05 agosto 2015

Cop 21, Barack Obama "scalda" il clima

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Très bien. Parigi è oltre le nostre Alpi, che peraltro sembrerebbero sempre meno innevate (qui le rilevazioni inerenti l'ultima campagna glaciologica made in Italy e qui l'home page del Comitato Glaciologico Italiano) e, ben più lontana, oltreoceano, considerando la Casa Bianca e Washington. La temperatura, è concesso dirlo, non sembra proprio idilliaca, ma non mi riferisco al solleone che, dispettoso e temerario, fa sfoggio da settimane sul Bel paese, quanto al termometro diplomatico tra le potenze industriali, post industriali ed emergenti che si confronteranno nuovamente di qui a breve. Usa, Russia, Cina e Ue (Ue se, nei fatti, non si andrà come da routine in ordine sparso). Nel mezzo dimenticherò sicuramente qualche "staterello" o continente di "pochi" milioni di abitanti, ma, COP 21 (qui e qui), e appunto Parigi, sono dietro l'angolo: 30 novembre - 11 dicembre 2015. Ombrelloni istituzionali piazzati infatti sotto la Tour Eiffel, scenario sontuoso e capi di stato o delegati come bambini con gli occhi al cielo a scrutarne il meteo. La partita mondiale riguarda il clima. Ufficialmente. Tra le nubi, ad occhi normalmente attenti, si scorge molto altro.
Il Presidente Barack Obama, per ragioni alcune delle quali ipotizzabili, ben altre a noi ovviamente ignote, decide di arrivarci "scaldando" l'atmosfera del forum e presentando il Clean Power Plan (qui i dettagli). L'annuncio (qui il video) da parte del primo presidente afroamericano a stelle e strisce è ben più d'una carta d'intenti che molto spesso ha accompagnato le amministrazioni democratiche statunitensi salvo poi dissolversi sovente come un nembo (qui) post precipitazioni o senza neppure che le stesse avvenissero. Soprattutto, con tutta probabilità, balza agli occhi come il Clean Power Plan sarebbe un altro importante segnale verso il gigante asiatico con sede a Pechino e aree limitrofe, un tentare di parlarsi prima di vedersi soprattutto tra chi sforna più CO2. Il tutto, non a caso, dopo la storica stretta di mano sul taglio dei gas serra siglata proprio da Xi Jinping e dallo stesso presidente Obama nel novembre 2014 (qui una sintesi sommaria dell'accordo). 
In tale quadro trovo interessante leggere le dichiarazioni d'impegno fatte da ogni singolo stato che sarà alla ventunesima conferenza mondiale sul clima e, non a caso, la posizione di Mosca è davvero interessante (qui gli impegni proposti in dichiarazione). La data del 1990 dichiarata dalla Russia come anno di riferimento sul quale basare la riduzione dei propri gas serra è probabilmente poco casuale (eufemismo) e anche un po' ridicola.
Così se Washington e Pechino tra una meteorina e l'altra si danno ufficialmente pure qualche pacca sulla spalla, Putin leggermente più tirato in volto, non resta a guardare, ma lo si sapeva. La Russia ha un proprio disegno e se anche "zar Vladimir" si difendesse bene da solo va detto che avrà comunque bisogno di preziosi alleati in corso d'opera. Dietro il time-lapse delle temperature, infatti, c'è molto o tutto del nostro futuro, tra cui un pezzo consistente di congiuntura economica dei prossimi decenni per interi continenti, quindi a cascata, stati, aziende ed esseri umani. Trovare l'equilibrio in ambito economico forse, non per banalizzare o dissacrare un tema prioritario, ma è più importante per molti rispetto al trovare la temperatura giusta a livello climatico e cioè rimanere entro quei due maledetti gradi centigradi agganciati all'epoca preindustriale (intervista a Thomas Stocker, presidente WG1 dell'IPCC, qui). Trovo affascinanti le parole dell'attuale inquilino della Casa Bianca, un discorso intenso figlio di un ampio spirito di responsabilità civica e di sviluppo moderno, temi forse un po' mancati negli ultimi anni al presidente Hussein e sicuramente latitanti nel recente passato Usa, soprattutto in amministrazioni cresciute a latte e idrocarburi, non a caso Kyoto è li a ricordarlo (qui). Il riferimento al concetto elementare quanto forse difficile da attuare: abbiamo un solo pianeta. Concetto sacro. Perchè, poi, nei fatti, prima della religione, la quotidianità ci dice questo.
Mentre l'amministrazione yankee dichiara le proprie intenzioni facendo in modo che i venti le trasportino rapidamente verso Parigi, domande, numeri, medie, rapporti ufficiali, dubbi e studi si mischiano. Interellati, spesso non scindibili e a volte discutibili. Il Global Warming (Enea, qui) per molti è una minaccia concreta, già in atto con fenomeni evidenti a più livelli e in fase di estremizzazione.
Per altri, tra cui, anche qui, studiosi, ricercatori o economisti, già, economisti, risulta essere invece una sorta di specchietto per le allodole e peraltro poco provato. Attività solare, grado di inclinazione dell'asse terrestre, le ragioni alla base della variazione della temperatura (ove presente) sarebbero molteplici.
Tra le fonti che la rete offre, di varia validità, per carità, interessante questo articolo ripreso da "Il Giornale" che, senza risalire al millennio scorso, lancia alcuni spunti in chiave numerica e di riflessione generale circa il non problema reale della CO2 (qui). Così, al tempo stesso, è soprattutto impossibile far passare in secondo piano le fresche dichiarazioni del nobel in Fisica anno 1973, Ivar Giaever, sostenitore scientifico dell'attuale presidente Barack Obama nel 2008. Qui è possibile leggere le sue dichiarazioni che fanno sostanzialmente da contraltare ai concetti base del Clean Power Plan obamiano. Davvero strano. Personalmente trovo le dichiarazioni di Giaever piuttosto discutibili in più punti, in primis la tematica circa l'allungamento della durata media della vita, che, seppur trovandomi d'accordo nei fatti, al contempo andrebbe relazionata alla durata in stato di salute effettivo dell'essere umano, cosa che Giaever non cita. Perchè qui qualcosa non tornerebbe.
Ma torniamo al clima. La Tour Eiffel figlia della grandeur transalpina non si scompone più di tanto ed è pronta ad accogliere i delegati. Dietro la sua tela d'acciaio ci dirà se tra visi apparentemente sorridenti e cielo si spera tipicamente francese splenderà o meno il sereno sul futuro del pianeta. Perchè a prescindere dall'effetto serra esistente o meno, riallocare le emissioni di CO2 nei sistemi manifatturieri e di produzione energetica all'interno delle economie occidentali e non, corrisponderà, nei fatti, a punti di PIL in più o in meno per alcuni e per altri, quindi occupazione, competitività, crescita, stagnazione e molto altro. L'amministrazione Obama per sicurezza nazionale (parole del presidente) e per interesse generale ha "scaldato" l'ambiente dicendo di volerlo raffreddare, vedremo chi raccoglierà il guanto di sfida o se si andrà nuovamente verso un fallimento del summit. In quel caso, grandeur a parte, non me ne vogliano i cugini ma, Parigi, val bene una conferenza sul clima.
Sotto, l'articolo ripreso da Repubblica circa la presentazione del Clean Power Plan, articolo che può essere letto nella sua versione originale, qui. Buona lettura.

"Niente minaccia di più il nostro futuro e quello delle generazioni future del cambiamento climatico". E' questo l'allarme lanciato dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel discorso con il quale ha presentato Clean power plan, la prima serie di regole federali (qui) volte a ridurre le emissioni dagli impianti energetici. Parlando dalla Casa Bianca, Obama ha spiegato che entro il 2030 gli Usa elimineranno il 32% delle  emissioni di CO2 rispetto al 2005.
Un piano sull'energia pulita che dovrebbe salvare anche molte vite, secondo Obama. "Entro il 2030 ridurremo le morti premature legate alle emissioni di carbonio delle centrali elettriche del 90% - ha detto il presidente - . Ci saranno 90mila casi in meno di asma per i nostri bambini". "Se non affrontiamo nel modo giusto" il problema dei cambiamenti climatici" potremmo passare il punto di non ritorno, ha aggiunto, parlando di una questione che "rappresenta un rischio immediato per la sicurezza nazionale". "Ci sono tempeste sempre più violente, incendi sempre più frequenti", ha denunciato il presidente Usa , "i ghiacciai si stanno riducendo e questo cambia la geografia del nostro pianeta". Obama ha sottolineato che gli Stati Uniti intendono assumere la "leadership" nella lotta ai cambiamenti climatici.
"Un futuro per i nostri figli". "Abbiamo affrontato in 6 anni molte sfide, dalla recessione alla ricostruzione dell'economia" all'Iraq ma "sono convinto niente minaccia di più il nostro futuro", ha ribadito Obama sottolineando la necessità di "garantire che ci sia acqua e aria pulita e un futuro per i nostri figli". 
"Siamo la prima generazione a sentire gli effetti del cambiamento climatico e l'ultima a potere fare qualcosa a riguardo", ha spiegato l'inquilino della casa bianca avvertendo: "se non agiamo, potremmo non essere in grado di invertire la rotta" perché potrebbe essere troppo tardi perché "il tempo non è dalla nostra parte".
In seguito il presidente ha definito il piano "realistico e raggiungibile"."Ci saranno i critici, ci saranno i cinici che diranno che non si può realizzare. E prima ancora che (il piano) fosse completato, le lobby si stavano già mobilitando contro di esso. Diranno che taglierà posti di lavoro, che la mia è una guerra al carbone". Ma il commander in chief torna a ribadire: quelle critiche, "sono scuse per l'inazione. Non hanno nemmeno senso. Non voglio illudervi. Sarà difficile. Nessun paese cambierà il riscaldamento della terra da solo" ma "se noi non cambiamo, nessuno lo farà".
"Abbiamo un solo pianeta". "Il nostro piano farà risparmiare ad ogni americano 85 dollari l'anno sulle bollette di luce e gas", ha aggiunto Obama. Il presidente Usa si è detto orgoglioso di presentare "il passo più importante che l'America abbia mai fatto" per affrontare il problema del climate change, e ha ricordato che gli "Stati uniti  hanno ridotto il totale dell'inquinamento da carbone più di ogni altra nazione sulla terra".  E ha aggiunto: "Lo scorso mese la Nasa ha pubblicato una foto della terra dallo spazio. La morfologia del pianeta è cambiata rispetto all'ultima immagine, ma una cosa non è cambiata: il nostro Paese è sempre il più bello di tutti, enorme ma anche fragile, appartiene a noi e anche ai nostri bambini. E' la nostra casa e non c'è piano B". 

Presentando il piano sull'energia pulita, il presidente americano Barack Obama ha citato l'Enciclica di papa Francesco (qui), un testo che sottolinea come "combattere il cambiamento climatico è un obbligo morale". L'annuncio del presidente è arrivato nella giornata in cui uno studio del World Glacier Monitoring Service dimostra che i ghiacciai del pianeta si sono ridotti a livelli mai visti negli ultimi 120 anni, con significativa accelerazione dello scioglimento nella prima decade del secolo. I negoziati internazionali sotto l'ombrello Onu hanno prodotto finora pochi risultati concreti: un fallimento totale a Copenaghen (2009) una intesa presentata come un successo (Durban 2011) ma che di fatto rinvia tutto a Parigi, che diventa quindi un appuntamento senza appello. I 195 Paesi che partecipano alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfcc) si sono impegnati a trovare una intesa a cui dovranno aderire anche i Paesi in via di sviluppo, esclusi dal protocollo di Kyoto, oltre agli Usa. La Cina produce oltre un quarto delle emissioni mondiali di CO2, contro il 16% degli Usa e l'11% dell'Ue. A Parigi ogni Paese presenterà il suo piano di riduzione delle emissioni e su quella base si cercherà una intesa che entrerebbe in vigore nel 2020.

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