14 settembre 2011

Strage di Ustica, maxi risarcimento dai ministeri


Non basteranno a placare il dolore dei parenti e di chi per tanti anni ha cercato giustizia rimbalzando contro il muro di gomma dei silenzi, dell'omertà e dei depistaggi di Stato. Ma i 100 milioni di risarcimento che, ha stabilito il giudice Paola Protopisani della terza sezione civile del tribunale palermitano, dovranno essere pagati dai ministeri della Difesa e dei Trasporti ai parenti in linea diretta delle 81 vittime della strage di Ustica segnano una svolta: lo Stato deve pagare per non aver saputo garantire la sicurezza ai cittadini e per aver contribuito a occultare le prove.
Trentuno anni dopo la strage e al termine di un'istruttoria durata tre anni un giudice della Repubblica riconosce che, nell'abbattimento del Dc 9 Itavia la sera del 27 giugno del 1980, vi fu sicuramente responsabilità da parte di chi era chiamato a fare il modo che il volo decollato dall'aeroporto Guglielmo Marconi di Borgo Panigale di Bologna arrivasse incolume a Palermo dove era destinato. E invece così non fu. Vi furono poi «omissioni e negligenze», per non dire dei depistaggi e delle morti sospette che. Secondo gli avvocati «il risultato della vicenda processuale rende giustizia per l'ultratrentennale tortura a goccia che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato». E questa sentenza, secondo i legali, può contribuire a far riaprire una vicenda processuale che sul piano penale si è chiusa nel 2007 con una sentenza che è stata dai più definita vergognosa: nessun colpevole.
E invece ora, insistono gli avvocati, si capisce che fu un missile, probabilmente di nazionalità francese o statunitense, ad abbattere il volo del DC9 Itavia e citano testimoni autorevoli come l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. «Ci si auspica – dicono gli avvocati – che chi di dovere avvii ogni opportuna, e a questo punto indefettibile, azione nei confronti della Francia e degli Stati Uniti affinché sia finalmente ammessa, dopo più di un trentennio, la responsabilità per il gravissimo attentato». Altri pezzi di verità potrebbero emergere dalle macerie di Tripoli. «In concomitanza della caduta del regime di Gheddafi – dicono ancora i legali – la nazione sia direttamente informata del contenuto degli archivi dei servizi segreti libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto. E ciò consentendosi un accesso diretto da parte dell'Italia senza alcuna manomissione».
Daria Bonfietti, presidente dell'associazione che raggruppa i familiari delle 81 vittime, giudica fondamentale la sentenza di Palermo e si augura che si possa aggiungere l'ultimo pezzo della verità: «È giunto il momento che il nostro governo si muova nei confronti di quei paesi a cui sono state rivolte tante rogatorie perché sino ad ora non ha fatto nulla. È stato ribadito con forza la tesi sostenuta da sempre dal giudice Rosario Priore, e cioè che in quei cieli ci fu una vera e propria guerra aerea». E mentre Walter Veltroni «definisce importante e positiva» la sentenza palermitana, il ministro Carlo Giovanardi dice: «La Commissione dei periti internazionali guidata da Aurelio Misiti ha concluso all'unanimità per l'esplosione di una bomba in una toilette di bordo». Replica Daniele Osnato, legale di 68 degli 81 parenti delle vittime: «È una sentenza importante soprattutto dal punto di vista politico, perché dà conferma delle risultanze del giudice istruttore Priore, successivamente da tanti definita carta straccia, e demolisce la perizia Misiti che sosteneva si fosse trattato di una bomba. Queste tesi non vengono solo sposate, ma riscontrate punto per punto dal giudice Protopisani, che ha verificato tutti gli atti emersi nel dibattimento successivo all'ordinanza priore». (Fonte articolo, clicca qui)

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