01 marzo 2011

Draghi, la crescita dell'Italia è ferma da 15 anni

Il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, in occasione del consueto discorso annuale all’Assiom Forex, ha sottilineato la stagnazione dell’economia italiana, la quale dura oramai da 15 anni. L’intervento di Draghi considera necessaria una profonda azione riformatrice ispirata al conseguimento di una maggiore efficienza del sistema.
“Nonostante i passi in avanti – afferma Draghi alla sala Auditorium della Fiera di Verona – l’Italia si segnala ancora in tutte le classifiche internazionali per l’onerosità degli adempimenti burocratici, specie quelli addossati alle imprese. Possiamo guardare con ragionevole fiducia alla possibilità di un’azione di riforma. Si tratta di liberare lo spirito degli imprenditori e degli individui da molti vincoli. Si è già cominciato, ma azioni riformatrici più coraggiose migliorerebbero le aspettative delle imprese e delle famiglie e aggiungerebbero impulsi alla crescita”.  Le analisi vedono il nostro paese crescere dell’1% (+1,1% il pil nel 2010) e le previsioni di Bankitalia per il biennio 2011-2012 si attestano a circa mezzo punto percentuale in meno della media prevista per l’eurozona. A preoccupare il Governatore di Bankitalia è soprattutto la crisi libica con la conseguente impennata dei prezzi petroliferi: un aumento del 20% delle quotazioni petrolio significa una minor crescita del prodotto di mezzo punto percentuale in tre anni. Altro elemento di disturbo per la nostra economia è rappresentato dal debito pubblico, con il rapporto tra debito pubblico e Pil vicino al 120%: in relazione a tale aspetto, Draghi sottolinea che “occorrerebbe iniziare a flettere nel prossimo anno, quando il Governo intende riportare il disavanzo annuo sotto il 3% del Pil”. L’auspicio di Draghi è di vedere che le maggiori entrate dello stato si rendano disponibili grazie a recuperi di evasione, le quali verrebbero  usate per ridurre la pressione sui contribuenti. Ultimo nodo, ma non per importanza, è la disoccupazione giovanile, la quale si è attestata a livelli record, ossia vicina al 30%. (Fonte articolo, Finanza Ok, clicca qui)

ORA DRAGHI LANCIA L'ALLARME GIOVANI
L'Italia deve crescere. E per fare questo il Bel Paese ha bisogno di riforme strutturali, di banche forti, con liquidità e patrimonializzate, ma anche di imprese più grandi e meno tartassate dal fisco, di un sistema di istruzione adeguato e soprattutto di un grande investimento sui giovani in termini di istruzione e occupazione. Ma questo istituti di credito, imprese e istituzioni lo devono fare con una certa urgenza. È il messaggio lanciato ieri dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, da Verona, dove si è tenuto il 17° congresso dell'Assiom Forex, i cui lavori sono stati aperti dal presidente di Assiom-Forex, Giuseppe Attanà, dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, e dal presidente del Consiglio di sorveglianza del Banco Popolare (sponsor del congresso), Carlo Fratta Pasini. Prima dei lavori una ventina di esponenti di associazioni imprenditoriali, istituti finanziari e amministrazioni pubbliche, scaligere e non, hanno incontrato Draghi in privato. Tra loro anche il presidente della Fondazione Cariverona, Paolo Biasi. Di fronte ad una platea di oltre duemila persone, Draghi ha letto la sua relazione di 14 cartelle, la prima ufficiale nel 2011. E il focus del suo discorso è proprio la crescita bassa. Un pil che sale nell'ordine dell'1% da troppo tempo, addirittura 15 anni. Il numero uno di Via Nazionale sprona a riforme più coraggiose per migliorare la performance del prodotto interno lordo italiano e mostra alla fine della sua relazione un certo ottimismo nel raggiungimento di questo obiettivo, ma è comunque molto chiaro sulla strada da seguire: «Si è già cominciato - riconosce - ma azioni riformatrici più coraggiose, rigorose, migliorerebbero le aspettative delle imprese e delle famiglie e aggiungerebbero per questa via impulsi alla crescita». La domanda interna rimane «debole», dice il responsabile di Via Nazionale per suffragare la sua esposizione, osservando come «a beneficio della crescita di tutta l'economia andrebbe un assetto normativo ispirato pragmaticamente all'efficienza del sistema». «Possiamo guardare con ragionevole fiducia alla possibilità di un'azione di riforma», continua Draghi. L'Italia «dispone di grandi risorse, ha molte aziende, una grande capacità imprenditoriale, la sua gente è laboriosa e parsimoniosa», però occorre agire, si evince dalla lettura delle sue parole. Nelle prime file ci sono tra gli altri anche Cesare Geronzi, Giuseppe Mussari, Dieter Rampl.
Ciò che preoccupa il governatore Draghi è anche la situazione internazionale, quella del Nordafrica e della Libia in particolare, per la tensione che provoca sulle materie prime. Il rincaro di queste, a cominciare dal petrolio sull'onda degli ultimi avvenimenti, rischia di avere ripercussioni pesanti sul livello dell' inflazione che potrebbe salire «al di sopra della definizione di stabilità dei prezzi fissata dal consiglio direttivo della Bce». In questo contesto, anche il sistema creditizio italiano deve attrezzarsi in tempi rapidi. Le difficoltà «non sono temporanee» e gli istituti devono continuare a rafforzare il patrimonio. Per questo anche nel 2010, dovrà arrivare una nuova «stretta» sui dividendi e bisognerà agire con determinazione sul taglio dei costi e magari vendere delle attività, mantenendo una buona liquidità.
Quello di ieri di Draghi è un messaggio che amplia e rafforza le indicazioni fornite nelle ultime settimane con parole più esplicite e dirette alla platea dei banchieri e operatori finanziari ai quali peraltro rivendica «come un complimento», le parole di un anonimo banchiere che aveva definito sulla stampa «asfissiante» la vigilanza di Via Nazionale.
Tutti i banchieri alla fine del discorso di Draghi concordano peraltro con il governatore sulla necessità di un patrimonio solido e di un'azione incisiva sui costi, che per molte delle banche è già peraltro in corso. Il governatore sprona gli istituti di credito a fare di più. Meno redditività quindi, maggiori costi della raccolta (pagano di più per quella all'ingrosso rispetto alle rivali tedesche) e necessità di avere più patrimonio per l'arrivo di Basilea 3. I coefficienti italiani sono buoni, specie per i piccoli istituti (Draghi peraltro dice «di non comprendere chi dice che le norme avranno per loro effetti negativi») ma c'è ancora da fare. Per il governatore si deve far conto sulla «gran parte degli utili» che verranno anche quest'anno sottratti ai dividendi. Per questo Draghi giudica «inevitabile, non appena le condizioni lo consentiranno, che si ricorra anche al mercato dei capitali». Chiosa Draghi mentre legge la sua relazione, «i rimedi già li conoscete, quello che voglio trasmettervi è un senso di urgenza a decidere e mettere in atto quello che già state pensando» in termini di efficienza, patrimonializzazione e liquidità. (Fonte articolo, Il Giornale di Vicenza, clicca qui)

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