07 maggio 2012

Hollande alle prese con la crisi francese

La crisi non darà tregua a François Hollande. E già parlare di crisi al singolare è sbagliato: accanto ai problemi dell'Eurozona, del deficit, della Grecia il neo-presidente dovrà affrontare il problema delle ristrutturazioni industriali. Nei mesi scorsi, infatti, le imprese erano state gentilmente, ma fermamente, invitate a non annunciare piani di risanamento durante la campagna. Per le aziende pubbliche, la consegna era stata ancor più chiara: nessun licenziamento in Francia. Solo i rari casi di qualche piccola o media azienda hanno fatto eccezione e ovviamente risolti grazie agli interventi del governo. Adesso, le cose saranno più complicate e ben poco conta il colore politico del nuovo presidente. Almeno tre grandi gruppi potrebbero annunciare nei prossimi mesi piani di ristrutturazione. Il primo sarà Air France: i tagli dei costi sono stati annunciati in gennaio, ma la direzione della compagnia aveva saggiamente rinviato a giugno la seconda parte della ristrutturazione. E anche se mancano I dettagli, tutti sono convinti che essa comporterà una diminuzione dei dipendenti. Il secondo problema verrà, probabilmente, dal gruppo Peugeot-Citroën, i cui conti erano in rosso nel secondo semestre 2011. L'azienda pensa di chiudere lo stabilimento di Aulnay-sous-Bois dopo il 2014. Quella fabbrica conta molto, sia sul piano occupazionale, sia sul piano simbolico: i dipendenti sono 3mila 100 e Aulnay si trova nel dipartimento della Seine-Saint-Denis, a nord della capitale, da dove partì la rivolta delle banlieues del 2005 e dove la crisi sociale è più forte che altrove. Dopo l'estate, Philippe Varin, numero uno della casa di Sochaux, dovrebbe annunciare le intenzioni dell'azienda, ma un documento interno di qualche mese fa non lasciava molti dubbi. Altre aziende potrebbero seguire come Carrefour, leader della grande distribuzione, che perde quote di mercato Oltralpe. Ma si parla anche di diminuzione possibile degli organici in alcuni siti produttivi della Renault, nel settore marittimo, nelle banche, forse anche nelle telecomunicazioni, dove l'arrivo di Free ha provocato un terremoto (Orange, del gruppo France Télécom, ha perso in tre mesi più di 600mila clienti). Durante la campagna, Hollande aveva detto che sarebbe intervenuto, senza specificare come. Ma è certo che il problema delle ristrutturazioni industriali arriverà rapidamente sul suo tavolo. (Fonte articolo, clicca qui)

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