07 luglio 2015

Comuni ricicloni, Ponte nelle Alpi regina per il sesto anno consecutivo

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Premiati oggi presso l'Hotel Quirinale a Roma, per l'edizione 2015 del prestigioso riconoscimento indetto da Legambiente nazionale, nello specifico siamo giunti alla ventiduesima edizione, i migliori comuni ricicloni d'Italia. 
Obiettivo, ancora una volta, fregiare comunità locali, amministrazioni e cittadini che hanno ottenuto validi o eccellenti risultati nella gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani.
Neppure a dirlo, regina della classifica assoluta, la piccola cittadina di Ponte nelle Alpi, comune tra le valli bellunesi che con un indice di buona gestione pari a 79,63 e una percentuale di raccolta differenziata che ha toccato l'87,44%, ha ottenuto, per il sesto anno consecutivo, la vittoria anche su base regionale (comune entro i 10.000 abitanti) e, appunto, "generale", cioè assoluta. Un plauso ormai consuetudinario ma non per questo meno forte che va ai "pontesi" per costanza e impegno civico, alla società Ponte Servizi srl (società in house, bello ricordarlo) che gestisce la raccolta differenziata porta a porta su base comunale e all'amministrazione di Ponte nelle Alpi. Coraggio, menti fresche e professionalità conducono a questo tipo di risultati. 
Cliccando qui è possibile accedere al sito Comuni Ricicloni.it, mentre cliccando qui è possibile visionare la classifica assoluta e la classifica su base regionale con i municipi divisi anche per numero di cittadini (maggiori o minori di diecimila abitanti). 
Sotto, desidero riportare un articolo tratto da Repubblica e riguardante proprio l'edizione 2015 del "Premio comuni ricicloni" ma che richiama anche cenni di quell'economia circolare che a me piace molto, non a caso lo stesso titolo recita: Comuni ricicloni, dieci milioni di italiani nell'economia circolare. Clicca qui per la sua versione originale. Buona lettura. 

Dieci milioni di italiani sono già nell'era circolare, nell'economia del recupero, del riciclo, del riuso. Vivono in Comuni in cui l'obiettivo del 65% di raccolta differenziata (qui) non è un miraggio ma una pratica banale, quotidiana, un atto scontato, come non rovesciare un portacenere per strada. E questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che questi italiani sono ancora minoranza: il 16% rispetta le regole europee. Una percentuale un po' scarsa, anche se ci si può consolare pensando che è in crescita. E che è preceduta da una pattuglia di 356 Comuni waste free: quelli che producono meno di 75 chili a testa all'anno di rifiuti indifferenziati (a fronte di una produzione media pro capite nazionale attorno ai 550 chili). Sono i dati contenuti nel rapporto Comuni ricicloni 2015, curato da Legambiente, che quest'anno ha visto salire la cifra a 1.520: 192 municipi in più rispetto all'anno precedente. La mappa conferma la presenza particolarmente concentrata nel Nord-Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige), ma aggiunge un elemento nuovo: la ripresa del Meridione, che comincia a rimontare la china salendo dal 18 al 25% del totale. Con l'eccezione del Triveneto, le regioni del Nord Italia non brillano più: Lombardia e Piemonte sono surclassate dalle Marche e dalla Campania e tallonate da vicino dall'Umbria.
Particolarmente sensibile la crescita nelle Marche e in Campania (la maggioranza dei comuni campani si avvicina alla soglia del 65%, con l'eccezione quasi unica del capoluogo). Segno evidente - sottolinea il rapporto - che cambiare e innovare, anche in pochi mesi, è possibile e vantaggioso, se si introducono premi e penalità, come l'ecotassa per i rifiuti avviati a discarica e sgravi tariffari a chi ricicla di più. "Parma", osserva Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente, "è il primo capoluogo importante a divenire riciclone, mentre Milano va segnalata come prima città oltre il milione di abitanti ad aver superato la soglia del 50% dei rifiuti a riciclo".
"Questo settore della green economy, il riciclo e la riprogettazione per minimizzare gli scarti (qui), vale già oggi 150mila occupati, ma possono crescere ancora", assicura Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. "Occorre la volontà politica di replicare le buone pratiche già esistenti realizzando impianti per il riuso e il riciclaggio e per gestire al meglio quella quota di rifiuti speciali che finisce ancora nella rete delle ecomafie e dell'ecocriminalità (qui)".

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per commentare in questo sito.