11 ottobre 2012

Miracolo a Ponte nelle Alpi, primo comune riciclone d’Italia


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni
Ezio Orzes assessore all'ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi sarà a Genzano di Roma il prossimo 27 ottobre alle ore 17:00 presso l'aula consiliare del comune per una conferenza/incontro pubblico su raccolta differenziata porta a porta, riciclo e sulla realtà di Ponte nelle Alpi.
Grazie alla disponibilità di Ezio Orzes, vicesindaco e assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi – per tre anni consecutivi riconosciuto da Legambiente il più ‘Riciclone’ d’Italia – veniamo a contatto con una realtà rivoluzionaria che fa apparire ancor più superata e dannosa la gestione dei rifiuti così come viene ancora praticata dalle nostre parti. Un modello da contrapporre alle logiche che hanno dominato per anni nel Lazio sul tema dei rifiuti, e non solo, e che niente hanno a che vedere con il bene comune e gli interessi generali. Discariche e inceneritori – come l’esperienza di Ponte evidenzia – servono soprattutto a concentrare in poco spazio e in poche mani, molto potere e molti denari. Mentre i costi sociali, economici, ambientali e sanitari di queste scelte vengono sempre distribuiti in modo ‘democratico’ fra tutti i cittadini. Un sistema che ha sempre condizionato negativamente la naturale conversione verso la raccolta differenziata spinta, che qui nel Lazio non riesce proprio a decollare. Ponte nelle Alpi, 8.500 anime che sembrano una sola, insorse contro tale sistema nel lontano 2004, dimostrando con i fatti che si possono perseguire altre strade. I risultati parlano da soli, e smentiscono clamorosamente chi ancora afferma l’inevitabilità di continuare ad avvelenare l’ambiente con i vecchi fatiscenti impianti, tentando di impedire con ogni mezzo l’applicazione di altre modalità. Rivolgiamo alcune domande a Ezio Orzes, assessore dalle idee chiare e ardite, che gentilmente ci illustra una realtà altamente virtuosa, di sprone a tutti i comuni di buona volontà. 
Ponte nelle Alpi fa ormai scuola nella lotta contro l’inquinamento ambientale di ogni genere, in particolare contro discariche e inceneritori. Ma fa anche scuola nella capacità di unione della popolazione, tra l’altro sparsa in 23 frazioni. Un caso eccezionale o un modello a cui ispirarsi? “Credo che ogni amministrazione dovrebbe stimolare la partecipazione e la democrazia diretta. Il cambiamento richiede spazi di confronto collettivo, è necessario moltiplicare i luoghi di costruzione delle decisioni che non possono essere confinati tra le mura del municipio. La raccolta differenziata in questo senso è una straordinaria occasione di confronto con i cittadini”. 
Nel 2004 si forma la lista civica ‘Insieme per Ponte’ – di cui anche lei faceva parte insieme all’attuale sindaco Roger De Menech – che riuscì a bloccare la costruzione di una mega-discarica funzionale all’intera provincia di Belluno: quali furono le armi vincenti? “Abbiamo affiancato il no deciso e motivato alla discarica a un progetto che mirava ad accrescere il senso di responsabilità dei cittadini e delle istituzioni sul tema dei rifiuti. Il primo porta a porta l’abbiamo fatto andando casa per casa a raccogliere le firme contro la discarica, in venti, tutte le sere, per due mesi. Le basi della bellissima esperienza del nostro comune sono nate lì, nelle case, a parlare con le famiglie, con i vecchi, i bambini”. Attraverso quali passaggi si è giunti a capire che i rifiuti possono diventare una risorsa? qual è stato il percorso per arrivare a concretizzare l’idea? “Abbiamo vissuto tutti anni di ubriacatura collettiva, in pochi decenni la sobrietà è stata soppiantata dai miti del consumismo. Siamo passati da un uso responsabile delle risorse all’usa e getta, considerato addirittura un simbolo della ‘modernità’. I rifiuti sono energia, materia, lavoro sprecati, sono un indicatore dell’insostenibilità del nostro sistema economico e produttivo. La raccolta differenziata spinta responsabilizza i cittadini e determina un rapido cambiamento culturale. L’accurata separazione dei materiali post-consumo ci porta ad interrogarci sui nostri stili di vita: quando abbiamo acquistato quel bene di cui ci disfiamo? Di che materiale è composto? Quanto tempo è rimasto nella nostra casa? Un’ora, un giorno, poche settimane? Valeva veramente la pena acquistarlo? La raccolta differenziata ci accompagna verso atteggiamenti più responsabili nei confronti delle cose di cui ci circondiamo e dell’ambiente”. 
Nel 2007 nasce l’azienda comunale Ponte Servizi srl, direttore Stefano Triches, che in breve abbatte i costi di smaltimento dei rifiuti: farsi tutto in casa conviene? “La Ponte Servizi srl è un modello di efficienza. Ci lavorano persone straordinarie, competenti e fortemente motivate. La nostra amministrazione crede fermamente in un’idea di servizio pubblico di qualità a cui molti in questo Paese hanno rinunciato. Prevale una forte spinta, politicamente trasversale, verso la liberalizzazione/privatizzazione dei servizi pubblici. È per certi aspetti incredibile: invidiamo la qualità dei servizi pubblici del centro nord Europa e qui stiamo pervicacemente smantellando anche quelli che funzionano bene, senza nemmeno provare a distinguere i carrozzoni pubblici dalle gestioni efficienti. La Ponte Servizi srl ha portato in tre anni la raccolta differenziata dal 23 al 90% diminuendo i costi del 14,7%, abbattendo del 90% i costi di smaltimento in discarica (spendevamo 475.000 euro all’anno contro gli attuali 40.000 euro/anno) e quasi triplicando il numero degli occupati. In un paese normale, qualcuno, dai palazzi della capitale dovrebbe venire a vedere quello che stiamo facendo, e cercare di portare queste esperienze ovunque. Invece stiamo continuamente sulle barricate perché ogni governo che arriva vuole imporre la privatizzazione forzata della gestione dei servizi pubblici”. 
Considerando i risultati – Ponte si aggiudica anche quest’anno il più alto ‘indice di buona gestione’ dei rifiuti – si può dire che la nuova Giunta porti avanti il discorso con la stessa lena: una fortunata combinazione o un programmato avvicendamento? “Scherzando, potrei dire che il denominatore comune è lo stesso assessore all’ambiente, ma la verità è che ormai questo progetto è diventato un patrimonio comune della nostra comunità. I cittadini difenderanno questa scelta anche se dovesse arrivare una nuova amministrazione con idee diverse”. 
Si poteva immaginare di arrivare ai traguardi fin qui raggiunti, peraltro in continuo miglioramento? Si tratta ormai di una sfida all’ultima possibilità? Da dove viene tanta motivazione, quali sono gli incentivi che sorreggono tanto impegno? “Quando si sposta così in alto l’asticella della raccolta differenziata, ti viene la voglia di guardare cosa c’è dentro a quel poco rifiuto indifferenziato che è rimasto e magari scopri che si può ancora migliorare. Stiamo collaborando con multinazionali e centri di ricerca per abbattere le ultime frontiere dell’indifferenziato. A fine anno, ad esempio, partirà al centro di riciclo di Vedelago il primo impianto al mondo, che sarà in grado di recuperare il 100% della materia dai pannolini e pannoloni. Fino a ieri, in Italia, quasi 900.000 tonnellate all’anno di questi materiali finivano in discarica o negli inceneritori. Tra pochi anni questo sarà solo un ricordo”. 
Quanto conta il senso civico in questa battaglia contro il degrado imperante, e come si promuove? “Guardi, io credo che i cittadini siano assolutamente disponibili a cambiare, è la politica, in questa fase, che è su posizioni incredibilmente arretrate. Servono scelte decise, non ci sono più scuse, basta decidere di cambiare e farlo”. 
Quanto incide la campagna promozionale, che state conducendo anche nelle scuole, per la formazione di cittadini responsabili e collaborativi? “Moltissimo, investiamo con grande convinzione nella formazione delle nuove generazioni. A tutti i progetti importanti in campo ambientale affianchiamo un programma di comunicazione con insegnanti e alunni delle scuole. È un investimento che si misura in capacità di futuro dei cittadini di domani”. 
L’esperienza di Ponte travalica i confini nazionali: chi organizza i frequenti incontri all’estero, e con quali finalità? I risultati pagano? “Nessuno, ci chiamano spesso a raccontare la nostra esperienza e quando possibile, lo facciamo volentieri. Dal confronto con le altre esperienze impariamo sempre qualcosa, e capita che altre amministrazioni seguano la nostra strada”. 
Abbiamo notizia che presto lei sarà a Genzano di Roma per una conferenza. Cosa si sentirebbe di dire ai sindaci dei Castelli Romani, nel cui territorio è prevista la costruzione dell’inceneritore nei pressi di una mega-discarica ultratrentennale? “Nessun amministratore di buon senso può accettare un inceneritore sul proprio territorio. Nel medioevo i rifiuti si buttavano fuori delle mura, a guardare a quello che sta succedendo qui, sembra che non sia cambiato niente. È necessario opporsi con fermezza e contemporaneamente dimostrare, con la raccolta differenziata porta a porta, che è possibile essere sempre meno dipendenti da false ‘soluzioni impiantistiche’ per affrontare il tema dei rifiuti. Pensare, nel terzo millennio, di seppellire sotto terra dei materiali preziosi o di incenerirli in un forno, mentre nel resto dell’Europa questi impianti stanno chiudendo, è la lampante dimostrazione dell’arretratezza culturale che sta alla base di questa scelta”. (Fonte articolo, Controluce, autrice: Maria Lanciotti, clicca qui)

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