26 novembre 2008

Ricordate il Dosdè? Eccolo sei mesi dopo

_Ne parlai il 20 giugno quando ebbe inizio la sperimentazione. Via i teli, ecco il Dosdè esattamente sei mesi dopo e, nella drammaticità del problema, che bel risultato!
_Una coperta per preservare i ghiacciai dallo scioglimento. Sembra pazzesco ma è possibile. Lo dimostra un esperimento durato sei mesi sul ghiacciaio Dosdè Orientale (Alta Valtellina, Lombardia), nel settore montuoso Piazzi-Dosdè, condotto da un gruppo dii ricercatori dell'università di Milano, sotto la guida di Claudio Smiraglia e di Guglielmina Diolaiuti, del Comitato glaciologico italiano. Il «plaid» ovviamente non era «normale», bensì una copertura sperimentale di geotessile capace di esprimere una «protezione attiva» su un'area di 150 metri quadri. A fine ottobre, quando l'esperimento si è concluso, lo spessore di neve non disciolta e di ghiaccio sopravvissuto alla stagione estiva raggiungeva quasi due metri di altezza. L'esperimento, condotto con il finanziamento di una nota marca di acque minerali, ha permesso così di salvare il 43 % di spessore dell'acqua rappresentata dalla neve compatta presente al momento della stesura del telo sul ghiacciaio e soprattutto di azzerare la fusione del ghiaccio sottostante. In totale, tenendo conto anche del ghiaccio preservato dalla fusione, si è salvato uno spessore di acqua di 161 cm. Il volume di acqua preservato è risultato di circa 115 m3, corrispondente a 115 mila litri. Il telo agisce creando una barriera fisica tra i raggi solari e la neve e il ghiaccio sottostanti, limitandone così la fusione durante il periodo estivo». Per Cladio Smiraglia, direttore dell'esperimento, «è certamente impensabile intervenire con strategie di protezione attiva su tutti i ghiacciai italiani, ma, grazie all'iniziativa abbiamo potuto verificare l'applicabilità e l'efficacia delle strategie di mitigazione attraverso la sperimentazione su un ghiacciaio campione». «Visti i risultati «più che soddisfacenti questo approccio potrebbe venire applicato in particolari situazioni, ad esempio laddove finestre rocciose emerse dalla superficie glaciale agiscono d'estate come vere e proprie trappole di calore ampliando la fusione glaciale e portando in ultima analisi alla disgregazione di interi apparati». In questi casi, precisa, «una copertura bianca riflettente come il geotessile potrebbe ridurre efficacemente l'assorbimento di energia e quindi l'emissione di calore da parte delle rocce e limitare la fusione glaciale».

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