09 marzo 2015

Roma, le "vele" di Calatrava vogliono il "vento"

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Fotografie in bianco e nero dell'impianto Città dello Sport di Roma Tor Vergata, link a fondo pagina, scatti a cura di Moreno Maggi, fotografo d'architettura, qui il suo sito.  

Che da bambino scorrazzassi in bicicletta canticchiando l'inno del Moro di Venezia (qui) senza perdere una regata tra le onde di San Diego è relativo. O che da post adolescente rientrassi prima il sabato sera per poi rimanere sveglio fino alle sette del mattino ed entusiasmarmi a ogni strambata di Luna Rossa (qui e qui). Questo post nasce da concetti  meno emotivi e più pratici, soprattutto riprende un interessante articolo con relativo video (ne consiglio la visione) apparso  pochi giorni fa su "Il Corriere della Sera". Lo sport ha attinenza, l'acqua pure, il resto meno, se non il vento e qui sono  dolori. 
Il titolo dice molto: Roma, la Città dello sport di Calatrava già costata  200 milioni di Euro e che forse non sarà mai terminata. Qui è possibile leggere interamente l'articolo; interessante, anche se il web ne è pieno. Ad esempio qui cun ulteriore post molto tecnico e altrettanto dettagliato. 
Il "non compiuto" mi ha sempre affascinato. Ha una sua storia, un obiettivo troncato e una funzionalità mancata sebbene si provi a recuperare. Non so esattamente perchè, forse ne immagino le difficoltà, l'intera gestazione o, in questo caso, i passaggi burocratici che ne hanno impedito il completamento. 
Esattamente un anno fa, ed ecco un'altra attinenza con l'articolo apparso poche ore fa, percorro in macchina la strada che da Frascati porta al Monte Tuscolo e alla storica città pre-romana (qui) per scattare delle fotografie. Supero il secondo tornante e scorgo la bellezza e l'equilibrio di Villa Lancellotti (qui), mentre accanto, a sfiorarne le forme, come posata per caso, risalta il colore bianco dell'unica "vela" per il momento terminata della Città dello Sport di Roma.
Dicotomie. Passato e contemporaneo. Forme e concetti a confronto. Confronto duro, spigoloso. Evoluzione? Non saprei davvero. Procedo cento metri, fermo l'automobile, scendo a piedi, vado in senso contrario alla strada da me fatta e punto l'obiettivo. Geometrie sovrapposte, scatti interessanti o meno, riusciti o non, la luce c'è, lo scorcio si presta. Strutture rivolte al cielo e ancorate alla terra, come volessero farsi immortalare insieme e così infatti è, le "accontento". Il progetto "International acquatic centre" di Roma Tor Vergata nasce principalmente e nel (fu) breve termine con l'obiettivo di servire la Città di Roma per i XIII Campionati del mondo di nuoto Fina (qui le info sullo svolgimento dell'evento sportivo e qui il coinvolgente promo video dal titolo: Trattenete il respiro). Chiaramente, purtroppo o per fortuna, le cose hanno avuto un corso completamente diverso. A partire dal vento, che non soffia più come previsto o probabilmente ha soffiato subito troppo forte. Dipende dai punti di vista. E la parola vento va tradotta con Euro e cioè con i fondi necessari per avviare il cantiere, procedere nei lavori, completare l'opera e vedere qualche bracciata della forse inarrivabile Federica Pellegrini. 
Si parte, già, si parte, sembra infatti che sin dal momento stesso dell'inaugurazione fosse chiaro che l'infrastruttura nata dalla "matita" dell'archistar spagnolo non sarebbe stata pronta per l'estate 2009, data di apertura dei campionati del mondo. E siccome la posa della prima pietra risale al 2007 è facile comprendere come presso l'inossidabile Foro Italico (qui) stessero già allestendo le corsie per separare le vasche e chiaramente con dei costi aggiuntivi.
Dicevo, si inizia, stando ai dati forniti da Wikipedia e da "Il Corriere della Sera" le casse erogano 60 milioni di Euro che però raddoppiano praticamente subito diventando 120 milioni al momento dell'inserimento completo del "Progetto Calatrava". Si riesce con estrema fatica e dopo due amministrazioni capitoline, Veltroni prima (ideatore) e Alemanno poi, a completare quasi del tutto i 204 archi dei due basamenti (sicuramente gli archi di un basamento) e la struttura metallica del primo ventaglio alta 80 metri, fatta di pieghe continue anche se per il momento senza "vetri" (qui il concetto del progetto architettonico innestato nell'area di Tor Vergata). Nei fatti il cittadino pagherebbe ad oggi 201 milioni di Euro iva esclusa per una struttura dove l'unica acqua che scorre è quella piovana e ovviamente dentro l'impianto. Non male, cifre importanti. Ma forse si può fare di peggio. Chissà?
Intanto qualche certezza o presunta tale: il faraonico progetto iniziale apparirebbe quasi abbandonato a parole e forse anche sulla carta e pure tra le impalcature arrugginite. Il cantiere versa in uno stato di degrado e la cupola bianca e vuota si erge nel quadrante sud-est di Roma priva di un vero ruolo, un po' sola e malconcia, come l'area di Tor Vergata, potenzialmente stupenda e unica, ma purtroppo sviluppata urbanisticamente senza molto criterio logico (a prescindere dalle vele) e con i Castelli Romani che la osservano interdetti.
Soffia il vento della recessione e i rubinetti della liquidità portano (dicono) meno acqua, così con tutta probabilità non vedranno mai la luce i due laghi artificiali volti a formare una struttura a quadrifoglio con le due "cupole" in metallo, l'arco centrale, gli altri impianti sportivi di pertinenza e, non va dimenticata, la torre del rettorato alta circa 90 metri. L'idea di completare e utilizzare la struttura per le Olimpiadi di Roma 2020 è naufragata con la candidatutra stessa della Città Eterna in sede Cio, Roma si è ritirata e dopo Torino 2006 con la sua mancata pianificazione post olimpiadi, forse è anche meglio così. Si parlerebbe di recuperare il tutto per un'ipotetica candidatura di "Roma 2024" o, più obiettivamente, di adibire l'intero complesso ad uso dell'Università degli studi di Roma Tor Vergata che ha ovviamente voce in capitolo circa l'impianto e non solo. Tramontata o, meglio ancora, mai sorta, si spera, l'idea di un polo commerciale. Sarebbe stato davvero troppo e sarebbe il famoso peggio che in Italia non manca poi spesso.
Sta di fatto che nel 2015, quindi ad oggi, per portare a compimento il progetto originario servirebbero ulteriori 426 milioni di Euro che sommati ai soldi già spesi fanno semplicemente venire i brividi. Come quando si esce da una piscina e per via di acqua e sbalzo termico si avvertono dei brividi. Insomma, circa 600 milioni di Euro complessivi, soprattutto, si è lontanissimi da quei 60 milioni preventivati in partenza, ma, lontani o vicini, facciamocene una ragione; questo, in fin dei conti, dagli anni '70 in poi è lo stivale del debito e se le suole sono bucate bisogna "camminare" lo stesso.
Dopo quasi 10 anni dall'avvio del cantiere neanche un tuffo e nessun spettatore. A correre è solo il cronometro dei presunti lavori che però sembra non fermarsi mai. Di Filippo Magnini qui non si è mai visto un gesto. Si parla di nuovi soldi pubblici (ancora brividi), di non definiti investimenti privati o di fondi europei che "soffierebbero" addirittura da Bruxelles fino ai margini della Città di Frascati passando per i Monti Prenestini. Scenario suggestivo.
Viene da chiedersi, perchè tutto questo? Quale pianificazione, quale uso reale, quale bellezza seppur la bellezza sia soggettiva per ognuno di noi mentre l'arte, magari, risponde a criteri ben più precisi e l'architettura ne è l'emblema. Risposte scontate e meno.
Il pachiderma di sicuro è li, visibile da più punti di Roma, immobile, gronda denaro, fa tenerezza e rabbia al tempo stesso. Ho finito di scattare, torno a piedi verso la macchina, metto in moto e "riprendo" verso Tuscolo.  
Gli scavi a volte procedono e a volte si fermano (qui), i fondi sono quelli che sono, i problemi tanti per un sito archeologico inestimabile e valorizzato parzialmente. Sul monte un'aria frizzantina rinfresca i miei passi, dietro le rovine, a pochi chilometri, Tor Vergata e le sue "vele" così moderne e incompiute.
Forse nel mezzo della cultura attuale più che alzare ed edificare dovremmo capire il valore dello scavare, dello scoprire e ripartire proprio da qui. Riprendere dal Paese che abbiamo come culla e che qualcuno ci ha donato. Per molte ragioni. Certamente si creerebbe un vento teso, di molti nodi che ci porterebbe in mare aperto e farebbe stabilire qualche bel primato. Primato vero. Intanto, le "vele" sono ferme, in preda alla bonaccia.
Per osservare la galleria fotografica attinente l'impianto Città dello Sport di Roma Tor Vergata clicca qui, foto di Moreno Maggi, luglio 2014. Buona visione.

1 commento:

  1. bella fotografia di un cantieraccio che aspierebbe a diventare architettura..ma proprio non ce la fa!

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