28 giugno 2009

Change has come to America

_Energia pulita, minore dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, in particolare dal petrolio estero, un taglio deciso di oltre l'80%, al 2050, delle emissioni di gas serra (''colpevoli del riscaldamento globale''), le nuove tecnologie e la creazione di tanti nuovi posti di lavoro 'verdi. E' questo l'orizzonte disegnato dalla 'svolta storica' degli Usa con la legge anti-CO2 sul clima dell'amministrazione Obama che, con soltanto sette voti di differenza (219 a 212), e' stata approvata alla Camera dei Rappresentanti, e ora dovra' superare l'esame al Senato. Il testo, di circa 1.200 pagine, punta a un netto taglio delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2005: il 17% in meno al 2020 e l'83% entro il 2050. Risultati da ottenere, essenzialmente, con una produzione 'frenata' delle emissioni da parte delle grandi compagnie Usa, comprese le centrali e le raffinerie. Il presidente Usa Barack Obama parla di ''enorme progresso'' rispetto al passato e di ''un passaggio audace ma necessario''. Nello specifico, il progetto di legge crea un mercato per lo scambio dei certificati delle emissioni di CO2 ('Cap and trade') simile a quello previsto dal protocollo di Kyoto. Poi, entro il 2020 il 20% del consumo di energia dovra' provenire da fonti rinnovabili, con la possibilita' che un terzo possa essere raggiunto con una maggiore efficienza energetica. Molti i fondi che dovrebbero essere stanziati per la ricerca, lo sviluppo, l'innovazione, le auto elettriche e le tecniche di cattura e stoccaggio di CO2. (Fonte: ANSA)
_L’incipit di una pagina di Storia si può scrivere anche con 7 voti di scarto. Tanto è il stato il margi­ne, 219 a 212, con cui la Came­ra dei Rappresentanti ha vota­to venerdì sera la legge sul­l’energia, consegnando a Ba­rack Obama una delle più im­portanti vittorie politiche dei suoi cinque mesi alla Casa Bianca. Il nuovo ordinamento, che per entrare in vigore dovrà passare l’esame del Senato, im­pone per la prima volta negli Stati Uniti limiti alle emissioni di gas-serra e prevede stimoli all’uso delle fonti pulite e soste­nibili. Detto altrimenti, l’Ame­rica dà il via a una rivoluzione, che affronta il problema del global warming, cambiando il modo in cui la prima econo­mia del mondo produce e usa energia. «Un passo coraggioso e ne­cessario, che contiene la pro­messa di creare una nuova in­dustria e milioni di posti di la­voro », ha detto il presidente Obama, ricordando che la leg­ge, se approvata dalla Camera Alta, «renderà finalmente l’energia pulita la forma più conveniente di energia». L’American Clean Energy and Security Act pone l’obietti­vo di ridurre del 17% entro il 2020(usando come base i valo­ri del 2005) le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Al suo centro è un meccanismo di «cap and trade», che fissa il tetto globale dei gas serra consentiti, ma consente a industrie, centrali e altri operatori di comprare e vendere i cosiddetti «permessi d’inquinamento». Un numero limitato di questi ultimi verrà istituito dal governo e in parte distribuito gratuitamente in base a criteri, fissati dal Con­gressional Budget Office. Il tet­to alle emissioni verrà abbassa­to progressivamente negli an­ni, rendendo più caro acquista­re i permessi e presumibilmen­te costringendo le industrie a investire su energie rinnovabi­li (solare, eolica e geotermale) o più pulite, come la nuova ge­nerazione di reattori nucleari o il carbone che non inquina. Se­condo il Congresso, la nuova legge costerà in media al con­sumatore americano 175 dolla­ri l’anno. Non è stato facile per la Casa Bianca farla passare. Giovedì mattina, Rahm Emmanuel, ca­po dello staff e vero stratega di Obama, aveva ammesso a un breakfast con un gruppo di giornalisti che «i voti non ci so­no ». Ma nelle 24 ore successive, sotto la regia sua e della Spe­aker Nancy Pelosi, il lavorio è stato frenetico. I numeri del te­sto sono stati modificati al ri­basso. Obama ha trascorso ore al telefono per convincere uno per uno i deputati riluttanti e molti di loro sono stati corteg­giati perfino con un invito al­l’Iuau, la prima festa hawaiia­na organizzata dalla first fami­ly giovedì sera nel South Lawn della Casa Bianca. Alla fine il successo è arriva­to, sia pur sudato e di misura: per 8 repubblicani che hanno votato con la maggioranza, ci sono stati ben 44 democratici che hanno detto no. Una varie­gata ribellione interna, dove si sono ritrovati insieme chi osteggia la legge temendo che possa alienare voti nelle regio­ni agricole o dell’industria tra­dizionale e chi invece la consi­dera troppo timida. E anche gli ambientalisti hanno chiesto una legGiustificage più dura contro gli inquinatori e le industrie. Le difficoltà del primo osta­colo annunciano un’altra, dura battaglia al Senato, dove ai de­mocratici mancano 2 dei 60 vo­ti necessari per evitare l’ostru­zionismo, ma dove le linee di­visorie sull’ambiente sono an­che molto trasversali. (Fonte: Corriere della Sera)

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