crisi feroce che seguì nel 1864 il trasferimento della Capitale prima a Firenze e poi a Roma. Le sartine di corte, rimaste da un giorno all’altro senza lavoro, anziché disperarsi e rimpiangere i fasti del passato seppero guardare avanti e si rivolsero a una clientela certo meno titolata ma più vasta, aprendo poco per volta i loro atelier. Le più intraprendenti e fortunate si spingevano regolarmente fino a Parigi per aggiornarsi sulle novità di quella che poi sarebbe diventata l’industria della Haute Couture e del Prêt-à-porter. E pazienza se poi Milano è diventata la capitale italiana della moda con le sue settimane primavera/estate e autunno/inverno: quello che conta, a ben vedere, è che l’idea è nata qua, come oggi nascono qua le visioni e le intuizioni che stanno all’origine delle tante start-up nate dalle parti del nostro Politecnico. Torino, già sede dell’Eiar negli Anni Venti e Trenta, quando in Italia nasce la televisione, è la città in cui negli Anni Novanta - quando non esistevano né i vari social né iTunes - tre amici, Gianluca Dettori, Franco Gonella e Adriano Marconetto scoprono l’esistenza del formato mp3 e fondano Vitaminic, società allora all’avanguardia nel settore della musica digitale che diventò leader in Europa con i suoi 5 milioni di brani musicali.

Insomma: Torino ha sempre avuto la capacità di rinnovarsi. A Torino, dove non a caso sono nate tra le altre cose case editrici che hanno fatto la storia dell’editoria italiana, dalla Utet all’Einaudi passando per la Paravia e l’Edt, le idee non sono mai mancate. Per un bizzarro paradosso, questa città già fordista e razionalista, segnata fin dalle origini dal suo impianto urbanistico rigidamente ortogonale (ma non è un caso che vi siano delle eccezioni, su tutte via Po e via Pietro Micca, che tagliando diagonalmente il centro cittadino inopinatamente rompono l’ordine che le circonda) è allo stesso tempo da sempre quadrata ma visionaria, disciplinata ma capace di lucida follia: si pensi alle realizzazioni di Alessandro Antonelli, che se avesse fatto l’architetto a New York anziché qua avrebbe senz’altro scatenato la fantasia di un qualche sceneggiatore hollywoodiano. Noi nella sua Mole abbiamo messo il Museo del Cinema: con l’Egizio, uno dei più visitati in Italia, oggi che Torino si permette addirittura di fare il record di turisti, altra cosa fino a ieri impensabile. Per cui il fatto di ritrovarci oggi fra le tre città più innovative d’Europa a ben vedere non sorprende più di tanto. E proprio l’aver perso il suo ruolo di capitale dell’auto ha aiutato Torino a darsi una scossa, e a cercare nuove strade.

Resta certo un problema di fondo, non da poco: Torino è pur sempre in Italia. La crisi ha morso e continua a mordere anche qui, nell’ex capitale dell’auto che rinnovata la sua immagine grazie ai Giochi del 2006 si è però ritrovata con un debito pro-capite tra i più alti di tutto il Paese. E anche qui tante energie vanno sprecate, e svariati cervelli come da copione fuggono. Perché al di qua delle Alpi chi produce nuove idee si scontra inevitabilmente con le regole scritte (e non) di un sistema che certo non facilita la vita, se ogni giorno ci si deve confrontare con le più classiche «pastoie burocratiche».   Per tacere dei tratti antropologici del nostro popolo, magistralmente sintetizzati da Ennio Flaiano: «L’Italia è il Paese in cui sono accampati gli Italiani». Proprio alla luce di tutto questo, tuttavia, la notizia che Torino è oggi sul podio delle tre città più innovative d’Europa non fa gridare al miracolo, ma è senza dubbio motivo di orgoglio.

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