30 agosto 2012

A cento giorni dal sisma l'Emilia fa da sola

@ Luca Tittoni | Terremoto Emilia Romagna
Per i terremotati dell'Emilia aiuti anche dall'Unione Europea:

A cento giorni esatti dalla prima scossa del 20 maggio che fece tremare all'alba di domenica il cuore produttivo dell'Emilia, gli imprenditori sono ancora a testa bassa, impegnati a lavorare su due fronti – il mercato e la ricostruzione – ma avviliti. C'è troppa incertezza normativa nei provvedimenti fin qui presi, nessun finanziamento ponte dalle banche per aiutare la ripresa e ancora nessun euro garantito operativamente dalla regione. Sono queste le accuse che lanciano, stanchi di ascoltare parole e non vedere fatti, perché anche se la seconda scossa del 29 maggio ha messo definitivamente in ginocchio interi distretti – dal biomedicale di Mirandola alla meccanica di Cavezzo e dintorni, dalla maglieria di Carpi alla ceramica tra Finale e Sant'Agostino – loro, gli imprenditori, non hanno esitato a dar fondo alle risorse aziendali pur di rimuovere subito macerie, affittare capannoni e tensostrutture, riparare attrezzature e macchinari per ritornare operativi.
Non si sa ancora ufficialmente quante imprese si siano definitivamente fermate nel cratere e quante siano ripartite, ma tra le medie e grandi aziende si contano sulle dita di una mano quelle tuttora chiuse. Di certo ci sono i dati sui danni al sistema produttivo (5,2 miliardi sugli 11,5 complessivi conteggiati in Emilia) e sui capannoni lesionati dalle due scosse di oltre 5,8 gradi Richter: 1.519 fabbriche inagibili sulle 2.075 verificate dai tecnici tra fine maggio e il 10 agosto (ossia il 70%), cui si sommano 1.694 edifici commerciali (sui 2.697 controllati), 695 uffici (su 1.139 sopralluoghi), 112 strutture turistiche (su 174 verifiche) e 9mila magazzini (sugli oltre 11.300 analizzati dalle autorità). Mediamente i tre quarti delle strutture era inagibile al momento del sopralluogo. Tra le fabbriche quasi la metà (924 edifici) ha riportato danni seri, strutturali (per il 73% si tratta di capannoni nel Modenese).
Nonostante tutto le aziende sono operative. Tra le cinquanta industrie ferraresi più colpite dal terremoto tutte hanno di fatto ripreso l'attività produttiva – conferma Unindustria Ferrara – se non nella propria sede, in tensostrutture, in filiali o in stabilimenti in affitto in altre zone. Anche la Ursa di Bondeno, praticamente rasa al suolo (ci fu anche una vittima), ha ripreso in un container l'attività amministrativa e la casamadre spagnola ha già stanziato le risorse per ricostruire il capannone. Alla faccia della paura di delocalizzazioni, che continua a serpeggiare nell'aria. E un'altra azienda simbolo della tragedia, come Ceramica Sant'Agostino (due morti, 50 milioni di danni) è ripartita già dopo dieci giorni dal sisma con le consegne e il 23 luglio scorso con la produzione di piastrelle bicottura. «Contiamo di arrivare al 70-80% della capacità produttiva pre-sisma entro fine anno – spiega il brand manager Filippo Manuzzi – ma c'è molto lavoro da fare per sgomberare le macerie e mettere in sicurezza le strutture. Tutto, ovviamente, con risorse nostre».
Anche nell'industria modenese – un centinaio le grosse imprese danneggiate – è faticoso trovare nomi di aziende ferme. E i big che riaprono si portano dietro di sè tutto l'indotto artigiano. «C'è una fredda determinazione a ripartire – conferma il presidente di Cna Modena Luigi Mai, che già da fine giugno ha rimesso in moto la sua azienda meccanica terremotata, la Ptl di Mirandola, e i suoi 55 dipendenti in un capannone in ferro di seconda mano – nessuno qui è stato ad aspettare i contributi ed entro fine anno stimo che una metà dei nostri artigiani terremotati sarà operativa al 100%». Molto ha fatto anche la solidarietà tra subfornitori, che hanno evaso ordini in nome e per conto di terzisti colpiti dal sisma, aggiunge il numero uno di Confartigianato Emilia-Romagna, Marco Granelli, puntando però l'indice contro il «preoccupante caos generato da burocrazia ottusa, proroghe ridicole a singhiozzo per gli adempimenti fiscali e nessuna certezza su tempi e modalità per ottenere contributi».
Nel distretto biomedicale sono già tornati in attività i laboratori di Covidien, Sorin Dideco, B.Braun. «Bellco riprenderà la produzione interna a giorni, Gambro ed Haemotronic sono messe peggio, ma anche loro, come tutti noi nel Mirandolese – spiega Luciana Gavioli, referente del biomedicale per Confidustria Modena – non hanno mai bloccato le forniture avendo altri stabilimenti dove spostare le produzioni». Anche a Cavezzo, nella meccanica, la Wam dopo solo otto settimane aveva già richiamato al lavoro tutti i 550 dipendenti, «per produrre in realtà solo il 60% dei volumi pre-sisma ma l'importante – spiega il titolare Vainer Marchesini – è dare alle famiglie uno stipendio con cui fronteggiare emergenza e paura. Ora abbiamo in azienda 50 tecnici e tre gru che lavorano al ripristino, entro metà ottobre contiamo di recuperare un terzo dei 75mila mq inagibili e arrivare all'80-90% della produzione. Io ho il vantaggio di essere tra quello sparuto 5% di imprenditori assicurati e non faccio affidamento su soldi pubblici. Ma qui tutti gli imprenditori si stanno arrangiando, di aiuti non si è vista l'ombra».
La Regione Emilia-Romagna assicura che le ordinanze per le attività produttive sono in arrivo. «Ci aspettiamo meccanismi semplici, rapidi, trasparenti e il più possibile automatici, privi di discrezionalità amministrativa – sottolinea il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Maurizio Marchesini – e con tempi certi di erogazione. E ci aspettiamo anche che siano coperte tutte le tipologie di danno diretto e indiretto: oltre ai beni immobili e ai macchinari, i miglioramenti sismici e le delocalizzazioni temporanee. L'obiettivo è che si arrivi al riconoscimento di quell'80% indicato dal Governo a luglio. Manca però ancora un tassello decisivo, ossia il rinvio generalizzato degli adempimenti fiscali, tributari e contributivi a giugno 2013, che resta un nodo irrisolto». (Fonte articolo, clicca qui)

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