23 marzo 2015

Thoeni - Stenmark: quarant'anni fa il parallelo della vita

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Bianco e nero, molti anni fa, più semplicemente storia. Monumenti dello sci alpino, forse i più grandi in assoluto, a confronto diretto, senza esclusioni di "colpi" per la conquista della Coppa del mondo che fu. E fu leggenda. Dopo quarant'anni a celebrarli, sportivamente e umanamente, segno che chi vince e chi perde, quando lascia il segno, un solco diverso con la lamina che affetta in modo crudo la neve bianca della vita, lo lascia in modo indelebile a prescindere dal risultato. Per modi e determinazione. Per la vita. Notevoli campioni.
Qui il video, fonte sito You Tube dello storico parallelo tra Gustav Thoeni e Ingerman Stenmark, buona visione. Cliccare qui per la galleria fotografica tratta da "Panorama" su Gustav Thoeni e sulla "Valanga azzurra" di quegli anni. Qui l'articolo originale che è possibile leggere sotto, tratto dal sito "La Gazzetta dello Sport". Buona lettura.

Quarant'anni fa, in tv la neve era ancora più neve. Con il bianco e nero c’erano meno colori, meno sfumature. Solo il grigio a fare da intermediario fra gli estremi. Eppure, proprio 40 anni fa la Rai trasmette in diretta una sfida che ha in sé tutti i colori dello sport ai livelli più alti. Chi è sintonizzato non può che vedere la gara in b/n, perché nelle case degli italiani il colore televisivo arriverà solo due anni più tardi. 23 marzo 1975, domenica delle Palme. La Juventus sta dando l’assalto al suo ennesimo scudetto, mentre Roma e Lazio si stanno per affrontare in un derby -una volta tanto- da vertice della classifica. A mezzogiorno però, è in programma lo sci. La Coppa del Mondo è arrivata all’ultimo atto e a Ortisei, in Val Gardena, si decide tutto. La fortuna degli organizzatori (una dea notoriamente bendata, la sorte, ma che qualche volta si compiace di vederci benissimo) vuole che tutto si decida in una gara atipica, uno Slalom Parallelo. Una sorta di lotteria sportiva intrigante e quasi unica: più o meno come giocarsi i Mondiali ai calci di rigore. Un giudizio di Dio, del dio delle nevi in questo caso, da vivere e consumare in diretta. A contendersi la Coppa nell’ultima gara sono tre fra i talenti più cristallini che il circo bianco abbia mai visto, almeno fino ad allora: l’austriaco Franz Klammer, lo svedese Ingemar Stenmark e il nostro Gustavo Thoeni. «Praticamente - ricorda proprio Thoeni - era la prima volta che si decideva la Coppa del Mondo in un Parallelo. Era l’ultima gara, ed eravamo in tre a pari punti. Stenmark, Klammer e io: 240 punti tutti e tre. Chi arrivava davanti, vinceva la coppa». Grazie al meccanismo degli scarti, a Klammer per vincere basterebbe passare due turni, ma lui non è uno slalomista (è infatti il più vittorioso discesista della storia dello sci, ndr), e viene eliminato dall’azzurro Helmuth Schmalzl (nativo proprio di Thoeni, a sinistra, contro Stenmark nel Parallelo di Val Gardena 1975 Ortisei). La trama si dipana poi in lunghissime ore di tensione, sino al duello finale. Al primo turno Thoeni elimina l’austriaco naturalizzato australiano Manfred Grabler, agli ottavi ha la meglio sullo svizzero Roux, ai quarti Tino Pietrogiovanna esce volutamente di pista dopo poche porte (il gioco di squadra è consentito). Stenmark quasi inforca ai quarti contro il polacco Bachleda e chiude la prima manche indietro di quasi due secondi e mezzo, un distacco che recupera miracolosamente per l’uscita di pista dell’avversario nella seconda (il pubblico di casa, che tifa in massa per Thoeni, grida alla combine). In semifinale Thoeni ha la meglio sullo svizzero Tresch, mentre Stenmark batte il nostro Fausto Radici. Dunque per la finale sono rimasti in gara Stenmark e Thoeni. 50mila spettatori sulla pista gardenese, la montagna che diviene un crocevia di suoni, di cori, di tifo assordante con tanto di sirene e campanacci. E davanti ai televisori, milioni di italiani che tifano Thoeni, milioni di svedesi che tifano "Ingo", milioni di europei che non vogliono perdersi un simile spettacolo anche se non sanno per chi tifare. La diretta va in onda dalle 9.45 alle 12.30 sul Secondo Canale con replica dalle 15.45 alle 17.45. I telecronisti sono Alberto Nicolello e Guido Oddo. Nel ricordo di tanti appassionati, i due appaiono molto emozionati, sanno di avere il privilegio di raccontare in diretta qualcosa di irripetibile. Purtroppo, a oggi, in Rai non si riesce a trovare la telecronaca di questo grande evento sportivo, conservato invece dalla Tv svedese (su Youtube il video è reperibile). Eppure nella memoria collettiva il Parallelo del 23 marzo 1975 è forte, neanche fosse un dribbling di Bruno Conti o un gol mundial di Paolo Rossi. Ma chi sono i due contendenti? Da dove vengono? Sembrano due tipi simili, Stenmark e Thoeni, e in effetti qualcosa in comune ce l’hanno. Da bravi montanari, entrambi parlano poco ma quando c’è da fare i fatti, eccoli sfrecciare davanti a tutti gli avversari. Ingemar Stenmark è nato nella Lapponia svedese e da piccolo guarda il Circolo Polare Artico anche senza l’uso del binocolo. È un talento naturale che si è affinato grazie a un talent scout italiano, Ermanno Nogler. Ecco un altro punto in comune tra i due finalisti 1975. Sia l’uno sia l’altro sono scoperti e valorizzati da Nogler. Ma con Stenmark è un vero sodalizio. L’allenatore azzurro conosce uno sciatore svedese di 13 anni e grazie al fiuto che gli è proprio vi intravede qualità superiori. A 17 anni quel ragazzino è già un campione e a 19 è a Ortisei, pronto a giocarsi "il Parallelo della vita". All’altro blocco di partenza c’è un altro campione, più grande dello svedese di 5 anni (Gustavo Thoeni, classe 1951) e, in quel momento, più affermato dell’avversario. Thoeni è nato a Trafoi, minuscola frazione sullo Stelvio (provincia di Bolzano), in una località che conta poco più di 100 anime. Fa degli sci la sua arte da quando è un bimbetto di tre anni. Il padre è un maestro di sci e del resto non è che a Trafoi si possa fare molto altro. È un tipo riservato Thoeni, il suo italiano un po’ montanaro è oggetto di qualche caricatura televisiva, ma –dice chi lo conosce- possiede uno spirito acuto e anche la battuta pronta, a buon bisogno. Fa parte delle Fiamme Gialle, ha già vinto la Coppa del Mondo per tre volte (1971, 1972 e 1973) e ha conquistato l’oro nello slalom gigante alle Olimpiadi invernali di Sapporo (Giappone) nel 1972. A mezzogiorno, con puntualità altoatesina, tutto è pronto per la gara decisiva: quel pareggio cui accennava Thoeni, 240 a 240 punti, non può rimanere tale. Come direbbero gli ABBA, connazionali di Ingemar Stenmark, «The winner takes it all». Per chi guarda la televisione Thoeni, in completo rosso e blu e pettorale numero 1, è quello a sinistra. L’altro, in tenuta arancione e blu elettrico, è il suo erede naturale e fra gli addetti ai lavori del circo bianco nessuno ha dubbi al riguardo. Anche in finale i contendenti devono affrontare due manche, al termine delle quali il vincitore sarà colui il quale avrà assommato il tempo complessivo migliore. Tutto è pronto e al suono della sirena i due volano in pista. All’intermedio Thoeni è in leggerissimo vantaggio, ma è chiaro a tutti ogni porta è un rischio, ogni curva un’opportunità. Il livello della contesa è tale che a fare la differenza può essere meno di una frazione di secondo. L’italiano sembra il più tranquillo dei due. La sua discesa è più pulita, forse più compassata, ed è una grande prova di forza mentale e agonistica. Intende far valere la maggiore esperienza e sembra gestire bene gli attacchi di Stenmark, il quale più volte è costretto a forzare l’andatura. A occhio nudo i due sembrano sulla stessa riga, neppure Oddo e Nicolello possono stabilire con certezza e in tempo reale chi stia vincendo. La strumentazione Longines, per quanto all’avanguardia alla metà degli Anni 70, appare quasi rudimentale se paragonata ai sistemi in uso oggi. È comunque la prima manche e perdere con un distacco minimo non è irreparabile, tutto si può risolvere nella seconda. Ma nessuno vuole arrivare dietro, un po’ per orgoglio un po’ perché gestire un vantaggio anche minimo può avere un valore importante soprattutto a livello psicologico. Meglio lepre che cacciatore, in questo caso. A due porte dal traguardo avviene la svolta. Nel tentativo di produrre l’allungo finale, Stenmark inforca e cade. Per Gustavo Thoeni si aprono le porte della quarta (e ultima) Coppa del Mondo di sci alpino. I 50mila di Ortisei sono in delirio, Alberto Nicolello e Guido Oddo infrangono per una volta i canoni di compostezza stabiliti dalla Rai di allora. Per Stenmark è una grande delusione, il dazio da pagare a quel filo di esperienza che ancora manca. Ma per lo svedese sarà uno dei pochi dispiaceri patiti in una carriera fantastica, forse inarrivabile. Tre vittorie nella Coppa del Mondo (1976, 1977, 1978), due medaglie d’oro olimpiche (Lake Placid, USA 1980), e soprattutto 86 vittorie complessive (46 in gigante e 40 in slalom) fanno di lui il vincente per antonomasia nel campo dello sci. E questo aggiunge ulteriore valore all’impresa che Gustavo Thoeni realizza 40 anni fa. Proprio oggi.

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