16 luglio 2009

Trattenete il respiro

_Nuove piscine nella periferia di Roma ne arriveranno due. Solo due. I gargantueschi mondiali di nuoto del 17 luglio prossimo, con la loro leva di investimenti e il conseguente sversamento di cemento, hanno partorito due minuzie per la Roma decentrata che necessita vasche: il rifacimento di una piscina scoperta già esistente al Real Sporting Village in via Giorgieri, collina sull' Aurelia a ridosso dell' uscita del Raccordo, e una dieci metri - sì, una decisiva vasca da 10 metri - nell' impianto di Roma 70, largo Zamorani, Tiburtina. Due innaffi d' acqua al cloro a fronte di una periferia assetata e di un investimento sui mondiali tra pubblico e privato da 750 milioni di euro (che alla fine darà all' intera città 41 nuove piscine). Uno degli aspetti più gravi del grande progetto mondiali di nuoto, che ormai anche un padre putativo come l' ex assessore veltroniano Roberto Morassut non esita a definire un fallimento, è che si è costruito là dove già c' erano strutture, trampolini, spogliatoi, dove già correvano affari: lungo l' asse che dal Secondo municipio (i circoli storici sul lungotevere, il Flaminio, il quartiere Trieste) sale fino al Ventesimo (Cassia-Flaminia) e lungo la direttrice che da viale Marconi arriva al mare di Ostia passando per Acilia, Axa, l' Infernetto. Non è un caso che in sette municipi su venti, tenendo conto anche del lavoro parallelo avviato dalle amministrazioni comunali a prescindere dai mondiali, le nuove piscine realizzate saranno zero. Per esemplificare, non è previsto nulla in tutta la XVIII Circoscrizione: Trionfale, Primavalle. E a salire in XIX: Casalotti, il suburbio Delle Vittorie. Roma Est, poi, se fallirà il grande progetto di Tor Vergata con le quattro piscine calatraviane, si salverà solo grazie alla faticosa operazione dei Punti verdi qualità partita ai tempi di Rutelli e che in questi anni sta portando impianti comunali alla Rustica, a Tor Sapienza, a Torre Fiorita. Il mancato incontro tra il business dei centri sportivi ricchi e le necessità degli altri quartieri lo si vede in via dei Monti Tiburtini, Parco Feronia, Punto verde qualità del Comune: la concessione edilizia è del febbraio 2002 e oggi lì si possono vedere la bella cupola in legno lamellare e pure le difficoltà del cantiere. L' impresa costruttrice ha chiesto un finanziamento integrativo per chiudere un' opera pensata là dove c' erano prostitute e carcasse d' auto. Il pubblico, però, non ha più soldi. Altrove, il privato investe dove gli impianti già ci sono. Basta scorrere l' elenco dei progetti bocciati per comprendere il crack urbanisticosportivo di Roma 2009: non ci sarà una nuova piscinaa Prima Porta (per il Comune esisteva un rischio idraulico), né a Lunghezza (un nuovo impianto non era compatibile con il piano regolatore), né in via Millevoi, Cecchignola. Niente a Boccea, né a Casal Boccone. Altrove - per le potenti strutture sportive sulla Flaminia, sulla Salaria - i "no" del Comune sono diventati "sì" del commissario, i rischi idraulici sono diventati cantieri da 161 mila metri quadrati, i vincoli totali scavi in riva al Tevere. In periferia i "no" hanno fermato le nuove piscine. Esemplare da questo punto di vista il destino dei campi da tennis di via dei Colli Portuensi 250, trafficata semiperiferia. La società Area B srl chiese di trasformare i rettangoli in sintetico in corsie d' acqua inserendo nel progetto alcuni box per auto. Garage negati, la proprietà fermò tutto. E oggi la sala per i soci del vecchio tennis è rifugio per clandestini. (Fonte: Repubblica)

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