27 settembre 2018

A Frascati va in scena la tredicesima Notte Europea dei Ricercatori


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni per Frascati Scienza. Frascati è pronta ad accendersi. Programma in orbita e Notte Europea dei Ricercatori in rampa di lancio. Fervono i preparativi per quella che, calendario alla mano, è la tredicesima edizione. Da domani la non stop di eventi scientifici, aperitivi, quiz, giochi, visite ai centri di ricerca, colloqui con i ricercatori e tante altre iniziative. Anche quest’anno un programma ricco di idee grazie al magistrale operato dell’Associazione Frascati Scienza. Obiettivo, superare le 50.000 presenze registrate nelle ultime due edizioni. Eventi liberi, altri su prenotazione, tutti, sia chiaro, gratuiti per ogni fascia d’età. Si potrà “viaggiare” da un’iniziativa all’altra andando dallo spazio alla terra grazie a partner come Astronomitaly, Agenzia Spaziale Europea, Garr  (Rete Italiana dell’Università e della Ricerca), Fondazione Amaldi (Agenzia Spaziale Italiana) e molti altri. Impossibile non citare, poi, il ruolo cardine svolto in questa rassegna da parte dei principali atenei capitolini.

Nell’affascinante giornata scientifica si potrà assistere a eventi quali “S come sangue, S come scienza”, a Frascati, in Piazza Roma, iniziativa senza prenotazione concentrata sulla donazione del sangue durante la maratona scientifica della Notte Europea dei Ricercatori. O ancora, “Escape! Fuggi dalla Scienza” evento, questa volta su prenotazione, che richiama una escape room scientifica dove un gruppo di persone avrà un’ora di tempo per risolvere alcuni enigmi e fuggire. Nel mezzo si potrà visitare l’Agenzia Spaziale Europea che con il suo “Le scoperte dello Spazio: viaggio in ESA” è pronta ad accogliere tutti gli appassionati con  proposte che spaziano dalla visione di oggetti celesti fino a cimentare il visitatore alla “guida” delle sonde Apollo e Soyuz. Un'attenzione particolare per caratteristiche e interesse lo merita soprattutto l’Aico, ovvero l’Associazione Infermieri di Camera Operatoria. Idea, questa, su prenotazione e che si terrà presso le Mura del Valdier di Frascati, dalle 17 fino a mezzanotte di sabato, col titolo di: “Surgery Theater: il pubblico in Sala... Operatoria”. Per capirne di più abbiamo posto qualche breve domanda a Bernardino Tomei, membro Aico e motore della “Surgery Theather” proprio a Frascati durante la Notte Europea dei Ricercatori.

Bernardino, buongiorno, ci aiuti a capire meglio: cos’è l’Aico, quando si costituisce e che scopi annovera.

A.I.C.O. é Associazione Infermieri di Camera Operatoria, nata il 5 Febbraio del 1989, quest’anno ha compiuto 30 anni di attività. È membro dell’European Operating Room Nurse Association (EORNA) e rappresenta  una delle più rappresentative Società Scientifiche Infermieristiche in Italia.

È la prima partecipazione alla Notte Europea dei Ricercatori? Come è nata l’idea?

È la prima volta.  L’idea è nata visitando le iniziative della Settimana della Scienza negli anni precedenti. Avendo aperto al pubblico nelle passate edizioni, luoghi come la Banca dell’osso dell’IFO o i laboratori dell’ISS. L’idea è nata dalla possibilità di aprire al pubblico un luogo nel quale non c’è altro modo di accedere se non da operatore o da utente, ma siccome fare questo rimane comunque molto difficile, si è optato per un allestimento extraospedaliero e la cornice ed il contesto di Frascati Scienza ci è sembrato perfetto. La Sala Operatoria è un luogo dove la scienza dai centri di ricerca diventa strumenti e device, e dove lo studio, e di nuovo la ricerca si trasforma in gesti, azioni, tecniche e procedure concrete direttamente al servizio di persone che hanno un bisogno specifico di salute. In quanto rappresentanti dei professionisti che vivono all’interno di questi luoghi ci è sembrato un progetto da poter proporre ed inserire in questo contesto.

Cercando di trasmettere la passione e la professionalità con la quale svolgete il vostro ruolo al visitatore che ci legge, che attività mostrerete durante la Settimana Europea della Scienza e durante la Notte Europea dei Ricercatori?

Faremo una panoramica di un ambiente, come detto chiuso, partendo dalle origini e narrando come questo sia cambiato nel tempo. E quindi partendo dal “Teatro Operatorio” delle origini, racconteremo il senso del lavoro in team e arriveremo velocemente ai giorni d’oggi. Chiariremo il razionale di una Sala Operatoria: perché un intervento chirurgico deve essere eseguito proprio in sala operatoria e non in un reparto o in un ambulatorio. Vedremo quali sono gli elementi e i tanti dispositivi che la compongono, elementi presenti nell’allestimento che illustreremo e del quale spiegheremo il funzionamento. Racconteremo al pubblico chi all’interno di questo luogo svolge la propria attività, come e perché. Ed infine cercheremo di coinvolgere il pubblico stesso attraverso poche azioni che esemplificheranno il modo in cui in sala operatoria ci si muove lasciando un’idea di alcune tecniche e dinamiche proprie di Sala. Nel giorno di venerdì infine, nelle sessioni pomeridiane e serali, saranno svolte tre sessioni “live” dell’evento. Ciò significa che un gruppo di infermieri, che svolgono attività di formazione in ambito accademico, si cimenteranno in una simulazione di un intervento chirurgico, con il doppio obiettivo di mostrare come da un lato come una sala operatoria si muove quando è in azione. Questo sarà fatto utilizzando una tecnica di formazione che viene correntemente utilizzata nei corsi di formazione specialistica post base nei Master per Strumentisti. Come A.I.C.O. Lazio concluderemo infine la settimana, Sabato 29, con un evento di formazione E.C.M. presso il Park Hotel Villa Grazioli di Grottaferrata, dove in linea con la partecipazione alla Settimana della Scienza e le attività svolte, il programma sarà dedicato alla ricerca infermieristica nell’ambito della Sala Operatoria.

La tredicesima Notte Europea dei Ricercatori calerà il proprio sipario alla mezzanotte di domani. Fino a quell’ora ci si potrà immergere in una scienza alla portata di tutti. Poi l’Associazione Frascati Scienza lavorerà alacremente, come dal 2006 ad oggi, alla quattordicesima edizione. Un’intera giornata per ispirare piccoli nuovi scienziati od offrire spunti a ricercatori e addetti ai lavori in scena. Con una certezza: dopo tredici anni la liasion tra la città di Frascati e la scienza è ormai un qualcosa di qualitativamente grande e destinato a crescere ancora nel tempo. Una buona Notte Europea dei Ricercatori a tutti.

25 settembre 2018

ERN 2018, BE a citizEn Scientist


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni per Frascati Scienza. Dimenticate la realtà. Per un’intera settimana l’ape non avrà i suoi tradizionali e sgargianti colori. Via il giallo e il nero, o giù di lì. L’uscita è di quelle importanti e l’abito, in questo caso, fa lo scienziato. L’abito si cambia. Simpatica e socievole, con colori dolci da renderla ammaliante ai bambini. Svetta una piccola ape nella locandina della Notte Europea dei Ricercatori 2018 (qui). L’insetto non è sprovveduto, sa bene dove posarsi e cosa impollinare. Un microscopio, poi un pianeta, mettiamoci un atomo e anche un’ “elica” genetica. Vietato dimenticare il libro che, come per l’ape, è un po’ il fulcro di tutto. L’ape scientifica, immagine cardine di questa Settimana Europea della Scienza e della prossima Notte Europea dei Ricercatori è di una facilità comunicativa disarmante. La città di Frascati torna, infatti, ad accendersi e con essa l’Italia e tutta l’area di ricerca Tuscolana, una delle più importanti d’Europa (è bene ricordarlo). A coordinare il progetto, l’Associazione Frascati Scienza, che si aggiudica anche quest’anno il bando della Commissione Europea Horizon 2020 nell’ambito delle Marie Skłodowska–Curie actions. Scorre il calendario per quello che, circa tradizione e qualità, è a tutti gli effetti il più grande evento attinente la divulgazione scientifica al grande pubblico. A Frascati Scienza (qui), per il tredicesimo anno consecutivo, l’onore e l’onere di attrarre adulti, incuriosire famiglie, mettere in relazione ricercatori e affascinare piccoli futuri scienziati. E a proposito di scienziati, l’ape, spesso citata per il suo imprescindibile ruolo nella catena della vita e per i pericoli a cui è sovente esposta, oggi ha la funzione d’ispirare nuovamente l’essere umano: BE a citizEn Scientist (BEES), il “claim” con il quale l’associazione scientifica castellana sceglie di lanciare la nuova edizione della Notte Europea dei Ricercatori. L'ape come modello per la sua organizzazione, per il lavoro di squadra e per il contributo di ogni suo  elemento volto a migliorare il benessere di tutta la propria comunità. L'essere umano ha solo di che ispirarsi. E infatti, da qui, l’ambizione e il desiderio degli organizzatori di avvicinare alla scienza persone in grado di accrescere il livello della nostra società civile. Una maratona atipica quella che vedrà protagonista la città di Frascati e le altre sedi di ricerca italiane. Una maratona che non procurerà stanchezza, bensì interesse e curiosità. E ancora una volta sono numeri importanti quelli messi in piedi dal lavoro certosino di Frascati Scienza: 34 città italiane coinvolte, 60 partner a muovere un’organizzazione curata nei minimi dettagli. Da Ravenna a Matera, da Torino ad Alghero passando per i nostri Castelli Romani con Ariccia, Rocca di Papa e finendo con la capitale della Scienza per una notte: Frascati. La città Tuscolana pulserà ricerca scientifica in un trait d’union di conferenze, visite presso alcuni centri di ricerca, giochi, quiz, aperitivi scientifici e incontri con i ricercatori. Al visitatore non resta che un solo simpatico obbligo: lasciarsi coinvolgere e volare da un evento all’altro ispirandosi a quella piccola ape portatrice di vita e condivisione.

24 settembre 2018

Sulla gentilezza

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Da molto tempo non dedicavo un articolo a qualcosa attinente la società nel suo senso più puro, il vivere quotidiano dal punto di vista emotivo, umano. Mi sono imbattuto giorni fa, per puro caso, in questo articolo presente su Internazionale. Letto e trattenuto, per quello che il mio fare cognitivo può, ho scelto, poi, di dargli un seguito. Come? Eccolo qui. Lo propoongo. Buona lettura. 
Ne posto ovviamente uno stralcio, l'articolo intero può essere letto alla fonte originaria presente a questo link.

Questo articolo è uscito il 20 febbraio 2009 nel numero 783 di Internazionale, a pagina 38. L’originale era uscito sul Guardian. In Italia Adam Philipps e Barbara Taylor hanno pubblicato Elogio della gentilezza (qui). Le illustrazioni sono di Alessandro Gottardo (qui), in arte Shout. 

La gentilezza, disse l’imperatore e filosofo Marco Aurelio, è la delizia più grande dell’umanità. Nel corso dei secoli altri pensatori e scrittori hanno espresso lo stesso parere. Oggi, invece, molte persone pensano che questa idea sia inverosimile o, quanto meno, molto sospetta. Nella nostra immagine degli esseri umani, la gentilezza non è un istinto naturale: siamo tutti pazzi, cattivi, pericolosi e profondamente competitivi. Le persone sono mosse dall’egoismo e gli slanci verso il prossimo sono forme di autoconservazione. La gentilezza è diventata un piacere proibito. In un certo senso è sempre rischiosa, perché si fonda sulla sensibilità nei confronti degli altri e sulla capacità di identificarsi con i loro piaceri e con le loro sofferenze. Ma anche se il piacere della gentilezza è rischioso, è una delle cose più appaganti che abbiamo. Nel 1741 il filosofo scozzese David Hume, confrontandosi con una scuola filosofica che considerava l’umanità irrimediabilmente egoista, perse la pazienza. Chi è così pazzo da negare l’esistenza della generosità, sosteneva, ha perso il contatto con la sua realtà emotiva. Per quasi tutta la storia dell’umanità le persone hanno ritenuto di essere naturalmente gentili. La rinuncia alla gentilezza priva gli esseri umani di un piacere fondamentale per il loro senso di benessere. Oggi il termine “gentilezza” abbraccia una gamma di sentimenti descritti con parole diverse: solidarietà, generosità, altruismo, benevolenza, umanità, compassione, pietà, empatia. In passato questi sentimenti erano conosciuti con altri nomi: philantropia (amore per l’umanità) e caritas (amore per il prossimo). I significati precisi di questi termini cambiano, ma tutti quanti rimandano a quello che in epoca vittoriana si chiamava un “cuore aperto”, cioè essere bendisposti verso gli altri. “Ancora più indiscriminato e generalizzato della distanza tra le persone è il desiderio di eliminarla”, scriveva il filosofo tedesco Theodor W. Adorno, riferendosi al fatto che la distanza dagli altri può farci sentire sicuri, ma può anche farci soffrire.
La storia ci illustra i molti modi con cui gli esseri umani cercano un legame, dalla celebrazione classica dell’amicizia agli insegnamenti cristiani sull’amore e sulla carità fino alle filosofie del novecento sullo stato assistenziale. E ci mostra fino a che punto le persone sono distanti le une dalle altre e fino a che punto la capacità di amare il prossimo sia inibita da paure e rivalità antiche quanto la gentilezza. Per gran parte della storia occidentale la gentilezza è stata legata alla cristianità, che considera sacri gli istinti generosi delle persone e li mette alla base di una fede universalistica. Per secoli la carità cristiana ha fatto da collante culturale, tenendo uniti gli individui di una società. Ma dal cinquecento in poi il comandamento cristiano “ama il prossimo tuo come te stesso” ha subìto la concorrenza dell’individualismo. Il Leviatano (1651) di Thomas Hobbes considera la generosità cristiana psicologicamente assurda. Gli uomini, sostiene Hobbes, sono delle bestie egoiste che pensano solo al loro benessere: l’esistenza è una “guerra di tutti contro tutti”. Alla fine del settecento queste teorie, nonostante gli sforzi di Hume, diventarono l’ortodossia. Duecento anni dopo siamo diventati tutti sostenitori di Hobbes, convinti di essere mossi solo dall’interesse personale. La gentilezza ispira diffidenza e le dimostrazioni pubbliche di generosità vengono liquidate come moralistiche e sentimentali. Le icone popolari della solidarietà – la principessa Diana, Nelson Mandela, madre Teresa – sono adorate come dei santi o accusate di essere ipocrite. Oggi la bontà è accettata solo nel rapporto tra genitori e figli. La capacità di farsi carico della vulnerabilità degli altri, e quindi della propria, è diventata un segno di debolezza. Nessuno sostiene che i genitori debbano smettere di essere premurosi con i figli, ma le nostre società hanno sviluppato una fobia per la gentilezza e le persone si rifiutano di fare gesti scontati di benevolenza accampando decine di buone ragioni per giustificare questo rifiuto. Ogni forma di compassione è autocommiserazione, osservava D.H. Lawrence. Quest’idea riflette un sospetto diffuso nella modernità: la bontà è una forma superiore di egoismo o la forma più vigliacca di debolezza. La maggior parte degli essere umani pensa che la gentilezza sia la virtù dei perdenti. Ma ragionare in termini di vincenti e perdenti significa accettare il rifiuto per la generosità imposto dalla paura.

In pochi si chiedono perché tendiamo a essere gentili con gli altri e perché la generosità ci sembra importante. A differenza di quello che succede con un ideale astratto come la giustizia, sappiamo riconoscerla nella maggioranza delle situazioni. Ma proprio il fatto di sapere cosa sia un gesto gentile ci aiuta a evitarlo. Di solito sappiamo cosa fare per essere gentili e ci accorgiamo quando qualcuno è gentile con noi. Ma la gentilezza ci fa sentire profondamente a disagio. Eppure è la cosa che ci manca di più. È l’epoca in cui tutti si lamentano per la mancanza di gentilezza degli altri. “Un indicatore della salute mentale”, scriveva Donald Winnicott nel 1970, “è la capacità di entrare nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona. E di concedere a un’altra persona di fare lo stesso con noi”. Prendersi cura degli altri, come sosteneva Jean-Jacques Rousseau, ci rende pienamente umani. Dipendiamo gli uni dagli altri non solo per la nostra sopravvivenza, ma anche per la nostra esistenza. Un individuo senza legami affettivi o mente o è un folle.

Prosegue al link di cui sopra.

19 agosto 2018

ERN 2018, a Piero Angela la cittadinanza onoraria di Frascati

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Pochi giorni al lancio e programma già pronto a entrare in orbita. Efficienti e discreti. L'organizzazione della Settimana Europea della Scienza e della Notte Europea dei Ricercatori 2018 segna, da subito, una tappa molto importante: Piero Angela verrà omaggiato con la cittadinanza onoraria di Frascati. Gesto simbolico quanto carico di significato intrinseco. A curare il tutto, ancora una volta, l'operato magistrale dell'Associazione Frascati Scienza che, anche quest'anno, cercherà di portare al grande pubblico il fascino della ricerca scientifica a ogni livello. Buona lettura.

Piero Angela sarà insignito dell’Alta onorificenza del Civis Tusculanus venerdì 28 settembre, durante gli eventi della XIII edizione della Notte Europea dei Ricercatori organizzata da Frascati Scienza. Come spiega il sindaco di Frascati e presidente di Frascati Scienza Roberto Mastrosanti, l’onorificenza, che 20 anni fa fu consegnata a Rita Levi Montalcini, vuole sottolineare l’importanza e la centralità che la ricerca e la divulgazione scientifica ha per la città e l’Italia intera.
Angela, giornalista, scrittore, divulgatore scientifico di fama nazionale e internazionale, rappresenta ‘la sintesi perfetta che in qualche modo racconta anche il nostro territorio’, spiega Mastrosanti. Un territorio, quello dell’area tuscolana, alle porte della capitale, che di fatto è la più vasta area italiana della ricerca e una delle più grandi d’Europa, che ‘in passato ha ospitato importanti personalità del mondo della ricerca, che vedrà ingrandire la propria comunità di scienziati, grazie all’insediamento del nuovo progetto del DTT, e che da anni con Frascati Scienza e la Notte Europea dei Ricercatori trova forme innovative e originali per divulgare la scienza’ coinvolgendo partner in tutta Italia. ‘Un ringraziamento va al presidente dell’Associazione Idee Nuove, Massimo Papini e al responsabile culturale Matteo Martini, per la fattiva collaborazione data all’Associazione Frascati Scienza e all’Amministrazione comunale’, conclude Mastrosanti.

Temi alla ribalta
Quest’anno, sono oltre 30 le città e più di 60 i partner che prendono parte alla tredicesima edizione della Notte Europea dei Ricercatori organizzata da Frascati Scienza, il cui tema è BE a citizEn Scientist (BEES), dedicato alla scienza partecipata. Il programma è ancora work-in-progress, ma sono circa 250 le iniziative ad ora pubblicate, solo una parte di quelle che saranno realizzate tra il 22 e il 29 settembre, per la Settimana della Scienza e in particolare per il clou a Frascati della Notte Europea dei Ricercatori del 28.
Dalla Sicilia al Piemonte e dal Veneto alla Sardegna, navigando tra le pagine del sito www.frascatiscienza.it è già possibile farsi un’idea dal gran varietà di attività ideate per adulti e bambini e cominciare a programmare la propria notte BEES.
Un ventaglio di proposte su tanti argomenti, curiosità, esperimenti, con format di ogni tipo, tutti mirati a favorire il dialogo tra scienza e cittadini di ogni età.

L'articolo può essere letto nella sua interezza a questo link.

27 luglio 2018

Odissea nello spazio, verso la Notte Europea dei Ricercatori

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Verso la tredicesima edizione della Notte Europea dei Ricercatori.  Uno degli eventi, diciamo così, propedeutici e d'incontro al grande pubblico, sarà quello di oggi con il Presidente di Frascati Scienza, Giovanni Mazzitelli, che racconterà l'Universo oscuro coinvolgendo cittadini e appassionati. Buona lettura e partecipazione.

Rappresentano il 96% del nostro Universo ma sono invisibili agli occhi (e a ogni più sofisticato strumento): sono la materia e l’energia oscura, il più grande enigma della cosmologia moderna. A raccontare gli affascinanti misteri di questo Universo oscuro sarà Giovanni Mazzitelli, primo ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, in occasione di uno degli incontri di avvicinamento della Notte Europea dei Ricercatori organizzata da Frascati Scienza, il grande evento che il 28 settembre 2018 porterà la scienza nelle strade di decine di città in tutta Italia, tra cittadini, giovani e studenti. L’appuntamento è per il 27 luglio alle 19.30 presso il Cortile delle Scuderie Aldobrandini, nell’ambito della rassegna Estate Tuscolana organizzata dal Comune di Frascati (Roma).
“Noi fisici delle particelle elementari – ha spiegato Mazzitelli – abbiamo trovato un modo per rappresentare appena il 4% dell’universo che ci circonda. Il rimanente 96% è ancora sconosciuto e lo chiamiamo energia e materia oscura. Durante l’incontro cercheremo di capire perché questo 96% non si vede e perché siamo convinti ci sia qualche cosa che non sappiamo vedere”.
 Questo grande Universo oscuro – Odissea nello spazio (sconosciuto) è il titolo dell’evento che si inserisce nel calendario di incontri che anticipano la tredicesima edizione della Notte Europea dei Ricercatori coordinata da Frascati Scienza il cui tema per il 2018 e 2019 sarà “BE a citizEn Scientist”, abbreviato in BEES. Un acronimo che prende spunto proprio dalle api e dalla loro organizzazione – dove il contributo fornito da ogni componente è importante per il benessere della collettività – e che vuole sottolineare le incredibili possibilità che la scienza può concretizzare attraverso la collaborazione tra ricercatori e cittadini, fautori di scoperte scientifiche di cui tutti possono godere e sentirsi reali protagonisti, in un processo di condivisione di un bene comune, qual è la ricerca. Per questo, i cittadini, in particolare i più giovani e gli studenti, verranno coinvolti nella raccolta e nell’utilizzo dei dati scientifici, acquisendo nuove conoscenze in diversi ambiti e discipline.

Articolo interamente leggibiile a questo link.

12 luglio 2018

Pesticidi: effetto cocktail, obesità e diabete - di Patrizia Gentilini


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. "L’informazione è il primo indispensabile strumento per difendere la nostra salute e quella dei nostri cari".
Si conclude con questa affermazione, breve quanto efficace, l'ultimo articolo della dottoressa Patrizia Gentilini, medico facente parte dell'Associazione Italiana dei Medici per l'Ambiente (Isde, International Society of Doctors for the Environment).
Oggetto della sua analisi, ancora una volta, i pesticidi e i loro effetti; nello specifico esaminati in concentrazioni multiple seppure, badate bene, sotto l'ipotetica soglia di rischio sanitario per l'uomo.
E proprio qui, negli effetti umani sotto la cosiddetta soglia di pericolosità, si concentra il focus dell'articolo.
In apertura dello stesso il riferimento a un dettagliato rapporto di matrice francese: Metabolic Effects of a Chronic Dietary Exposure to a Low-Dose Pesticide Cocktail in Mice Sexual Dimorphism and Role of the Constitutive Androstane Receptor; studio meglio illustrato nel corso della lettura.
Le riflessioni portate da Patrizia Gentilini in quest'ultimo importante scritto anticipano solo di qualche giorno un altro articolo di vitale centralità: Tumori, l'Italia è tutto un Sin (Sito di interesse nazionale, quindi da bonificare)?
"Documento", quest'ultimo, che può essere letto nella sua interezza a questo link.
Ma torniamo ai pesticidi. Desidero anch'io amplificare le riflessioni in esso riportate. Ne propongo infatti uno stralcio poco sotto e rimando al sito di Patrizia Gentilini (qui) per una completa lettura dell'articolo.

Ha avuto grande riscontro sulla stampa e ha suscitato molto clamore la recente pubblicazione di uno studio condotto in Francia (qui) che ha valutato su cavie l’azione di un cocktail di sei pesticidi comunemente presenti nella dieta, in particolare nelle mele come di recente documentato dalla stessa Agenzia europea per la sicurezza alimentare, Efsa (qui). Le sostanze erano presenti nel cibo somministrato agli animali e ciascuna di esse a una dose considerata non tossica e quindi assolutamente tollerabile. Il cocktail conteneva sia insetticidi (thiacloprid, chlorpyrifos) che fungicidi (boscalid, captan, thiofanate, ziram) ampiamente usati anche in Italia e puntualmente presenti nelle nostre falde acquifere. Le cavie che hanno ricevuto le piccole e ripetute dosi quotidiane di pesticidi (in modo quindi del tutto sovrapponibile a quella che è l’esposizione umana) hanno presentato, rispetto al gruppo di controllo alimentato con il medesimo mangime ma senza residui di pesticidi, profonde alterazioni metaboliche, in particolare steatosi epatica, tendenza all’obesità, intolleranza al glucosio con effetto diabetogeno, alterazione del microbiota intestinale.

Si tratta di una ricerca certamente importante specie perché mette in evidenza l’inadeguatezza delle valutazioni tossicologiche che (oltre a molte altre manchevolezze) prendono in esame il singolo pesticida e trascurano l’effetto “cocktail”, ovvero l’azione spesso sinergica delle diverse sostanze contemporaneamente presenti. Tuttavia non si tratta certo di una novità visto che da decenni una parte della comunità scientifica denuncia il pericolo rappresentato da sostanze che alterano l’equilibrio ormonale, compreso quello metabolico e che sono note come “interferenti endocrini”. Il termine “interferente endocrino” è stato introdotto per la prima volta nel 1991 e con esso si intendono tutte le sostanze che interferiscono con la sintesi, la secrezione, il trasporto, l’azione, il metabolismo o l’eliminazione degli ormoni. Si tratta di diverse migliaia di sostanze di natura chimica anche molto diversa fra loro, da metalli pesanti come cadmio e arsenico al bisfenolo A, dal Ddt alle diossine, ai pesticidi etc. e, al pari degli ormoni, agiscono a dosi estremamente basse, per cui il detto di Paracelso “la dose fa il veleno” in questo caso non vale.

Prosegue nella sua interezza al link di cui sopra.