21 giugno 2008

L'Onu: "Lo stupro è un'arma di guerra"

Futuribilepassato.blogspot.com_Agenzia ANSA
Essere donna in un paese in guerra é più pericoloso che essere un soldato. In una riunione ad alto livello presieduta dal segretario di Stato Condoleezza Rice, l'Onu ha condannato con parole forti l'uso dello stupro come arma di guerra, preannunciando azioni punitive contro i responsabili delle violenze sessuali contro le donne nei paesi coinvolti in conflitti armati. Raccogliendo la proposta degli Stati Uniti, il Consiglio di Sicurezza ha approvato all'unanimità una risoluzione (la 1820), sponsorizzata da oltre 30 paesi tra cui l'Italia, in cui la violenza sessuale viene definita "una tattica di guerra per umiliare, dominare, instillare paura, disperdere o trasferire a forza membri civili di una comunità o di un gruppo etnico". I Quindici hanno chiesto al segretario generale Ban Ki-moon di monitorare la situazione e presentare un rapporto di qui a 12 mesi, ma anche di rafforzare i controlli sui caschi blu che in alcune regioni si sono resi colpevoli di stupri: "Io sono per la tolleranza zero", ha detto il segretario generale: "Se scopriremo nuovi casi non solo i responsabili, ma anche i loro superiori saranno puniti". I lavori del Consiglio si sono conclusi in tarda serata: "Il problema ha raggiunto livelli di pandemia in alcune società che cercano di riprendersi dai conflitti", ha detto Ban mentre la Rice ha messo sul banco degli imputati la Birmania dove le vittime degli stupri di militari "sono spesso bambine di solo otto anni". Parlando ai Quindici, il generale Patrick Cammaert, ex comandante di soldati Onu, ha osservato che "in una guerra moderna è diventato probabilmente più pericoloso essere donna che soldato". Nel corso del dibattito sono stati puntati i riflettori sulla ex Jugoslavia, il Darfur, la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda e la Liberia come regioni di conflitto teatro di efferatezze contro le donne su vasta scala. La risoluzione minaccia implicitamente di portare i colpevoli di stupri di massa in guerra di fronte alla Corte Penale Internazionale e chiede "a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati la cessazione completa e immediata delle violenze sessuali contro i civili, con effetto immediato". "E' un atto storico", ha commentato Human Rights Watch. I dati del Fondo di Sviluppo dell'Onu per le Donne (Unifem) parlano da soli della drammaticità della situazione, ha commentato il sottosegretario agli esteri Vincenzo Scotti, che ha rappresentato l'Italia nella riunione. Mezzo milione di stupri nel corso del genocidio del 1994 in Ruanda; 60 mila donne vittime di violenze sessuali durante il conflitto tra Croazia e Bosnia; in Sierra Leone altri 64 mila casi tra donne sfollate; 32 mila solo nel 2005 e probabilmente per difetto nella regione del Sud Kivu, nella Repubblica democratica del Congo. Questi numeri "sono allarmanti e purtroppo in crescita", ha detto Ban, sottolineando che "troppo spesso il sistema giudiziario fallisce e i responsabili sono rimasti finora impuniti".


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