10 gennaio 2012

200 fusti tossici sul fondale del santuario dei cetacei

Gli organi di informazione di massa non ne parlano. Ma da quasi tre settimane una nave mercantile ha perso, nel mare di Livorno, un carico di 200 bidoni pieni di catalizzatori Co/Mo, cioè a base di monossido di cobalto e molibdeno. Una sostanza usata in un passaggio della raffinazione del petrolio – la idrodesulfirizzazione. I fusti viaggiavano sulla nave “Venezia” della compagnia Grimaldi Lines e adesso si troverebbero su un fondale di circa 500 metri di profondità in un’area di quasi 45 miglia quadrate a sud dell’isola di Gorgona, un’area protetta dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, nel cuore del Santuario internazionale di mammiferi marini Pelagos, il cosiddetto “Santuario dei cetacei”. Ci sono voluti circa 12 giorni perchè la notizia fosse diffusa. Un lasso di tempo inspiegabile, come inspiegabile è il fatto che la notizia non passi sugli organi di informazione nazionali. A parte  due quotidiani che rischiano la chiusura, come il Manifesto e l’Unità, poco o nulla hanno scritto o raccontato gli altri organi di informazione. E così come successo qui da noi in Calabria a proposito delle “navi dei veleni”, i cittadini si sono mobilitati ed hanno organizzato, per oggi domenica 8 gennaio, una manifestazione di protesta che si è rivelata di portata nazionale, mentre intanto la procura di Livorno ha aperto un’inchiesta. «I bidoni sono di colore azzurro, chiusi ermeticamente» ci hanno riferito da Livorno. E proprio quel “colore azzurro” uguale al fusto spiaggiato a Longobardi (nella foto) e ritrovato da un cittadino di Amantea il giorno di capodanno, ha destato all’inizio dei sospetti, in parte dissipati, grazie alla staffetta di informazioni tra attivisti del comitato De Grazia e giornalisti de il Manifesto (che hanno anche lanciato un appello sul loro sito ai cittadini toscani su “I Bidoni di Amantea“). Parrebbe infatti che il bidone ritrovato in Calabria, a Longobardi, nulla avrebbe a che fare con i bidoni inabissati nel mare di Livorno che «dovrebbero essere rimasti tutti nella zona dell’isola di Gorgona su un fondale di circa 400 metri di profondità» secondo quanto riferito dagli addetti ai lavori al cronista Riccardo Chiari de IlManifesto. Ma “gli addetti ai lavori” sono sempre attendibili? La Capitaneria di porto misteriosamente silente per più di dieci giorni. A Livorno si chiedono come sia possibile che una nave mercantile carica di sostanze tossiche viaggi da Catania a Genova con un mare in tempesta, sferzato da un libeccio di oltre 125 chilometri orari. E come sia possibile che la perdita del carico, subito denunciata dal capitano del cargo “Venezia”, sia stata segnalata ben dodici giorni dopo alle autorità interessate, come il sindaco di Livorno. Atteggiamenti istituzionali che noi calabresi conosciamo bene quando si parla di mare e di veleni. Cittadini in piazza. E così cittadini e associazioni ambientaliste oggi sono scesi in piazza, o sarebbe meglio dire  “in porto”, per affermare che il mare non è una discarica e i bidoni dispersi sui fondali di Livorno devono essere recuperati. Una manifestazione che ha raccolto numerosissime adesione di associazioni nazionali partiti e comuni cittadini che hanno visto in questi anni ridurre il proprio mare ad una discarica, soprattutto di rifiuti tossici e pericolosi. I manifestanti depositeranno uno striscione con la scritta «Il mare non è una discarica» sulla lapide della Moby Prince luogo simbolo di verità negata. (Fonte articolo, clicca qui)

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