04 ottobre 2012

Jolly Rosso, il caso diventa internazionale

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni  
Si apre domani, al Palazzo di Giustizia di Genova, il processo nei confronti di Francesco Fonti, pentito di ‘ndrangheta, Lavinia Bruno, giornalista de La7, e contro il portavoce del Comitato Cittadino “Natale De Grazia”, accusati di diffamazione nella vicenda della "Jolly Rosso", nave della società Messina arenatasi in Calabria nel ’90 con un sospetto carico di rifiuti tossici, per la precisione sul litorale di Formiciche, alla foce del fiume Oliva.
Il processo “Jolly Rosso” riprende le indagini lasciate da diverse persone, fra reporter, magistrati e militari come Natale De Grazia, ucciso proprio perché conduceva ricerche sul sospetto carico di rifiuti tossici trasportato dalla “Rosso”.
La Procura di Livorno aveva aperto un’inchiesta nel settembre 2009 proprio in seguito ad altre dichiarazioni di Francesco Fonti e la magistratura aveva ordinato una approfondita ispezione da effettuare con l’utilizzo della nave “Asprea”. Pochi giorni dopo la Commissione Parlamentare Ambiente e la Protezione Civile inoltrano ufficiale richiesta perché il governo si incarichi della bonifica di tutti i siti dove sono stati segnalati affondamenti o incagliamenti di navi con carichi sospetti.
Nonostante si sia continuato ad affermare che la “Rosso” e le altre navi coinvolte, non trasportassero materiali pericolosi, nell’ottobre 2009 numerosi sindaci di Comuni sulla costa tirrenica della provincia di Cosenza, si riuniscono per fare il punto della situazione ala presenza del Commissario all’Ambiente della UE, Stavros Dimas, mentre la popolazione organizza una manifestazione pubblica ad Amantea, per protestare contro il commercio di materiali radioattivi.
Il coinvolgimento della ‘ndrangheta pare sia un elemento provato nella vicenda, e non solo per le dichiarazioni di Francesco Fonti. A parlare è anche un altro collaboratore di giustizia, indicato con il nome fittizio di “Sigma”, persona indicata come “capo-bastone” del clan di Amantea, il quale conferma le rivelazioni di Fonti. A questi si aggiunge un altro pentito, Emilio Di Giovine, esponente della cosca omonima, il quale parla anche del clan Iamonte.
Insomma, i tre pentiti confermano: il commercio si scorie nucleari è una realtà, e in esso sono coinvolti servizi d’informazione, società di navigazione, personaggi di spicco e, non ultima, la ‘nrangheta, che avrebbe fatto il lavoro sporco.
E nel caso entra anche un certo Giampiero Sebri, che fa precisi riferimenti a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin davanti alla Commissione Parlamentare presieduta dal noto avvocato CarloTaormina.
Chi è Giampiero Sebri? Il suo nome comincia ad essere conosciuto nel ’97. E’ persona vicina al Partito Socialista Italiano e in seguito alla sua testimonianza, la Procura di Milano aveva aperto un’inchiesta, affidata al pm Maurizio Romanelli, su una misteriosa organizzazione dedita al traffico di rifiuti tossici e armi a livello internazionale. Inchiesta che dopo alcune vicissitudini è archiviata nel 2005.
Più che al PSI, Sebri è vicino agli ambienti della criminalità organizzata, in particolare alla cosca del boss Luciano Spada, e racconta di essere stato a stretto contatto con un’organizzazione dedita al traffico internazionale di rifiuti radioattivi e armamenti, almeno fino al decesso del boss Spada (che non pochi affiancano a Bettino Craxi) avvenuta nel 1989.
Sebri parla di numerosi trasporti destinati alla Somalia, considerata una sorta di discarica a buon mercato, in particolare fa riferimento ad un carico di armi partito da Ravenna e diretto in Somalia, e rivela di essere venuto a conoscenza di ciò dallo stesso boss Luciano Spada, il quale aveva anche parlato di alcuni importanti boss che avevano preso accordi per garantire protezione ed eventualmente svolgere “lavori sporchi” se fosse stato necessario. Somalia e non solo: Sebri dice che a parte il Paese africano, il traffico di armi e rifiuti tossici era anche diretto verso l’Est Europa, e che di tale ramificazione di occupava il clan di Natale Iamonte, padrone del territorio di Melito Porto Salvo..
Nell’affare viene anche coinvolto Nicolas Bizzio, uomo d’affari molto facoltoso nato a Piacenza, con passaporto americano e residenza nel Principato di Monaco. Il suo nome non è sconosciuto negli ambienti che contano, era già stato notato all’epoca della scalata alla Buffetti con la Banca del Gottardo e lui stesso è stato sentito diverse volte vantarsi di essere stato fra i primi lungimiranti imprenditori ad approfittare del molto redditizio affare del traffico di rifiuti.
A questo punto emerge il collegamento con Francesco Fonti, che prosegue nelle dichiarazioni e coinvolge un altri personaggi, in particolare a riguardo dell’affondamento della “Rigel”, carica di rifiuti radioattivi, davanti alle coste ioniche della Calabria.
Dei resoconti della Commissione Taormina, fa parte un documento segreto che parla specificatamente del traffico dei rifiuti. In esso si leggono i nomi di tre navi e si fa riferimento al rinvenimento di fusti in mare oltre a rapporti che attestato la presenza di un alto taso di Cesio nei pesci.
Di questi rapporti, a quanto pare, si sono perse le tracce, ma rimane il riferimento alle indagini del pm Francesco Greco che menziona il ritrovamento di bidoni con contenuto pericoloso in un tratto di mare dove è stato identificato, sul fondo, un relitto lungo circa 125 metri, a circa 700 metri di profondità. Lo stesso documento della Commissione fa menzione di un secondo relitto lungo circa 100 metri e largo 20, ad una profondità di circa 400 metri. Gli strumenti di monitoraggio hanno evidenziato un’ampia area scura, probabilmente il carico fuoriuscito quando lo scafo ha impattato con il fondale. Nella zona, prima ancora che venisse accertata la presenza di materiale pericoloso, la Capitaneria di Porto di Cetraro ha vietato la pesca per 16 mesi, in seguito ad accertamenti sulla presenza di livelli di mercurio e arsenico ben oltre i livelli consentiti dalla legge.
In seguito a tali indagini e alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia, la Commissione Parlamentare decide la riapertura anche del caso Italia Alpi-Miran Hrovatin… (Fonte articolo, Oggi Notizie, clicca qui)

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