12 giugno 2011

Draghi: "Produttività ristagna, il Paese non cresce"

"Se la produttivita' ristagna, la nostra economia non puo' crescere". Lo ha detto nel corso delle considerazioni finali il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, aggiungendo che "dall'avvio della ripresa, nell'estate di due anni fa, l'economia italiana ha recuperato soltanto 2 dei 7 punti percentuali di prodotto persi nella crisi. Nel primo trimestre di quest'anno il ritmo di espansione e' stato appena positivo".
"Nel corso dei passati dieci anni - ha proseguito Draghi - il Pil e' aumentato in Italia meno del 3%; del 12 in Francia, paese europeo a noi simile per popolazione. Il divario riflette integralmente quello della produttivita' oraria: ferma da noi, salita del 9% in Francia. Il deludente risultato italiano e' uniforme sul territorio, da Nord a Sud. Il sistema produttivo perde competitivita'. Si aprono disavanzi crescenti nella bilancia dei pagamenti correnti. Si inaridisce l'afflusso di investimenti diretti: nel decennio sono entrati in Italia capitali per investimenti diretti pari all'11% del Pil, contro il 27 in Francia".
"Le dinamiche retributive - ha messo in evidenza il governatore - sono da noi modeste, non potendo troppo discostarsi da quelle della produttivita': la domanda interna ne risente. Le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressoche' ferme nel decennio, contro un aumento del 9% in Francia; i consumi reali delle famiglie, cresciuti del 18% in Francia, sono aumentati da noi meno del 5, e solo in ragione di una erosione della propensione al risparmio".
"La nostra produttivita' - ha continuato - ristagna perche' il sistema non si e' ancora bene adattato alle nuove tecnologie, alla globalizzazione. Capirne le ragioni e' stato l'obiettivo di molta parte della ricerca svolta in Banca d'Italia negli ultimi anni". Il governatore ha quindi spiegato che "va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile", "occorre proseguire nella riforma del nostro sistema di istruzione, gia' in parte avviata, con l'obiettivo di innalzare i livelli di apprendimento, che sono tra i piu' bassi nel mondo occidentale anche a parita' di spesa per studente".
"La concorrenza, radicata in molta parte dell'industria, stenta a propagarsi al settore dei servizi, specialmente quelli di pubblica utilita'. Non si auspicano privatizzazioni senza controllo, ma un sistema di concorrenza regolata, in cui il cliente, il cittadino sia piu' protetto. L'Italia - ha sottolineato Draghi - e' indietro nella dotazione di infrastrutture rispetto agli altri principali paesi europei, pur con una spesa pubblica che dagli anni ottanta al 2008 e' stata maggiore in rapporto al Pil". (Fonte articolo, clicca qui)

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