16 settembre 2012

Clima e prezzo del cibo, è allarme


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni
Le condizioni climatiche estreme porteranno sempre più persone nel mondo a vivere in stato di povertà. Lo afferma un rapporto dell’organizzazione non governativa Oxfam, secondo cui le conseguenze del cambiamento climatico sul prezzo dei cibi sono devastanti, e tuttora sottostimate. Gli studi effettuati finora, sottolinea Oxfam, considerano solo gli effetti di una “graduale” mutazione del clima, ma non tengono conto delle situazioni più estreme, come le grandi siccità, le alluvioni e le ondate di calore. Eventi che negli ultimi anni si stanno verificando con preoccupante frequenza e in tutto il mondo: lo studio ricorda che “il giugno del 2012 è stato il 328esimo mese consecutivo con una temperatura al di sopra della media del ventesimo secolo. A luglio Pechino è stata colpita dal peggiore nubifragio mai registrato. In Gran Bretagna si sono verificate precipitazioni eccezionali tra aprile e luglio, mentre il novembre del 2011 è stato il più caldo in 100 anni”. Fenomeni che influenzano direttamente e in maniera notevole i prezzi dei beni alimentari: un solo evento climatico estremo in un anno provoca le stesse conseguenze di due decenni di crescita continua delle quotazioni. Per questo è urgente, sottolinea lo studio, effettuare uno stress-test (simile a quelli che si usano per le banche) sulla tenuta del sistema globale del cibo, in un pianeta che continua a riscaldarsi e a ignorare il problema. A pagare il prezzo più alto saranno le persone più povere, quelle che spendono il 75% del loro budget per comprare da mangiare; ma le conseguenze saranno avvertite anche nei Paesi ricchi. “Il fallimento dei nostri tentativi di ridurre le emissioni di gas serra porterà a un futuro di estrema volatilità per i prezzi del cibo, con gravi conseguenze per le vite, già precarie, dei poveri del mondo”, si legge nel rapporto. La ricerca ipotizza quanto potrebbe accadere in un orizzonte temporale non molto lontano: nel 2030, anno in cui è data come probabile, ad esempio, una siccità come quella che ha colpito il Midwest degli Stati Uniti nell’estate 2012, la peggiore degli ultimi 60 anni. E gli scenari sono preoccupanti: “Un’altra grande siccità negli Usa porterebbe il prezzo del mais a crescere di un ulteriore 140% rispetto al prezzo medio, che nel 2030 potrebbe già essere il doppio di quello attuale”. Ma gli Stati Uniti, pur essendo il più grande Paese esportatore di cereali, non sono l’unico fronte aperto. “Siccità e inondazioni nell’Africa meridionale potrebbero portare a un aumento del prezzo del mais e di altri cereali grezzi fino al 120%. Così il consumo diretto crollerebbe del 54%, con serie conseguenze per la salute, e il consumo di prodotti derivati calerebbe del 4%”. Se ci si sposta nell’Africa subsahariana, “gli shock climatici in quest’area potrebbero avere un impatto drammatico sulla dieta della popolazione, dato che il 95% dei cereali consumati dagli abitanti, come mais, sorgo e miglio, sono di produzione locale”. Un’altra area a rischio è il sudest asiatico, dove è concentrata la maggiore produzione mondiale di riso. “Una grande siccità in India o una estesa inondazione nella parte sudorientale del continente farebbero aumentare il prezzo di mercato del riso del 22%. Questo significherebbe un rincaro fino al 43% nei Paesi importatori, come la Nigeria, la nazione più popolosa d’Africa”. Aumenti indiscriminati, che porterebbero alla disperazione gli abitanti dei Paesi più poveri, ma non solo: a essere colpiti sarebbero anche i cittadini europei a basso reddito, quelli che devono destinare agli acquisti di cibo il 50% o più della loro disponibilità economica. E mentre sono attesi i risultati dello studio della Fao sull’impatto della siccità del Midwest sui prezzi del cibo, la ricerca di Oxfam avverte: “Nel 2011 il livello medio annuale di emissioni di gas serra è stato il più alto mai registrato. In questo secolo, la temperatura del pianeta è prevista in aumento di 2,5-5 gradi. E se le emissioni non diminuiranno, le catastrofi naturali si moltiplicheranno e il cibo costerà sempre più caro. È tempo di considerare le conseguenze e di agire”. (Fonte articolo, Il Fatto Quotidiano, cliccare qui)

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