21 marzo 2007

Addio ai 10 megafiumi che dissetano il mondo

Posted by @Luca@ article - Carlo Grande, La Stampa di Torino
Ci stiamo letteralmente tagliando le vene e fa poca differenza che le arterie siano i 10 grandi fiumi del pianeta: il Nilo in Africa, il Gange, l’Indo, lo Yangtze, il Mekong, il Salween in Asia, il Danubio in Europa, La Plata e il Rio Grande-Rio Bravo in Sud e Nord America, il Murray-Darling in Australia.L’allarme lanciato dal Wwf - alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua di domani - conferma le peggiori paure giù espresse in uno studio dell’Onu: i grandi fiumi sono al collasso. La maggior parte sta perdendo lo sbocco al mare e - ancora più grave - quasi un quarto di quelli che ancora ce l’hanno rischia di restarne privo nei prossimi 15 anni per colpa dell’effetto serra, della siccità e a causa delle opere artificiali dell’uomo. Si costruiscono strade, ponti, edifici, si cementificano gli argini, si rettificano gli alvei, si captano dissennatamente le risorse idriche (abbassando le falde e prosciugando gli specchi d’acqua), si estraggono ghiaia e sabbia. Senza contare l’inquinamento delle acque reflue urbane, delle colture agricole e degli impianti industriali. Risultato: un disastro in corso e uno ancora più grande in arrivo.Indo e Nilo - spiega il Wwf - subiscono più di altri l’impatto dei cambiamenti climatici: il primo è per più del 30% in condizioni di siccità per la scomparsa dei ghiacciai da cui dipende e il secondo subisce la costruzione di dighe e l’innalzamento della temperatura globale, al punto che il fiume più lungo del mondo ha cessato di riversare nel Mediterraneo acque dolci, provocando un’alterazione nei livelli di salinità in corrispondenza del delta. Dallo stato di salute di questi due fiumi-simbolo dipende una popolazione di oltre 500 milioni di abitanti.Impressionante il caso del Rio Grande: quello che negli atlanti continua ad essere indicato come uno dei 20 fiumi più lunghi del mondo non solo non riesce più a fare arrivare la sua acqua all’oceano, ma scompare a metà del suo corso, fermandosi dopo appena 1300 chilometri all’altezza di El Paso, la città del Texas che lo priva di tutta la sua acqua.Yangtze e Mekong in Cina e nel Sud-Est asiatico sono minacciati da inquinamento, iper-sfruttamento e pesca eccessiva. Lo Yangtze rappresenta il 40% delle risorse idriche della Cina e da esso dipendono più del 70% della produzione nazionale di riso, il 50% di quella di grano e più del 70% delle risorse ittiche: in una cifra questo bacino rappresenta il 40% del Pil cinese. Negli ultimi 50 anni i livelli di inquinamento sono cresciuti del 73%, tra acque reflue e scarichi industriali. Il Mekong – il più grande bacino fluviale del Sud-Est asiatico – è tra i più intatti e quindi tra i più pescosi, con un valore commerciale dei prodotti ittici pari a più di 1,7 miliardi di dollari, ma la pesca eccessiva e le pratiche illegali rischiano di privare 55 milioni di abitanti della loro principale fonte di sostentamento (l’80% delle proteine animali viene dal Mekong).Il Danubio, così come il bacino La Plata, vengono invece stravolti dalle infrastrutture e nel caso del fiume europeo occorre ricordare quanto sia grande la pressione industriale e turistica.Il report del Wwf sui 10 grandi bacini a rischio spiega che il 41% della popolazione mondiale vive in bacini fluviali sottoposti a profondo stress idrico e che oltre il 20% delle 10 mila specie d’acqua dolce si sono già estinte oppure sono gravemente minacciate. I sei fattori che più li minacciano, in definitiva, sono i cambiamenti climatici, le alterazioni e la perdita di habitat per colpa delle infrastrutture, l’eccessiva captazione delle acque, l’inquinamento, l’aumento di specie invasive e lo sfruttamento non sostenibile delle risorse ittiche.Ma, visto che i fiumi costituiscono l’insostituibile riserva d’acqua del Pianeta (una volta distrutti, saranno a rischio le risorse e la stessa sopravvivenza dell’uomo), è necessario intervenire, limitando gli scarichi industriali, riducendo l’impatto dell’agricoltura intensiva e dei furti di acqua e incrementando la cooperazione internazionale per il salvataggio degli habitat.

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