24 aprile 2008

Nord e Sud divisi da tre mesi di stipendio

futuribilepassato.blogspot.com_Article Il Sole 24 Ore
Interessante rapporto prezzi/stipendi de Il Sole 24 Ore che, seppur parziale, trovo interessante pubblicare. Buona lettura e buon fine settimana.
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Tre mensilità di differenza tra Nord e Sud. Se il contratto nazionale rispecchiasse gli andamenti regionali dei prezzi rilevati dall'Istat, si avrebbero grandi sorprese. Con valori abbastanza lontani da quelli attuali, soprattutto nelle città settentrionali. Un edile milanese in media guadagna 1.478 euro lordi, invece dei 1.651 euro che sarebbero necessari per pareggiare il costo della vita registrato in quella provincia. Dunque deve accollarsi una "tassa" occulta di 173 euro mensili, che su base annua equivalgono a 2.249 euro, una volta e mezza il valore di una mensilità. Sul versante opposto, il suo collega di Campobasso dovrebbe percepire 1.312 euro. Il "guadagno", in questo caso, è di 166 euro su base mensile, pari a 2.158 euro l'anno. Sono cifre elaborate dal Sole 24 ore che partendo da una media ponderata delle rilevazioni Istat sul caro-vita nelle province italiane nel settore alimentare, dell'abbigliamento e dell'arredamento, le ha rapportate alle retribuzioni previste dai contratti nazionali di 7 categorie. Il risultato è che di fatto le gabbie salariali, eliminate dalla contrattazione da quasi quattro decenni, sono resuscitate. Ma al contrario, i lavoratori più penalizzati risiedono a Milano e a Bolzano, seguiti dai colleghi di Trieste e Genova. Mentre quelli di Napoli e Campobasso beneficiano di un più basso livello di prezzi. Anche se al Nord – come forma di compensazione – è frequente che in una famiglia siano in due a lavorare, mentre al Sud l'occupazione femminile è particolarmente bassa. Due avvertenze nella lettura dei dati. Primo: le rilevazioni Istat e i pesi regionali della spesa delle famiglie riguardano prodotti che corrispondono circa ad un terzo dei consumi, quindi si tratta di proiezioni parziali ma relative comunque ad una tendenza in atto. Secondo: sono tre i contratti rinnovati (metalmeccanici, chimico-farmaceutico, turismo), due quelli in scadenza a fine anno (Tlc e Trasporto merci-Confetra) e due quelli già scaduti (commercio, edilizia). Più nel dettaglio, per un metalmeccanico milanese, con una busta paga di 1.468 euro, la "perdita" è di 172 euro rispetto ai 1.640 euro che dovrebbe percepire per reggere al "caro vita". Mentre il contratto nazionale assicura al suo collega napoletano 156 euro in più rispetto ai 1.312 euro equivalenti al livello di prezzi registrato nel capoluogo partenopeo. Lo stesso quadro nel commercio: un dipendente al quarto livello in base al contratto nazionale percepisce 1.298 euro lordi: la tenuta del potere d'acquisto (rispetto ai tre indicatori presi in considerazione) equivale a 1.450 euro per Milano e 1.424 per Bolzano, rispettivamente 152 e 126 euro in meno. Mentre la cifra corrispondente al livello dei prezzi di Napoli è sensibilmente più bassa (1.160 euro), così come a Campobasso (1.152 euro). A Roma la retribuzione "virtuale" e quella reale sono sostanzialmente in linea. La riforma del modello contrattuale dovrebbe rispondere all'esigenza di tutelare meglio il potere d'acquisto dei lavoratori: il sindacato - con diverse sfumature al suo interno - è favorevole al potenziamento del secondo livello contrattuale. Il baricentro dovrebbe spostarsi sul livello aziendale (o territoriale) per legare gli incrementi in busta paga all'aumento della produttività. Per il contratto nazionale si prevede un ridimensionamento: dovrebbe garantire condizioni minime uguali per tutti. Ma la scarsa diffusione del secondo livello di contrattazione tra le piccole e medie aziende è il principale ostacolo: come incentivo il governo di centro-destra ha annunciato la detassazione del premio di risultato (un primo intervento lo ha fatto l'esecutivo Prodi) mentre la Lega preme da molto tempo per una rivalutazione "su base territoriale" delle buste paga.


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