19 aprile 2015

"Cattedrali della cultura 3D", arriva in Italia l'archi-film di Wim Wenders

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Fonte articolo, Abitare, clicca qui. Fonte foto, Abitare, clicca qui, nell'immagine il Salk Institute, La Jolla, Stati Uniti. Buona lettura e... visione (del film).

In “Cattedrali della Cultura 3D” il regista tedesco Wim Wenders, insieme ad altri filmmakers, esplora alcune icone dell’architettura usando le nuove tecnologie. La storia  dei palazzi è fatta da coloro che li pensano e costruiscono e da coloro che li occupano, li osservano, li giudicano. Ma può diventare anche lo spunto di una narrazione cinematografica come dimostra “Cattedrali della Cultura 3D”, il nuovo progetto avviato da Wim Wenders, che sarà nelle sale servite da Nexo Digital come film evento il 21 aprile. L’idea parte dall’utilizzo del 3D, con cui il regista tedesco aveva già raccontato il mito di Pina Bausch, come tecnologia perfetta per descrivere i luoghi: in questo caso infatti lo spettatore non si limita a guardarne una rappresentazione, ma riesce quasi ad abitarli, a entrarvi dentro, «a percepirne l’architettura come un’esperienza in uno spazio reale», spiega Wenders. Perciò l’autore di “Paris, Texas” con l’aiuto di altri 5 colleghi ha deciso di creare un tributo a sei edifici, che rappresentano non soltanto un’ideale di bellezza architettonica, ma anche una manifestazione delle migliori doti dell’uomo. Wenders ci porta fuori e dentro la Filarmonica della sua Berlino, per visitare uno dei simboli della Germania che ha saputo abbattere le ideologie e si è saputa rinnovare, mentre gli altri filmmaker si dedicano ad altri luoghi cari: Michael Glawogger racconta la Biblioteca nazionale russa di San Pietroburgo e indaga i segreti del sapere racchiuso in essa, Michael Madsen cerca di descrivere le meraviglie non solo progettuali del carcere di Halden, ritenuta la prigione più rispettosa al mondo delle condizioni dei condannati. E poi ancora Robert Redford esalta gli spazi e la filosofia dietro la costruzione del Salk Institute, costruito da Louis Khan su richiesta del virologo Jonas Salk, mentre Margreth Olin celebra l’Opera House di Oslo, divenuto uno dei simboli della capitale norvegese. Dulcis in fundo Karim Ainouz dedica il suo capitolo al Centre Pompidou, quella strana e utopica costruzione Anni Settanta posta nel centro di Parigi che sembra stridere con i palazzi centenari che lo circondano, ma da quasi 40 anni sorprende chi la vede per la prima volta e torna a visitarla per la sua impagabile offerta culturale.

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