14 dicembre 2015

Paris Outcome

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Clima, Parigi "val bene" un accordo. Ora occorre capirne la portata, che spesso si coglie nei dettagli, nei periodi brevi e dentro articoli apparentemente secondari.
La COP 21 ha prodotto questo accordo nella sua versione definitiva, tecnicamente chiamato Paris Outcome.
Sicuramente la crescita o la mancata crescita economica renderanno le cose più difficili o più facili a seconda del punto di vista da cui si guarderanno, appunto, le cose.
Compiti a casa per tutti gli stati con l'Italia che dovrebbe andare subito in punizione considerate le misure previste nel Decreto Sblocca Italia concepito dall'attuale esecutivo che, tutto fa, tranne orientare il Paese verso la decarbonizzazione e la crescita (quella vera).
Non casuale, appunto, uno degli ultimi richiami (grido di allarme, si può dire, non fa scandalo) proprio sullo Sblocca Italia e avente come mittente una parte della comunità scientifica nostrana (qui) e come destinatario proprio il Governo.
Circa l'importante risultato di Parigi desidero riprendere due articoli di Lorenzo Ciccarese entrambi leggibili ai link sottostanti, con, ancora più sotto, un breve estratto. Buona lettura.
Foto post: Arnaud Bouissou.
Il testo dell’accordo non risponde alle aspettative di molti, ma era difficile ritenere che si potesse andare oltre questo impegno. È ovvio che le promesse di riduzione dei gas serra che i Paesi hanno messo sul tavolo di Parigi cadrà ben al di sotto dell’obiettivo 2 °C. Per limitare a 1,5 °C il riscaldamento c’è bisogno di profonde e rapide riduzioni delle emissioni di CO2, che passano attraverso politiche aggressive, incluso l’aumento dei prezzi dell'energia da fonti fossili, per accelerare investimenti in tecnologie pulite e per disporre di fondi a favore dell’innovazione tecnologica. 
Di sicuro l’accordo di Parigi ha riconosciuto le esortazioni della comunità scientifica ad affrontare con urgenza il cambiamento climatico. I tre elementi chiave per farlo, in qualche modo, sono nel testo dell’accordo: mantenere il riscaldamento al di sotto di due gradi; abbandonare i combustibili fossili; rivedere, ogni cinque anni, gli impegni dei Paesi di riduzione dei propri livelli di emissioni di gas-serra.
In qualche modo l’accordo riconosce che i tagli alle emissioni promessi dai paesi non sono ancora sufficienti. Tuttavia l'accordo, nel suo complesso, invia un messaggio forte a imprese, investitori e cittadini: i combustibili fossili appartengono al passato, mentre per il futuro l’energia potrà essere solo rinnovabile e pulita. Infine, l’accordo riconosce il nesso tra climate change e sicurezza alimentare e l’urgenza di affrontare la fame e la malnutrizione.  
Ora spetta alla società civile, che a Parigi non ha potuto far sentire la propria voce, esigere che i governi attuino le misure e gli obiettivi contenuti nell’accordo e incalzarli se dovessero insistere sul rinascimento del carbone, del petrolio e del gas, o ritardare il processo di de-carbonizzazione. I governi devono essere consapevoli che la protezione del clima e la trasformazione ecologica delle società sono solo possibili in cooperazione con la società civile.

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