07 agosto 2012

Allarme siccità, danni per oltre mezzo miliardo di Euro

Allarme siccità in Italia. L'emergenza preoccupa a tal punto gli addetti ai lavori da chiedere di avviare le procedure per la dichiarazione di stato di calamità naturale nelle zone colpite. La siccità, fra le altre, ha provocato perdite superiori a mezzo miliardo di euro all'agricoltura italiana. A essere colpiti prodotti simbolo del made in italy, dal pomodoro al vino, ma anche i prodotti base dell'alimentazione degli animali allevati per produrre i prestigiosi formaggi e prosciutti a denominazione di origine. Dimezzate le produzioni di mais e barbabietola da zucchero
La Coldiretti ha sottolineato che il caldo torrido e la mancanza di acqua «hanno compromesso il raccolto di centinaia di migliaia di ettari di terreno coltivato a mais, girasole, soia, bietola, pomodoro e uva. Le produzioni di mais e barbabietola da zucchero sono praticamente dimezzate in certe aree del settentrione, la vendemmia sarà ben al di sotto dei valori medi, mentre per il pomodoro si contano perdite superiori al 20 per cento sia al nord che al sud italia, ma mancano anche i foraggi e l'acqua per l'alimentazione negli allevamenti del centro italia». Autobotti per salvare gli animali dal caldo
Per salvare gli animali dal caldo e dalla siccità soffocante nelle campagne arrivano in soccorso le autobotti che garantiscono un adeguato rifornimento di acqua. Gli effetti del caldo si fanno sentire anche sulla produzione di latte. Le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20% di latte in meno con punte che arrivano anche al 50%nei giorni più roventi. L'afa e le temperature hanno tolto l'appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40% in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime e con un conseguente, sostanziale calo dell'accrescimento». Il caldo ha pesanti effetti, segnala Coldiretti, «anche sulle galline, che producono meno uova, e sulle api che non riescono a prendere il polline e il nettare mettendo a rischio la produzione di miele» Confagri: dichiarare lo stato di calamità naturale e aprire le dighe
Dichiarare lo stato di calamità naturale e aprire urgentemente le dighe per garantire acqua per le irrigazioni di soccorso. A chiederlo è Confagri, a fronte della gravità dei danni causati dalla siccità nelle campagne sia in pianura che in quota. L'organizzazione sottolinea che, a causa della carenza di acqua e per il caldo record, andranno persi un terzo dei raccolti di mais, la metà di quelli di bietole e soia e grandi quantità di foraggi, frutta estiva, pomodoro e uva. Le conseguenze della siccità record, osserva Confagri, si fanno sentire non solo in pianura ma anche ad alta quota, dove le scarse nevicate dello scorso inverno non hanno garantito quelle riserve di acqua di cui i pascoli necessitano. La commissione Agricoltura del Senato chiede al Governo un intervento urgente
La commissione Agricoltura del Senato ha chiesto al Governo di «intervenire urgentemente con ogni iniziativa utile» per tutelare le imprese agricole che stanno facendo i conti con la gravissima siccità in corso, gran parte delle quali attive sul territorio dell'Emilia-Romagna. La commissione ha approvato all'unanimità una risoluzione illustrata da Maria Teresa Bertuzzi (Pd). Si chiede di «tutelare le aziende agricole coinvolte, modificando il piano assicurativo nazionale» e «consentendo così, in via straordinaria, la delimitazione immediata delle aree colpite dalle avversità atmosferiche (siccità e sbalzi termici)«. Un'altra richiesta é quella di assicurare maggiori risorse al fondo di solidarietà nazionale, si legge nella risoluzione, per «far fronte ai danni alle produzioni agricole e zootecniche, nelle zone colpite da siccità e sbalzi termici«. Infine, sempre con riferimento alle aree colpite dalle avversità atmosferiche, la commissione agricoltura impegna il governo ad «autorizzare l'esonero parziale dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del nucleo familiare del titolare aziendale e degli operai impiegati in azienda«, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 102/2004. (Fonte articolo, clicca qui)
Neve, terremoto e poi siccità. L’anno nero dell’agricoltura in Emilia Romagna sembra non finire mai e a lanciare un grido d’allarme sono proprio gli agricoltori. Interi campi di mais rimasti senza raccolto, in uno scenario desolante che spaventa coltivatori e consumatori. Il caldo torrido degli ultimi mesi e l’assenza di precipitazioni stanno mettendo in ginocchio uno dei settori che trainano l’economia emiliano-romagnola, con dati che sembrano giustificare lo stato di calamità naturale, anche se a contenderselo sono molte zone della penisola. A essere colpiti in tutta Italia i terreni coltivati a mais, girasole, soia, barbabietola, pomodoro e uva con danni che a livello nazionale arrivano intorno al mezzo miliardo di euro. L’8 agosto prossimo in regione si svolgerà un tavolo sulla siccità, dove le associazioni degli agricoltori verranno accolte dalle istituzioni per cercare di fare il punto e trovare una soluzione per un problema che sembra sempre di più essere la normalità. “Abbiamo fatto molte pressioni – dichiara Eugenio Zedda, Responsabile Economico di Confagricoltura Emilia Romagna, – per poter incontrare la regione, perché la situazione è molto critica. Bisogna rendersi conto che il clima sta cambiando e andiamo sempre di più incontro a fenomeni climatici eccezionali, non possiamo farci trovare impreparati. Non si tratta più di emergenza, ma di una normalità con cui imparare a fare i conti”. Un bisogno di negoziare nuovamente le politiche agricole, là dove la situazione è critica per quanto riguarda raccolto, produzione e prezzi, che a partire dai prossimi mesi minacciano di lievitare vertiginosamente. In Emilia Romagna le perdite maggiori riguardano il mais, che soprattutto in Romagna e nel ferrarese, registra raccolti pari a zero. Secondo i dati di Confagricoltura inoltre, ad essere in crisi anche la raccolta di pomodori (in zona Parma e Piacenza) e di barbabietole da zucchero, che dimostrano una scarsissima resa in zucchero; cali poi si registrano per uva (circa il 20 %) e soia (tra il 30% e 40%), mentre si aspettano i dati definitivi sulla frutta estiva. Il caldo eccezionale di giugno e luglio, secondo i bollettini Arpa, ha richiesto un aumento dell’irrigazione, che ha raggiunto i 1000 milioni di metri cubi, che se confrontati con i 500 del 2010, possono dare un’idea dello stato d’eccezione a cui si trova a far fronte la regione. La situazione è simile a livello nazionale, dove la Coldiretti chiede per molte zone lo stato di calamità naturale. “Ad essere colpiti – dice in un comunicato ufficiale la Coldiretti – sono prodotti simbolo del Made in Italy, alla base dell’alimentazione degli animali allevati per produrre i prestigiosi formaggi e prosciutti a denominazione di origine, ma anche il vino con una vendemmia prevista di qualità, ma contenuta”. A risentirne maggiormente gli agricoltori che dopo i tanti problemi che hanno dovuto affrontare nel 2012, temono di essere lasciati soli. “Io ho cinquantaquattro anni”, – dichiara Marco Franceschelli, agricoltore di Funo di Argelato, in provincia di Bologna, – da trenta circa faccio l’agricoltore e non ho mai visto una situazione simile. In alcuni casi, i raccolti di mais sono addirittura a zero e là dove qualche pannocchia è spuntata, siamo stati costretti a trinciare il prodotto ancora “verde” per poterlo vendere a circa due euro al quintale (contro i venti\venticinque di mercato) alle aziende che lo utilizzano come biomassa”. Due euro al quintale per raccolti su cui gli agricoltori hanno investito finanze ed energie e che rischiano di affossare attività già colpite dai problemi degli ultimi mesi.  Tante le speranze e le attese per il tavolo sulla siccità che si svolgerà mercoledì prossimo, quando le associazioni degli agricoltori potranno sedere a fianco dei rappresentanti regionali per fare il punto della situazione e chiedere interventi concreti. “Chiederemo innanzitutto – conclude Eugenio Zedda, – di risolvere la questione dell’utilizzo dell’acqua dei fiumi, che viene bloccato nei periodi di grande siccità e che è invece fondamentale in questo momento; inoltre stiamo lavorando ad un progetto che permetta l’arrivo di acqua dalla Liguria; infine, e punto assolutamente importante, chiediamo di cominciare a ripianificare le politiche agricole di lungo periodo. Dobbiamo renderci conto che la situazione climatica è cambiata e non possiamo più restare a guardare”. (Fonte articolo, clicca qui)

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