31 ottobre 2012

Alimentazione, il 70% di quello che mangiamo è non cibo

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni
Il non cibo al Salone del Gusto. La recente manifestazione di Torino è stato il momento per esaminare le recenti tendenze dell'alimentazione. Così, di fianco alla ricerca del naturale e del prodotto bio, vi è una dieta con prodotti di cattiva qualità. Determinante diventa così il non-cibo: additivi, conservanti, coloranti emulsionanti, tutto ciò che non è alimento ma che finisce nel piatto.
Ed i dati che emergono non sono positivi. Ogni anno, il consumatore medio assume 5 chili di additivi, soprattutto con dolcetti, merendine e simili: in cima alla lista nera, le caramelle gommose, con 14 additivi su 25 alimenti generali.
Ma la presenza del non cibo è tendenza di tutta l'alimentazione moderna. Come spiega il dottor Matteo Giannattasio, dell'Università di Padova: "Rispetto a 60 anni fa la piramide della nostra dieta si è rovesciata. Una volta gli italiani consumavano il 70% di cibo fresco ed il 30% trasformato, oggi è l'opposto. Nel nostro stomaco finiscono alimenti troppo elaborati, di qualità scadente, dove gli additivi chimici sostituiscono gli elementi naturali".
Questo è male: gusto a parte, il cibo troppo "lavorato" danneggia la salute. Se infatti una dieta sana riduce il rischio di tumore, (fino al 40% in meno) una cattiva lo aumenta. A chiarire il concetto, il dottor Libero Ciuffreda, oncologo dell'ospedale Molinette di Torino
Il dottor Ciuffreda ricorda un caso-simbolo, quello dei lavoratori nigeriani. Di base, la loro alimentazione tradizionale li rende 10 volte meno soggetti al cancro al colon rispetto agli occidentali. Quando però essi lasciano l'Africa per trasferirsi negli USA, consumano lo junk food locale e perdono il vantaggio, risultando vulnerabili come i nativi degli States.
Perciò, gli esperti offrono alcuni consigli per la qualità della tavola.
Il primo passo, essere diffidenti. Ogni additivo fissa una diversa dga, la dose giornaliera ammissibile di prodotto. Rispettare tale parametro non è sufficiente: come spiega l'avvocato Barbara Klaus, "Alcuni valori sono molto bassi e non si considera il mix dell'accumulo". Perciò, in attesa di modifiche, è necessario ridurre la dose rispetto a quanto detto.
Inoltre, si allo scegliere be, no alle (inutili) paure economiche Secondo Giannattasio, "Una prima colazione a regola di natura ha un costo medio di 1,12 centesimi, una fatta di prodotti industriali scadenti costa 1,13. E, per fare un altro esempio, perché, con la stessa spesa, scegliere un wurstel confezionato con gli scarti ad una fettina di pollo cucinata a regola d'arte".(Fonte articolo, clicca qui)

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