23 febbraio 2016

Italjet

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Calendario alla mano. Gli anni della valanga azzurra sono andati da un pezzo, roba del secolo scorso seppur sia l'altro ieri e gli inavvicinabili Tomba, Kostner e Compagnoni, pure. 
Se sei una potenza alpina con una gigantesca - la parola è appropriata, quindi scivola via da sola - tradizione è dura vivere di ricordi. Quasi "vietato". 
La nazionale di sci alpino, femminile e maschile, quella attuale, non del secolo scorso, ha appeso da qualche anno il cartello "lavori in corso" o, visto che di gioie si vive, "stiamo lavorando anche per voi".
E i grandi risultati non tardano ad arrivare.
Giusto per citarne alcuni: Razzoli campione olimpico a Vancouver in slalom speciale, il primo italiano a succedere proprio all'Albertone nazionale e Innerhofer intrepido a scomodare Ghedina. O a provarci.
Insomma, i ricordi son belli ma anche il recente passato e, soprattutto il presente, non scherzano affatto. 
Nell'ultimo fine settimana, col calendario di coppa del mondo che volge al termine, la tenace Nadia Fanchini ci regala, in apertura, il terzo posto nella prima libera di La Thuile, poi replica tornando al successo nella seconda discesa, dove a "custodirla", sul gradino basso del podio, trova l'altra azzurra, Daniela Merighetti.
Nel mezzo, sua maestà Lindsey Vonn che si è accontentata di un gradino più basso del trono e la cosa, si può dire, non rattrista affatto.
Ma non finisce qui.
Mentre le azzurre tutto cuore e grinta spianavano gli sci verso valle assaltando il podio, a Chamonix, Dominik Paris, impegnato nella libera maschile, faceva tremendamente sul serio fermando il cronometro davanti a tutti tra salti e linee alte. Chapeau!
Accade poi che Nadia Fanchini tagli il traguardo e in quello stesso istante cinque italiane occupino storicamente le prime cinque posizioni o, per non far scendere l'adrenalina, che durante la discesa di Paris qualche addetto ai lavori gridi in dialetto: "mollali!". Note di colore volte a testimoniare come nel circo bianco l'azzurro stia tornando più che mai di moda.
La valanga azzurra di Thoeni, Gros e De Chiesa è leggenda, Compagnoni, Kostner e Tomba quanto a successi, li han guardati fissi negli occhi senza temere confronti, ma va detto che, oggi, questa nazionale, un appellativo lo merita.
In discesa, casco ben allacciato e giù di spigolo e soletta. Il risultato? Dei jet con una tecnica sopraffina, quando è necessario esaltarsi non siamo secondi a nessuno, Bunder team, incluso.
Foto post tratta da: Pentafoto, clicca qui.

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