22 ottobre 2007

Lassù anche Dio è ferrarista

Posted by @Luca Tittoni@ article - Luca Tittoni 22 ottobre 2007 01 di 01
T'aspetti l'argento di carene scolorite prossime al grigio asfalto del fair play McLaren e scopri una marea rossa. Onda anomala, tsunami conclusivo di una formula uno travagliata da regole create per dare spettacolo e, che invece, quello stesso spettacolo lo stanno soffocando. Nel mezzo un predestinato, pilota veloce, spesso sfortunato. Volo speranzoso verso Interlagos, stretto e necessario confidare negli Dei rossi e nella tenacia di un team abituato a vincere come pochi. Sino a ieri gli uomini di Maranello servivano sua maestà kaiser Schumi, un marziano, forse il più grande. Egli chiedeva loro una cosa sola, "banale" e ridondante: la perfezione. Oggi i meccanici della bassa modenese si prestano e si adoperano per due uomini agli antipodi. Brasiliano e latino il primo, freddo e glaciale l'altro. Dal Kaiser ad Iceman, senza pensarci su e star lì a badare per il "sottile", perchè in Emilia Romagna purchè si vinca, ci si adatta facilmente. Ferrari campione del mondo costruttori e campione del mondo piloti. Cronaca e celebrazione dell'ennesimo miracolo rosso, e direi che dal 1947 ad oggi se ne son visti parecchi. Tra spionaggio, serbatoi violati (Nigel Stepney) e piloti separati in casa, questo mondiale ha sfoggiato di tutto. Impossibile allora sorprendersi di Interlagos, di questo Samba tra cordoli andato in onda nel cadenzare antiorario del circuito paulista. I Dei rossi hanno restituito ai meritevoli il titolo perso l'anno passato... e sempre all'ultimo gran premio. Marziano che va, campione che trovi, Kimi Raikkonen, uomo capace e ben più freddo della benzina di Bmw e Williams. Che si dia sfogo ai festeggiamenti, quelli di una festa non annunciata, ma più dolce di una Spongata di Brescello. Rossa come il cuore, come la passione, rossa come l'Italia, perchè in fondo noi i bolidi a due e quattro ruote li sappiamo fare soltanto di questo colore. Circuito che vai rosso che trovi, e non c'è scoppio o pistone che tenga. Quello teutonico dei motori di Stoccarda, o quello a mandorla di valvole nipponiche. Connotati di una terra piccola, tanto piccola da relegare pazzescamente in oblio giganti della meccanica mondiale. Tra piadine e circuiti, tra Parmigiano e concerti un tempo a dodici cilindri. Lassù anche Dio e ferrarista, lo credo bene... non potrebbe essere altrimenti.

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