04 ottobre 2006

Futuribile passato, perchè?


Alle radici della materialità e dell’ immaterialità. Ogni cosa è destinata a compiere un percorso; che sia un’idea, magari destinata a rimanere tale, o che sia una realizzazione pratica. Motivare un nome, come appunto in tal caso, è come motivare se stessi e parte del proprio essere. A questo non c’è attenuante o giustificazione che tenga, e semmai in caso di difetto, solo un (grande) vuoto esplicativo (e forse di se stessi). Futuribile passato, perché? Poiché in un singolo nome si sostanziano le peculiarità dell’uomo, di tutto ciò che lo circonda, di quello che egli ha creato (nel bene e nel male) e ciò su cui lui stesso non ha potere. Un qualcosa di prossima realizzazione ma che in parte è già stato realizzato, ha già avuto luce. Una spirale, quasi a scandire la vitale 'monotonia' dell’uomo e del mondo, che in fondo però, 'monotonia' non è. Nulla di nuovo sotto al sole. L’uomo, il mondo, saranno come sono e come sono stati (probabilmente); con le loro 'virtù' e con i loro 'difetti', negli eventi umani e negli eventi naturali. Un cerchio da compiere, un rituale che trova la sua perfettibilità nella spinta dell’uomo a cambiare. Futuribile passato, ciò che verrà... perché in fondo è anche parte del 'vecchio'.

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