04 aprile 2016

Land of mine

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Oltre 2.000.000 di mine anticarro e antiuomo sepolte sotto la sabbia della Danimarca orientale. 
A tanto equivaleva la preoccupazione militare del Terzo Reich per lo sbarco delle truppe alleate nella pancia dell'Europa settentrionale.
Una preoccupazione asfissiante e peraltro rivelatasi sbagliata.
Maggio 1945, con la resa incondizionata della Germania nazista, molti soldati tedeschi, detenuti di guerra in Danimarca, vennero impiegati nello sminamento delle coste danesi. Impropriamente. 
Tanti giovanissimi, quasi tutti inesperti per un unico, imposto, obiettivo: bonificare per mano tedesca le mine sepolte nel suolo danese da quelle stesse mani della medesima nazionalità.
Una vendetta sottile quanto barbara, un nuovo genocidio taciuto che racchiude una pagina di storia poco conosciuta se non sconosciuta del secondo conflitto mondiale, sotterrata non solo nella sabbia, ma tra le pieghe di rapporti militari e libri poco letti.
Land of Mine, film con regia di Martin Zandvliet unisce aspetti strazianti quanto illuminanti della storia che fu.
La disumanità, la vendetta e l'odio che si uniscono alla fratellanza come alla pietà e al rispetto. Un salto emotivo inaspettato che tiene incollati alla poltrona e che trova nell'individuo uomo la sua matrice comune racchiusa nella dignità alla vita oltre ordini e uniformi ben distinte.
Il ritmo andante del film non trova rallentamenti catalizzando un'alta soglia di attenzione e unendo una fotografia di sublime bellezza curata da Camilla Hjelm Knudsen.
Al cinema. Qui il trailer. Buona, eventuale, visione.

1 commento:

  1. Un film che lascia il segno, doloroso quanto illuminante.

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