14 febbraio 2016

L'innata leggerezza

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Il tempo "corre" a una cadenza regolare. Gira, come i raggi di una ruota, di una lancetta dell'orologio o pagine del calendario, in perenne movimento come quella bicicletta che, spinta dalla forza umana e di volontà, disegna imprese. 
E ciascuna lo è a modo suo.
Oggi di dodici anni fa, il tempo è vivo, regolare, i ricordi, pure. Marco Pantani da Cesenatico probabilmente non avrebbe amato questo ritmo. Lui, scalatore di razza come pazzo discesista, così irregolare, abituato a "strappare" o più comunemente a scattare.
Il cambio di ritmo non appartiene alla monotonia del tempo, il cambio di ritmo appartiene alla creatività dell'uomo e Pantani ne era sublime autore.
Qualcuno ancora fermo ad additare con doping o non doping un ciclista unico, parole sulla fototessera di un uomo che ha pagato per molti, troppi.
Nel ventre del gruppo che scriveva la storia di fine millennio, tra la dicotomia di nuvole e asfalto a fare da palco, rockstar dei pedali col sangue color cielo, atti a improvvisare una musica dal ritmo notevole ma scialba. Che non conquistava. Forse perchè il più inarrestabile sui pedali aveva un'elegante fisionomia non fungibile. Una sagoma controluce riconoscibile da chiunque.
L'ultimo grande ciclista che ha appassionato la gente e non solo per lo scatto, ma per i modi di chi non faceva calcoli, vera anima di uno sport da capitani e gregari come il ciclismo, gloria e fatica, insomma, metafora di vita e nobiltà.
Il tempo va, spedito eppur costante. Nel ciclismo, nella pancia del gruppo, dal 1999 in poi, si susseguono scoperte e ammissioni, maglie ritirate, sepolte in garage come a dimenticarne il gesto atletico, minore omertà, sangue scuro, color asfalto e non color cielo.
Nel caos che ha abbassato medie e disamorato molti, l'unica certezza: nessuno, a oggi, mostra quell'innata eleganza, inarrivabile, che vale, a prescindere, più di ogni Giro d'Italia, Tour o Vuelta.
L'eleganza di Marco nato per la bicicletta e con essa fuso una volta in sella insieme ai tubolari, il mezzo per esprimere la sua grande forza, la sontuosa leggerezza che è impresa estetica, tecnica, da saziare ogni amante o neofita del cliclismo.
Tra leggenda, buio, colpi di scena e un'inchiesta ancora pendente (qui).
Il tempo va, scandisce un ricordo costante, ora si, piacevole, di una bellissima cattiveria agonistica e di una leggerezza da lasciare di stucco per sempre. 
Foto post tratta da: In memory of Marco Pantani, clicca qui.

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