07 dicembre 2015

COP 21 verso l'accordo, ma l'obiettivo dei 2° è fuori portata

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Settimana conclusiva per la conferenza sul clima, si entra nella fase calda e non soltanto per l'oggetto del "contendere". Giunto sul tavolo dei delegati il "paper" ottenuto nel corso dei colloqui della prima settimana, documento scaricabile a questo link e che poggerebbe le basi per la relazione finale della Conference of the parties. 
I 196 stati rappresentati viaggerebbero verso un accordo, questa la prima importante impressione che si trae dai lavori. 
Arrivare a un compromesso tra paesi non è facile, considerando, ad esempio, che in sede di COP il veto di San Marino vale quanto quello dell'Italia o della stessa Francia. La compresenza poi di ong, istituzioni onu, agenzie e lobby, non facilita la distensione dell' "atmosfera".
L'Unità in questo articolo riporta cenni di come l'IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) e l'ICAO (Organizzazione internazionale dell'aviazione civile) esprimano, diciamo così, un forte peso. L'articolo sostiene: "il settore dei trasporti produce una quantità enorme di emissioni di CO2, più di Germania e Giappone assieme. Eppure la bozza di nuovo accordo globale non prevede limiti o prescrizioni per le navi e gli aerei. Mentre gli analisti valutano che, senza interventi di contenimento o di conversione, la crescita della mobilità di merci e persone porterà i trasporti a produrre il 270% di emissioni in più entro il 2050, vanificando di fatto gli sforzi delle nazioni".
Tornando per un attimo sulla terra e fermi, sembra lontano l'obiettivo dei 2° come anche quello dei 2,7°, visione, questa, considerata raggiungibile ma anche ottimistica. 
L'impegno promesso per la riduzione dei climalteranti sulla base degli INDCs ante conferenza creerebbe una fascia di rispetto entro i 3°-4° per i prossimi decenni, in pratica lo scenario peggiore considerato dai tecnici dell'IPCC (per alcuni ritenuto addirittura catastrofico).
L'impegno finale dovrebbe quindi basarsi sull'elaborazione di una convergenza atta a garantire trasparenza delle misure adottate da ogni singolo paese e comparabilità delle attività di monitoraggio, forse invece più lontano un accordo strettamente vincolante circa una marcata riduzione complessiva dei gas serra (come da molti vivamente auspicato da mesi).
Per chi individua nell'attività antropica la causa dell'innalzamento delle temperature del pianeta, Parigi potrebbe rappresentare una delle tante tappe, importante ma non definitiva, una tachipirina contro la febbre di Gaia, con la speranza di vincere, magari di qui a poco, l'influenza derivante da gas serra.
Molto interessante l'articolo riportato su Qualenergia, a firma di Lorenzo Ciccarese che desidero proporre e che può essere letto a questo link. Ne propongo, sotto, alcuni estratti che trovo di rilievo.

2° fuori portata, l'accordo garantirà la trasparenza sugli impegni: un punto in comune è invece l'impegno di limitare il riscaldamento globale a un massimo di 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali. È già chiaro però che la somma degli impegni che i Paesi hanno messo sul tavolo di Parigi cadrà ben al di sotto dell’obiettivo 2 °C.  Dagli INDC presentati possiamo attenderci un riscaldamento di 3-4 °C (almeno 2,7 °C secondo la stima UNFCCC, ndr), che non potrà evitare le conseguenze catastrofiche previste dall’IPCC (il gruppo di scienziati dell’ONU chiamati a fornire indicazioni sulla scienza dei cambiamenti climatici e delle soluzioni per contrastarli) per questo scenario di riscaldamento a fine secolo.
A questo punto, possiamo ritenere che l'accordo che verrà fuori a Parigi, nella migliore delle ipotesi, sancirà le norme per garantire trasparenza e comparabilità delle attività di monitoraggio, rendicontazione e verifica ed evitare che gli impegni di ogni singola nazione rimangano sulla carta. Resterà purtroppo il divario ampio e minaccioso tra le esigenze di politica climatica e i risultati che potranno essere ottenuti dalla COP21. Esiste il rischio che a Parigi sarà celebrato un "successo" che potrà rendere un po’ più lenta la catastrofe climatica, ma non rovesciarne la tendenza.

Serve un segnale dalla società civile: un segnale forte deve arrivare dalla società civile. Ed è un gran peccato che la grande marcia per il clima all’apertura della COP21 sia stata cancellata.  La società civile deve far sentire la propria voce per esigere che i governi attuino le misure e gli obiettivi prefissati e indicati dalla scienza, e incalzarli quando corteggiano le imprese che vogliono un rinascimento del carbone, del petrolio e del gas, o corrono in soccorso di un’agricoltura industriale, obsoleta e insostenibile.
Il giro di vite in tutto il mondo su parti della società civile che si distinguono per la tutela dell'ambiente, i diritti umani e la democrazia, la crescita verde, l’inclusione e la giustizia sociale, è quindi molto preoccupante. È auspicabile che il vertice sul clima di Parigi dia alla fine un chiaro segnale che la protezione del clima e la trasformazione ecologica sono possibili solo in cooperazione con la società civile. Ciò vale in particolare per i Paesi in via di sviluppo, in cui le questioni ambientali e sociali sono strettamente intrecciate.

1 commento:

  1. ogni volta che sento di conferenze sul cambiamento climatico e misure per contenerlo mi vengono a mente le parole dell'agente Smith a Morpheus (ndr The matrix).
    Forse sono pessimista... però............
    "Desidero condividere con te [Morpheus] una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l'unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un'altra zona ricca. C'è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un'infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga. E noi siamo la cura."

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