13 dicembre 2006

Amarcord: viaggio della Fiamma Olimpica


Accadeva un anno fa. Entravo nella ristretta cerchia di chi nella vita ha scortato il sacro fuoco di Prometeo. Un'emozione da tramandare, vissuta in qualità di persona doppiamente privilegiata: tedoforo e cronista di me stesso.
Posted by @ Luca @ article 13/12/2005
La Fiamma Olimpica: un'esperienza vista "da dentro"
Sono le due di notte quando di ritorno da Torino, entrando in casa stanco ma entusiasta come un bambino a cui hanno regalato un sogno, noto sulla mia scrivania un plico. Osservo subito il logo e noto la Mole stilizzata. Sorridendo ironicamente, mi sussurro che quella Mole l’avevo vista sino a qualche ora prima, ed ora “all’ombra del Colosseo”, mi ritrovo una comunicazione che magari potevano dirmi quando ero là. La stanchezza è enorme, ma la curiosità è ancora più forte. Non riesco a trattenermi, leggo una riga e mi fermo, è come se avessi letto tutto.
Mentre ero a Torino ricevevo la comunicazione con la quale ero tra i 10.001 tedofori designati, per fare da alfiere alla Fiamma Olimpica, e proseguire tra le “mie” strade una tradizione secolare. Preso dalle emozioni non c’è alcun intermezzo, la mia mente è assolta a quel nove dicembre che sarà, ricordando che rappresenterò materialmente e storicamente coloro che son venuti prima, e che farò da ponte per coloro che verranno dopo. Uno dei pochi, tutti che puntualmente ritrovo a Genzano, luogo scelto per questa prima vera tappa della fiamma Olimpica in Italia, il tutto dopo quarantacinque anni. Il tempo è pessimo, la pubblicità per svariati motivi non è stata molta e soprattutto nel periodo antecedente all’evento.
So di come l’italiano un po’ sbarazzino, non sia a conoscenza fino ad un’ora prima dell’evento; ma di come sia in grado un’ora dopo, di appassionarsi fortemente al tutto. Questo lo so, lo avverto, è insito in noi. Lo comprendo in modo indelebile quando partendo, vedo i primi tedofori che vengono abbracciati e salutati. Dal pulmann dell’organizzazione vedo i ragazzi che corrono; tutto accanto, automoblilisti bloccati dal traffico e dalla polizia. Scendono, salutano, molti nonostante l’acqua scattano foto con ogni mezzo possibile, dalle macchinette fotografiche ai moderni telefonini. E’ un’emozione unica.
Nello stordimento emotivo mi guardo attorno. Tra coloro che sono seduti accanto a me non conosco nessuno. Dopo qualche istante è come se li conoscessi da tempo. Chiedo la provenienza di molti e tutti rispondono: Roma, Rieti, Civitavecchia, finchè un signore guardandomi, sorrideva ma non rispondeva. Chiedo da dove provenisse, ma lui scuotendo la testa mi domanda gentilmente di parlare inglese. Una, due, tre domande, dopo qualche attimo il nostro fraseggio telegrafato è vero e proprio dialogo. Veniva dall’Austria.
In quel momento ho capito la mia fortuna, il mio privilegio. Io ero a cinque minuti da casa, lui aveva fatto 1200 chilometri per realizzare un sogno. Ironia della sorte, è toccato proprio a lui portare la Fiamma Olimpica nel paese in cui vivo. Lui venuto dall’Austria a camminare nel centro di Albano, io di Albano, designato per qualche chilometro più in là. E’ la magia di Olimpia, un “rito” che da secoli si compie con un fortissimo senso dell’uomo e per l’uomo, una tradizione ancestrale che porta alle radici dei sentimenti umani di progresso, fratellanza, civiltà e pace. Superiamo il centro di Albano tra una risata ed un incoraggiamento. Gli impeccabili ragazzi dell’organizzazione mi sollecitano a prepararmi, rispolverando nel frattempo gli ultimi preziosi consigli. Tocca a me, il pulmann si ferma e scendo in strada. Attendo l’arrivo della Polizia e nel frattempo la mia mente va. Penso a cosa posso scrivere per il giornale, penso se correre o camminare, penso.
Quando d’improvviso vedo il tedoforo che mi precede sbucare da una curva, d’impatto “torno sulla terra” e mi catalizzo su quella fiamma, che accesa viene verso di me. Per non rimanere bloccato dall’emozione penso a quel fuoco come se non provenisse dalla Grecia, come se non avesse migliaia di chilometri alle spalle e migliaia ancora da compiere, penso semplicemente che viene da Piazza Mazzini. Un sorriso… ci siamo; si ferma, ci stringiamo la mano per le indimenticabili foto di rito e via di corsa.
La mia torcia si accende e va verso il prossimo tedoforo, idealmente è qualche passo in meno verso Torino, verso quel 10 Febbraio, quando rivedendola entrare nello stadio Olimpico, assaporerò nuovamente il mio piccolo ma indimenticabile contributo; massima aspirazione di ogni sportivo che ama lo sport ed i suoi valori.
L.T.

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