28 aprile 2015

A "Night in Ucraina"

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Trovo che la musica sia un perfetto elemento narrativo delle emozioni legate inscindibilmente ai luoghi e agli eventi. Per questo riprendo oggi un interessante articolo apparso su "La Stampa" circa  il progetto del trentenne Luigi Cavallito, o meglio, The Stereoteller (qui). 
A "Night in Ucraina" singolo (con video) molto coinvolgente (qui il testo della canzone) che trovo meriti di essere ascoltato per più ragioni a partire proprio dalla semplice spiegazione che ne da il suo autore: «Non cambierò la vita di nessuno ma spero di regalare tre minuti e trenta secondi di felicità a più persone». E siccome le cose semplici sono per me le più belle, sotto l'intervista.
Pochi giorni dopo l'alba di un nuovo anniversario inerente la tragedia di Chernobyl, questo singolo, che non è solo Chernobyl, sia chiaro, assume per ovvie ragioni un significato ancora più intenso.
Curiosità personale che lascio vagliare ai più interessati: al minuto 0:04 e al minuto 0:25 del video e della musica, appare il famigerato "Woodpecker", in passato definito dal "mondo occidentale" il "Picchio russo", meglio noto come "Duga 3" (qui), un potente e misterioso sistema radar militare appartenente all'ex Urss e in funzione, sembra, per quasi un ventennio. Probabilmente non a caso la ritmica musicale di "Stereoteller" inizia proprio con un tipico segnale "radio". Ma ben oltre le curiosità personali, "A night in Ucraina", qui, buona visione e ascolto.

Una notte in Ucraina tra spettri e speranze, articolo tratto da La Stampa, clicca qui «Non cambierò la vita di nessuno ma spero di regalare tre minuti e trenta secondi di felicità a più persone». Luigi Cavallito presenta così il suo nuovo singolo, nato dal progetto «TheStereoteller». L’idea è mettere in musica le storie più interessanti raccolte in giro per il mondo. La prima nasce in Ucraina. «Volevo capire come fosse cambiata la quotidianità delle persone normali dopo le proteste di Maidan e la guerra in Crimea», spiega. «In quel Paese, in mezzo a case distrutte e sofferenze d’ogni tipo e a 29 anni dai fatti di Chernobyl ho visto una determinazione a crescere, a trasformare quello che non va in qualcosa che funziona: è con queste emozioni che ho scritto “A Night in Ucraina”».

Chi c'è dietro a "Night in Ucraina", fonte articolo La Stampa, clicca qui. Chiamatelo The Stereoteller. O, se preferite, pensate a una sorta di «narratore musicale». Si presenta così Luigi Cavallito. Trentenne, torinese e tante altre cose. Un passato nella comunicazione ha deciso di imbarcarsi in un progetto artistico ambizioso. Vuole raccontare storie attraverso la musica. Di più: raccontare un’intera generazione che cambia in un mondo globalizzato. A Night in Ucraina è il primo singolo del progetto. Perché l’Ucraina? L’ho scelta dopo aver incontrato una ragazza di Kiev a Lisbona. Sono rimasto molto colpito da come le fosse cambiata la quotidianità per una guerra non voluta e non decisa da lei. Ma nonostante questo ho visto nei suoi occhi la speranza e la consapevolezza che le sue scelte e quelle delle persone attorno a lei potevano fare la differenza. Anche in un Paese in guerra». «TheSteroteller» è progetto che sta creando molto interesse. Non solo in Italia. Da cosa nasce? «Raccontare storie mi ha sempre affascinato. Nel corso degli anni ho capito che posso trasmettere emozioni attraverso la musica. Senza filtri, ma con la consapevolezza di volermi mettere nei panni degli altri e di aiutare a raccontarsi, in modo informale e diretto. E paradossale: oggi stiamo diventando abili a condividere di tutto, migliaia di dati, foto, immagini, link, ma quando si tratta di emozioni ci perdiamo. Penso che una canzone possa aiutarci a recuperare la nostra umanità». Il video è stato girato interamente in Ucraina. Che sensazione ti ha lasciato quel Paese? «Non c’ero mai stato in vita mia. A dire il vero non mi ero mai interessato all’Ucraina fino a quella notte. Era il 21 novembre 2013 e esplodeva Maidan. Per la prima volta dopo tanto tempo lo spettro di una guerra si è riavvicinato all’Europa. E così ho cercato di mettermi nei panni degli altri, dei miei coetanei. Cosa avrei fatto io se fossi stato un giovane trentenne di Kiev? Sarei sceso in piazza? Mi sarei arruolato? Ecco, mi piace pensare che gli esseri umani possano sempre scegliere e in “Quella Notte in Ucraina” milioni di persone si sono trovate a scegliere se essere amanti o soldati». 

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