08 luglio 2011

Gli zingari del nucleare

Li chiamano zingari nucleari. A loro è affidata la manutenzione e la sicurezza di impianti come il reattore di Fukushima. Assunti da ditte di intermediazione, vengono pagati tra i 700 e gli 800 euro al giorno e sono le prime vittime del sistema nipponico. A scoprirli già nel 2004 il giornalista Pio D'Emilia che in un articolo pubblicato sul quotidiano il Manifesto, così li raccontava: Erano genpatsu gypsies, gli «zingari del nucleare» [...] «addetti stagionali», lavoratori in affitto, operai non specializzati cui le società che gestiscono le centrali nucleari in Giappone affidano il delicato compito della manutenzione, avvalendosi di agenzie per il lavoro occasionale.
E la testimonianza di un fotografo giapponese che si era fatto assumere come "zingaro", dà la tara del fenomeno: A Mihama, su poco più di 350 addetti, 222 sono lavoratori stagionali. Ma la tendenza è nazionale: su 70 mila addetti, poco più del 10% ha un contratto a tempo indeterminato. Gli altri sono, appunto, «zingari». Gente che viene assunta per pochi mesi, e che potrebbe lavorare come carpentiere in un cantiere edile o ad una qualsiasi catena di montaggio della Toyota... Si tratta di gente ignorante, cui non viene impartito il necessario addestramento e che spesso viene retribuita a cottimo.
Fantasmi che accettano di esporsi a rischi altissimi per soldi, come spiega uno di loro nel servizio realizzato da D'Emilia per SkyTg24. Gli viene affidato un dosimetro per misurare il livello di contaminazione in base al tempo di esposizione alle radiazioni ma una volta raggiunto il livello massimo consentito, gli operai non tornano alla loro vita quotidiana: vengono licenziati e poi riassunti, la nuova società gli affida un altro dosimetro, nuovo di zecca, per riprendere i turni. "Quando lo zingaro di turno raggiunge il massimo dosaggio - spiega D'Emilia - viene ufficialmente fermato per essere però riassunto il giorno dopo, grazie alla complicità di un'altra società di intermediazione che gli consegna un altro dosimetro". (Fonte articolo, clicca qui)

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