13 ottobre 2008

Krugman premio Nobel per l'Economia

Futuribilepassato.blogspot.com_Agenzia ANSA Italia
''Il mio credo e' che se un editoriale o un fondo non fanno decisamente arrabbiare un notevole numero di persone, l'autore ha sprecato lo spazio concesso'': e' il premio Nobel per l'Economia, Paul Krugman, a spiegare in prima persona la sua ormai decennale presenza come editorialista del New York Times, un palco che ha usato per lanciare attacchi spesso pesanti alle scelte di politica economica ed estera dell'amministrazione Bush. Nato a Long Island, negli Usa, nel 1953, Krugman ottiene prima una laurea a Yale e poi un dottorato al Mit di Boston. Molto interessato anche alla vita politica, lavora per un anno (tra il 1982 e il 1983) nel Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca, sotto l'amministrazione Reagan, e viene accreditato come uno dei possibili segretari di Governo nel caso in cui John Kerry avesse vinto le elezioni del 2004. Al di fuori del mondo accademico, nel quale ha pubblicato oltre 20 libri e 200 lavori, e' noto soprattutto per il suo ruolo di editorialista. Il suo 'Economia Internazionale' e' uno dei libri di testo piu' diffusi, anche nelle universita' italiane, grazie alla 'nuova teoria del commercio', poi evolutasi nella 'Analisi dei modelli di commercio internazionali' in cui determina gli effetti del libero scambio e della globalizzazione e che gli e' valsa il premio Nobel. Prima del Nyt, ha scritto anche per Fortune e l'Economist, ma e' stato sul quotidiano newyorchese, in cui pubblica con cadenza bisettimanale, che ha allargato il campo d'azione, guadagnandosi anche non poche critiche per la sua posizione estremamente negativa nei confronti delle politiche messe in atto dal presidente George W.Bush. 'La deriva americana' e' la traduzione italiana di una raccolta di suoi articoli in cui muove critiche a quel ''pericoloso gruppo di potere rivoluzionario'' che, sostiene, sta rovinando gli Stati Uniti. Acceso sostenitore della sanita' pubblica e detrattore dell'abolizione della tassa di successione, il neo premio Nobel, in anticipo di anni rispetto a quanto sarebbe successo con la crisi dei mutui, aveva piu' volte sottolineato, citando gli esempi dei fallimenti di WorldCom ed Enron, che un sistema di libero mercato non e' in grado di funzionare correttamente senza gli adeguati controlli. E non e' un caso che anche nel suo editoriale odierno, quand'era ancora ignaro del premio che lo attendeva dall'altra parte dell'oceano (''sono corso a farmi una doccia per la conferenza stampa'', il suo primo commento), Krugman abbia speso parole positive per l'iniziativa inglese del premier Gordon Brown per fronteggiare la crisi dei mutui, bocciando invece senza mezzi termini il piano Usa: invece di rinazionalizzare le banche - ha scritto - il ministro Paulson ''ha scelto di acquistare i titoli tossici, basandosi sulla teoria che... beh, non e' mai stato chiaro quale teoria fosse''.


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