25 luglio 2016

L'Italia in deflazione come nel 1959

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Questa volta andiamo nel (sempre meno) ricco nord est, apriamo bottega e vediamo cosa dicono i mastrini. L'analisi condotta dall'Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre (qui) offre questo interessante spaccato, qui la sua versione originale che può esser letta anche sotto.
Qualora amaste il brivido, in quel caso consiglio di leggere il report nella sua versione estesa, per capirci, non solo i mastrini e qualche scrittura contabile, ma tutto il "bilancio".
Documento scaricabile a questo link.
Buona lettura.

Il nostro Paese è in deflazione e i dati relativi ai prezzi al consumo indicano un calo dello 0,2 per cento nel I semestre del 2016. Continuando di questo passo l’Italia farà registrare, per la prima volta (qui) dal lontano 1959, una variazione dei prezzi negativa (vedi grafico). Solo che mentre nel 1959 il PIL italiano correva (+7 per cento), adesso, dopo una lunga fase di crisi (qui), la crescita economica è ancora a rischio tant’è che i centri studi e gli organismi internazionali stanno rivedendo al ribasso le prospettive per il 2016 (tassi inferiori all’1 per cento).

Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio Studi della CGIA, su 200 voci di prodotto analizzate la deflazione si è verificata in ben 68 casi. E, al di là di settori particolari come l’hi-tech dove il progresso tecnologico consente, generalmente, la contrazione dei prezzi (computer fisso -12,7 per cento) e dei prodotti energetici (gasolio auto -12,5 per cento e benzina -7,6 per cento) che hanno beneficiato di un prezzo del petrolio basso e al di sotto dei 50 dollari al barile per tutto il primo semestre del 2016, la deflazione ha colpito anche altri comparti di spesa, in particolare molti prodotti alimentari.
Pomodori (-7,2 per cento), insalata (-2,4 per cento), zucchero (-2,4 per cento) e gelati (-2,0 per cento) sono i prodotti che hanno visto la riduzione dei prezzi maggiore ma la lista degli alimentari con il segno meno è lunga: pesche/nettarine (-1,8 per cento), cereali per colazione (-1,6 per cento), arance (-1,4 per cento), farina/altri cereali (-1,2 per cento), banane (-1,2 per cento), yogurt (-1,2 per cento); scorrendo la classifica dei prodotti alimentari con il segno meno se ne contano quasi trenta (vedi Tab. 1). “Il fatto che tanti prodotti alimentari abbiano subito un forte deprezzamento – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – è indice delle difficoltà in cui versano le famiglie italiane. Nonostante i consumi abbiano registrato una leggera ripresa, rimangono molto lontani dai livelli raggiunti prima della crisi. Dal 2007 ad oggi, infatti, sono diminuiti di circa 6 punti percentuali. Nonostante il rafforzamento del Quantitative Easing da parte della Banca Centrale Europea, la domanda è ancora fiacca e questo influisce sul livello dei prezzi che continuano a scendere, riducendo in misura preoccupante i margini di guadagno delle imprese”.

Tra i prodotti che hanno subito i maggiori rincari la lista si apre con i servizi (qui) postali (+9,8 per cento), i palmari/tablet (8,2 per cento) che godono di una domanda in continua crescita, ma include anche alcuni alimentari come patate +8,2 per cento, olio d’oliva +5,3 per cento, mele +3,2 per cento e pere +3,1 per cento (vedi Tab. 2).
Scorrendo la classifica dei primi 50 aumenti vi sono altri aspetti negativi per le famiglie alle prese con il pagamento delle bollette: fornitura d’acqua (+4,5 per cento) e fognatura (+4,2 per cento) rappresentano rincari che azzerano o quasi i vantaggi derivanti dalla riduzione dei prezzi del gas (-7,6 per cento) e, in parte, dell’energia (qui) elettrica (-0,2 per cento) avvenuti nel primo semestre del 2016. Tra l’altro, nel terzo trimestre del 2016 le tariffe di luce e gas potrebbero tornare ad aumentare (per il momento il TAR della Lombardia ha “congelato” gli aumenti ma per la decisione finale bisognerà aspettare il mese di settembre).

“Inoltre – sottolinea il segretario della CGIA Renato Mason – non è da escludere che quest’estate, nonostante la domanda stagnante, si registrino alcuni aumenti dei prodotti ortofrutticoli che risentono anche della frammentazione del sistema distributivo e, spesso, della speculazione praticata dagli intermediari commerciali. Una cattiva abitudine che colpisce con elevata frequenza soprattutto i consumatori italiani”.

La CGIA ha anche mappato l’andamento dei pezzi per comune capoluogo di provincia. È stato (qui) possibile verificare come su 70 casi per cui erano disponibili i dati, in 45 comuni gli indici dei prezzi sono stati in flessione.

17 luglio 2016

"Vera Fotografia"

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Periodo storico nel quale va tutto troppo velocemente. Dalla Francia alla Turchia senza neppure avere il tempo di respirare. La velocità che rende l'uomo assuefatto, a piccole dosi sempre più massicce dentro una guerra che squarcia i teleschermi e finisce dietro i vicoli di ogni città e latitudine. Pausa. Meglio ripiegare sulla sintesi concettuale, tecnica ed emotiva della fotografia. A Roma, fino al 28 agosto, presso il Palazzo delle Esposizioni, "Vera Fotografia".

“Quando fotografo amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche, una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.
Gianni Berengo Gardin 

Qui e qui. Buona, eventuale, mostra. 
Foto post, clicca qui.

07 luglio 2016

49.3 reloaded

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Libertè, egalitè e sont deux! Qui e qui. Le istituzioni francesi per mano del loro premier, Manuel Valls, sono pronte a servire alla cittadinanza il Jobs Act in salsa transalpina. Il progetto di legge, che pare indigesto alla maggioranza del paese, sembra infatti avviarsi alle battute finali. Per il prossimo gennaio la "Loi Travail" potrebbe essere definitivamente adottata.
Per far questo il capo del governo - Valls, appunto - sceglie di ricorrere per la seconda volta all'articolo 49.3 della Costituzione che prevede di bypassare il voto dei deputati e di subordinare la prosecuzione dell'iter a un'eventuale mozione di censura con tanto di scadenza, entro ventiquattro ore.
Insomma, la cosiddetta "riforma del lavoro" è ormai sulle tavole dei francesi o poco ci manca.
L'essere umano è soggettivo, i dati macroeconomici molto meno, ai posteri l'ardua sentenza.
Riprendo intanto questo interessante articolo di Francesco Ditaranto tratto da il Globalist, qui la sua versione originale, sotto un breve stralcio. 
Buona lettura.
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Il primo ministro francese, Manuel Valls, ha annunciato nel pomeriggio che il governo utilizzerà l’articolo 49.3 della Costituzione per fare passare la riforma del codice del lavoro, meglio nota come Loi El-Khomri. In sostanza, si tratta di una versione d’oltralpe della fiducia, che permette all’esecutivo di evitare il voto dei singoli emendamenti alla legge. Se entro ventiquattro ore non sarà depositata alcuna mozione di censura, o se un’eventuale mozione non otterrà la maggioranza all’Assemblea Nazionale, la legge, con i dovuti tempi tecnici e dopo i passaggi istituzionali di rito, sarà adottata. Dopo quattro mesi di proteste e di ostinata attitudine al suicidio politico da parte del governo e del presidente Hollande, quello attuale è il peggiore degli scenari immaginabili all’inizio di questa sfibrante stagione per la Francia. 

Una legge non voluta, non necessaria e non richiesta, mette una croce sui poveri resti della socialdemocrazia francese, proprio mentre si celebrano le esequie di Michel Rocard, padre della sinistra francese del XXI secolo, che sembra essersene andato quasi per non assistere allo scempio. Rocard, primo ministro di Mitterand dal 1988 al 1991, era un sostenitore della diminuzione dell’orario di lavoro settimanale. Il suo figlioccio politico, Manuel Valls, apre oggi all’abdicazione dello Stato dal suo ruolo di garante del mercato del lavoro, e lo fa dopo aver mostrato al suo paese, quale possa essere la faccia autoritaria e antidemocratica della sinistra neo-liberista.

Il problema, a questo punto, non è più soltanto la legge EL-Khomri. Per capirlo, basta farsi avvolgere dal dolciastro paradosso francese per il quale nonostante il 70% dei cittadini sia contrario a questa riforma del lavoro, Alain Juppé, candidato in pectore dei Repubblicani alla presidenza, che ha promesso riforme ben più dure, vincerà le prossime elezioni a mani basse. Il problema, si diceva, è tutto in una presidenza e in un esecutivo fatti di persone impreparate al governo del paese. La miseria di questa socialdemocrazia è tutta qui. In un presidente della repubblica incapace di parlare ai suoi elettori e a tutti i cittadini, in un primo ministro inadeguato per affrontare questioni di portata nazionale, e in una comunicazione che fa acqua da tutte le parti.

05 luglio 2016

'A ppovertà è mmancanza de curtura!

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Tra tanti modi ho pensato a questo: una poesia. Castellana, romanesca. L'autore è Cristiano Torricella - che purtroppo non conosco - e la stessa è tratta da questo link con tanto di traduzione dal dialetto all'italiano corrente. Una semplice poesia rivolta ai cittadini di questo territorio.
La foto del post? Nulla di rilevante. Giovedi 30 giugno alle ore 19:15 circa si è sviluppato un incendio - cause da accertare - presso l'impianto Tmb (Trattamento meccanico biologico) della discarica intercomunale dei Castelli Romani, ad Albano Laziale. 
La foto immortala la colonna di fumo vista da Collepardo.
E visto che questo non è soltanto e prima di tutto uno spazio condiviso, ma anche il mio spazio, in questi saltellanti versi sono racchiuse delle riflessioni personali legate ai paesi nei quali vivo.
Buona lettura.
Foto post: SD.

A ppovertà nun è ssortanto ppovertà de soldi!
E’ anche ppovertà de curtura,
libbera ed autoctona,
ppopolare, dialettale, ssociale!
E’ anche ‘gnoranza
de le proprie, pprofonne,
rradici ppopolari e ssociali!
E’ anche ppovertà d’idee e dde penzieri,
er nun zapè creà nulla de novo!
E’ anche ‘a diffusissima presunzzione che co’
lli sordi se pozza fà ttutto, ssempre!
E’ anche ‘sto cconsumismo sfrenato,
che uccide le esiggenze vvere, de li cittadini!
E’ anche votà ‘na ppolitica
de ssprechi e dde truffe,
contro er cittadino pagante!
E’ anche ignorà d’esse fiji, vveraci,
de Rroma
e dde li bbellissimi Castelli Romani!
E’ anche bere bira estera e “ccosa-ccosa”,
quando er tuo teritorio pproduce vino!
E’ anche magnàe couss-couss
e beve caffè americano, seguenno ‘e mmode!
E’ anche nun ave’ ‘na ppropria vvisione
spirituale, nmorale, etica, ppolitica, religgiosa!
E’ anche esse’ abbulici, apatici, senza più
vojia di lottà, arrennendosi subbito!
Questa è ‘a vera ppovertà, de chi vvive ‘na vita
senza mmotivazioni rreali, piena de nnoia!
Scusateme, perciò, se io nun faccio parte der
vostro ccoro, ma io penzo qquesto!

04 luglio 2016

Made in Science

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Ricevo e pubblico il comunicato di Frascati Scienza per la Notte Europea dei Ricercatori 2016 e per la Settimana Europea della Scienza.
Per l'undicesimo anno consecutivo l'Associazione Frascati Scienza vince il bando del più importante appuntamento europeo di comunicazione scientifica. 
Anche per questa edizione - con enorme piacere e passione - sarò tra i blogger ufficiali di questa splendida manifestazione che riguarda il mondo della ricerca, della cultura e il nostro territorio.

Anche quest’anno Frascati Scienza sarà capofila di una rete di ricercatori, università e istituti di ricerca che si estendono dal nord al sud dell’Italia nel promuovere il più importante appuntamento europeo di comunicazione scientifica, quello in cui i ricercatori, in oltre 300 città europee a fine settembre, si uniscono per mostrare l’ebbrezza della scoperta, la passione e l’importanza del lavoro più bello del mondo: il ricercatore. 

Le prossime due edizioni, a cura di Frascati Scienza previste a settembre 2016 e 2017, saranno all'insegna del MADE IN SCIENCE, per una scienza vista come vera e propria 'filiera della conoscenza', capace di produrre e distinguersi per eccellenza, qualità, creatività, affidabilità, transnazionalità, competenze e responsabilità.

Come il Made in Italy è il simbolo del nostro Paese, MADE IN SCIENCE sarà il marchio che distingue la qualità, l’eccellenza e l’importanza della ricerca italiana e il filo conduttore degli appuntamenti in programma; sarà l’immagine con la quale le migliaia di ricercatori partecipanti comunicheranno alla società i valori della scienza in occasione della Settimana della Scienza e Notte Europea dei Ricercatori 2016 e 2017.

"L'obiettivo della Notte è di avvicinare i ricercatori alla popolazione, al fine di porre l'accento sul valore aggiunto del loro lavoro per la vita quotidiana, la competitività, la creazione d'occupazione, il benessere, il progresso sociale, nonché stimolare la "vocazione" scientifica nei giovani mostrando ricercatori che oltre ad un lavoro affascinante riescono ad avere hobbies e una vita privata. - spiega Colette Renier, Coordinatrice della Notte Europea dei Ricercatori presso la Commissione europea - Inoltre, la manifestazione ha anche, senza dubbio, un impatto positivo sui ricercatori stessi che possono comprendere meglio l'importanza di comunicare sulla loro ricerca e sviluppano le loro capacità di comunicazione. Dunque un'iniziativa che negli anni sta diventando sempre di più un punto di riferimento per il mondo della scienza e per la quale l'Unione europea ha stanziato 8 milioni di euro per gli eventi 2016-2017".

Dal 24 al 30 settembre 2016 l’area Tuscolana, dove si trovano le infrastrutture di ricerca fra le più importanti d’Italia ed Europa, sarà quindi epicentro di un evento nazionale che coinvolge molte altre città italiane: Bari, Cagliari, Carbonia, Cassino, Catania, Ferrara, Firenze, Frascati, Genova, Gorga, Grottaferrata, Lecce, Milano, Modena, Monte Porzio Catone, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Roma, Sassari, Trieste che assieme agli altri partner italiani sparsi sul territorio nazionale saranno in prima linea nella diffusione della cultura scientifica, avvicinando in particolare i giovani al mondo della scienza e della ricerca.

Frascati Scienza parte dagli oltre 3.000 scienziati dell’area tuscolana e romana, da 11 anni con la sua attività intende rafforzare la partecipazione alla ricerca come bene comune e diffondere la cultura scientifica al grande pubblico. I principali enti di ricerca, la Regione Lazio, la Provincia di Roma, i comuni di Roma, Frascati e dei Castelli Romani sono fra i partner fondamentali del progetto.
L'intento dell'Associazione Frascati Scienza è di comunicare gli innumerevoli vantaggi che la scienza può offrire alla società, come ad esempio, sviluppare le applicazioni dei risultati ottenuti dalla ricerca scientifica per il bene comune o realizzare strumenti e modelli per un ambiente più sostenibile. Un altro tema fondamentale che sarà presente anche in questa edizione è il ruolo del ricercatore, essenziale nello sviluppo della società e cruciale per facilitare la comunicazione con il grande pubblico: da una parte è necessario educare i ricercatori alla cultura della comunicazione e diffusione dei propri risultati al di fuori del mondo accademico, dall'altra è importante stimolare la curiosità e avvicinare i giovani al mondo della scienza, per poter diffondere la cultura scientifica e sperimentare l’emozione della scoperta attraverso il divertimento e il gioco.

Nata nel 2005, la Notte europea dei Ricercatori quest’anno si svolge contemporaneamente il 30 settembre 2016 in circa 300 città in tutta Europa. Tutti gli eventi sono cofinanziati nel quadro delle azioni Marie Sklodowska-Curie del programma Horizon 2020. In Italia oltre al progetto coordinato da Frascati Scienza sono cinque i progetti vincitori del finanziamento europeo: Sharper, Luna 2016, Closer, Bright e Society.

La Notte Europea dei Ricercatori è un progetto promosso dalla Commissione Europea. Il progetto coordinato da Frascati Scienza è realizzato in collaborazione con Regione Lazio, il Comune di Frascati, ASI, CNR-ARTOV, ENEA, ESA-ESRIN, INAF, INFN, INGV, CINECA, GARR, ISPRA, CREA, Sardegna Ricerche, con Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" e Università degli Studi Roma Tre, Università LUMSA di Roma e Palermo, Università di Cagliari, Università di Cassino, Università di Parma, Università di Sassari, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

L’evento vede la partecipazione di G.Eco, Associazione Tuscolana di Astronomia (ATA), Accatagliato, Associazione Arte e Scienza, Gruppo Astrofili Monti Lepini (Osservatorio di Gorga), Associazione Culturale Chi Sarà di Scena, RES Castelli Romani, Associazione Eta Carinae, Associazione Tuscolana Amici di Frascati, Astronomitaly – La Rete del Turismo Astronomico, Explora il Museo dei Bambini di Roma, L.U.D.I.S, Museo Tuscolano delle Scuderie Aldobrandini, Native, Sotacarbo, STS Multiservizi, Science4Biz.

Il progetto è finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito della call MSCA-NIGHT-2016/2017 (Grant Agreement No. 722952).

Per ogni info, Frascati Scienza, clicca qui.

26 giugno 2016

Allons enfants

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. In lungo e in largo domina ovviamente il tema "Brexit" e per chi non ferrato come me rilancio questi due cross macreoconomici del Prof. Alberto Bagnai, qui e qui.
Spostandoci più a sud, nell'Europa continentale, precisamente in Francia - Eurotunnel o aereo, a ciascuno la propria scelta referendaria - si gioca l'ennesima partita su un tema da settimane a centro pagina, poi ridotto a trafiletto e, infine, nascosto come Thiago Motta a centrocampo.
Considerato che seguo a intermittenza gli europei di calcio e, pur volendo, i cugini saranno pure cugini ma ci si vede a Natale e io tifo sempre Italia, la posta in palio si gioca non sul manto erboso di Saint Denis o del Velodrome di Marsiglia, bensì dentro uffici, fabbriche e ora anche nelle strade.
Il lavoro.
Le dure proteste contro la "Loi Travail", infatti, non accennano a diminuire e vanno avanti senza sosta, attutite, nel pianeta ubiquitario dell'informazione o presunta tale, da una Francia impegnata anche sul fronte calcistico.
In molti, per tematica e misure previste, hanno equiparato gli interventi sul mercato del lavoro voluti da Valls e Hollande - ma non solo da loro, anzi, qui  - al nostro Jobs Act, "riforma" varata con inno di Mameli cantato a squarciagola dal governo Renzi e che dopo qualche sgroppata sulla fascia non sembra capace di superare più nemmeno la metà campo (qui).
L'impostazione parrebbe infatti simile, ma non stupisce. 
In fin dei conti l'austerità, si sa, è poco creativa e molto teutonica, pardon, quadrata.
Medesima ricetta per molti stati, seppur con tessuti economici diversi e fondamentali economici ormai simili, cioè alle corde: deflazione salariale, interventi sulla produttività, ricadute sulla domanda interna e via col disco rotto che però trova via via sempre meno tifosi.
Insomma, per lasciar dentro quella che sembra a tutti gli effetti la moneta sbagliata che gira a vuoto in mezzo al campo, occorre agire sul resto della squadra con mosse tattiche sbagliate. Per la serie: mi serve una prima punta versione ariete e io metto dentro un "terzinaccio" di qualità.
In termini poco tecnici le misure della nuova legge sul lavoro francese si riassumono in questo articolo a firma di Andrea Barolini su Life Gate.
Che l'Unione Europea e ancor di più l'Eurozona fossero già schiacciati nella propria area di rigore a causa di politiche folli e lontane dai veri bisogni dei cittadini, è comune sentire.
A questo proposito stupisce la reattività civica francese ma in senso negativo perchè forse in ritardo. Ossia a rigore fischiato e con l'arbitro che corre già verso il dischetto.
Viene da chiedersi dove fossero in questi anni i cugini mentre Atene veniva irrispettosamente demolita e Roma e Madrid capitolavano sotto le pallonate di un rigore con finalità recessive e predatorie.
Il pallone si sa, è rotondo, e può sempre finire anche nella tua metà campo. Se poi in squadra non hai più Zidane o Platini allora devi prepararti pure tu.
Probabilmente i residui di grandeur e una politica molto a testuggine (contrariamente all'Italia sempre divisa) generano miopia, e al fischio dell'arbitro, stavolta il rinvio è stato sbilenco e la sfera è piombata pericolosamente verso la porta transalpina che, ora, inneggiando alla Bastiglia ha mostrato una reazione scenografica ma tardiva sotto alcuni aspetti.
Intanto è certo che, tra un  té e l'altro, sua Maestà saluta e si defila lasciando l'Unione Europea soffocata da pericolose tensioni e leadership visibilmente inadeguate.
Gonfia il petto e suona la Marsigliese per una Francia che vola ai quarti dei campionati europei da lei stessa organizzati e che, soprattutto, scommette in piazza la residua salvaguardia del proprio mercato del lavoro, con la speranza che riesca a difendere la sua metà campo da riforme che riforme non sono (Crisi, la Finlandia è malata come la Grecia pur avendo fatto tutte le riforme, qui). 
Sarebbe, questo, un importante goal per avviare, si spera, un vero punto di snodo da cui l'Unione Europea prenda fiato e nuovo vigore con, prima di tutto, maggiore equità decisionale.
Domani tiferò rigorosamente Italia, ma da più settimane, tifo anche un po' Francia.
Allons enfants!
Fonte foto post: clicca qui.

19 giugno 2016

Fusione Nucleare, il mondo a Frascati

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. "Riprodurre" le stelle, sul pianeta terra. I maggiori esperti al mondo in fatto di fusione nucleare: 450 scienziati impegnati in una cinque giorni di confronto presso il Centro Nazionale Ricerche ENEA di Frascati per la 22a edizione dell'International Conference on Plasma Surface Interactions in Controlled Fusion Devices.
La società e il contesto economico fortemente energivori, i gravi problemi ambientali pendenti, tutto ciò spinge a guardare un orizzonte lontano, verso le stelle, che, forse, mai nella storia dell'uomo si avvicinano alla velocità della luce.
Buona lettura.
Fonte articolo: Frascati Scienza, qui.

Cinque giorni di incontri organizzati dall’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. L’International Conference on Plasma Surface Interactions in Controlled Fusion Devices, giunta quest’anno alla sua 22esima edizione, e per la prima volta realizzata in Italia, ha riunito 450 fra i maggiori scienziati ed esperti a livello mondiale nella ricerca sulla fusione nucleare per discutere sul futuro della produzione di energia nucleare.
Il sogno è ambizioso: arrivare a riprodurre i meccanismi delle stelle e avere a disposizione una fonte di energia inesauribile, sicura e pulita, in grado di soddisfare consumi energetici in costante crescita.
Il Centro Ricerche Enea di Frascati, è coordinatore nazionale per il progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), la macchina per la fusione in via di realizzazione in Francia, a Cadarache e in altri progetti internazionali Demo, Broader Approach e nell’agenzia Ue Fusion for Energy.
Durante questi 5 giorni di incontri l’Italia ha spinto la propria candidatura per ospitare e realizzare la macchina sperimentale del progetto Divertor Test Tokamak (DTT), che vuole fornire risposte sulla fattibilità della produzione di energia dalla fusione nucleare.
L’investimento è da 500 milioni di euro: “Le ricadute scientifiche ed economiche sono di grande rilievo – segnala Enea – ad oggi oltre 1 miliardo per le imprese italiane che realizzano i componenti (tra cui Ansaldo Nucleare, ASG Superconductors, Walter Tosto e SIMIC): si tratta di quasi il 60% del valore delle commesse europee per la produzione della componentistica ad alta tecnologia. E l’obiettivo è di generare nuovi contratti per altre centinaia di milioni di euro nei prossimi 5 anni”.
I partner ci sono, e di tutto rispetto: Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Consorzio di Ricerca per l’Energia, l’Automazione e le Tecnologie dell’Elettromagnetismo (Create) e un gruppo di università. Il governo, inoltre, ha incluso il progetto fra le iniziative finanziabili con i fondi per la competitività recentemente attivati dal Piano Junker.
Con questo progetto l’area tuscolana si confermerebbe ancora una volta come centro nevralgico della ricerca di fisica in Italia e in Europa, e la costituzione di un grande laboratorio potrebbe coinvolgere oltre 250 tra ricercatori e tecnici e dando impulso all’industria nazionale con impatti significativi sia dal punto di vista occupazionale che di competitività.
Prosegue al link di cui sopra.

15 giugno 2016

Genzano di Roma, la meraviglia dell'Infiorata 2016

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Vivere in questi luoghi, i miei luoghi, dona molti privilegi. Seppure diversi da molti anni fa e probabilmente non sempre migliorati, i Castelli Romani offrono un'eterna bellezza e un'intensa ricchezza. 
Arte, radici, cultura, parole che trovano la loro sintesi in più tradizioni. L'Infiorata di Genzano di Roma è una di queste realtà. Dal 1778.
Più mani che si mischiano: i bozzetti dei maestri infioratori, i disegni a terra, lo "spelluccamento" che anticipa di molto la corsa dei bambini per lo "spallamento".
Questa è la meraviglia dell'Infiorata 2016. Poche parole, voce alle immagini. Buona visione. Qui.

06 maggio 2016

Pannolini lavabili? Quanto risparmiamo non usando gli usa e getta

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Desidero riprendere l'articolo di Linda Maggiori riguardante l'uso di pannolini lavabili rispetto a quelli usa e getta. Le considerazioni e i rimandi presenti nel suo post sono interessanti anche in virtù delle metodiche di riciclo ancora sperimentali e non riproducibili su larga scala riferite al pannolino usa e getta. Chiaramente l'articolo offre un quadro più ampio dell'intero discorso e merita davvero la lettura.  
Qui il link del post di Linda presente su Il Fatto Quotidiano, sotto ne riporto un suo breve estratto. Buona lettura. 
Fonte foto post: clicca qui.

Una nota ditta di pannolini usa e getta sta chiedendo ai genitori di fotografare “un gesto d’amore” rivolto ai loro figli… le foto più belle faranno parte del video promozionale degli usa e getta. Tante mamme allora, per protesta, spediscono foto dei loro bimbi “vestiti” con coloratissimi pannolini lavabili (qui), dicendo “questo è il mio gesto d’amore verso la terra e verso mio figlio: usare i pannolini lavabili”. Ma perché questa protesta bianca? Un bebè nei primi suoi anni di vita, produce quasi 1 tonnellata di rifiuti (qui), solo contando i pannolini usa e getta. Se poi aggiungiamo salviette, creme e cremine, flaconi di shampoo, bagnoschiuma, oli…tutti in confezioni usa e getta, il numero raddoppia. Per produrre la cellulosa di 5800 pannolini (quel che consuma un bebè in due anni e mezzo) si devono abbattere 10-15 grandi alberi. Bel gesto d’amore che regaliamo ai nostri figli e alla terra! Ma non basta, perché non c’è solo cellulosa nei pannolini usa e getta. Ci sono anche plastica, cloro (per sbiancare la cellulosa) e gel ultra assorbenti, che oltre a irritare e  surriscaldare la pelle del bimbo, sono molto inquinanti al momento dello smaltimento. I pannolini usa e getta occupano il 10-20% del volume totale dei rifiuti conferiti in discarica e creano grandi problemi: si degradano in oltre 500 anni rilasciando sostanze chimiche nocive (sodium polyacrilate, tributyl-stagno (Tbt), diossina, xylene, ethylbenzene, styrene, isopropylene). Se inceneriti producono sostanze nocive (tra cui diossina), nanoparticelle, ceneri da smaltire e contribuiscono al riscaldamento globale.
D’altro canto gli esempi di riciclaggio di assorbenti usa e getta, sono solo sperimentali e non ancora applicabili su larga scala. Smaltire una tonnellata di rifiuti indifferenziati costa alla comunità circa 150 euro. Un comune con quella somma potrebbe incentivare l’acquisto di pannolini lavabili per ogni bambino che nasce: sempre più comuni virtuosi prevedono infatti incentivi all’acquisto o sconti nella tassa rifiuti (qui). I pannolini lavabili sono sempre più consigliati anche dai pediatri, perché sono delicati con la pelle del bimbo, lasciano traspirare, vengono cambiati più spesso dalle mamme (ogni 3 ore), e sono utili a mantenere la corretta divaricazione delle anche e una temperatura non troppo alta (pericolosa soprattutto per i maschietti). Inoltre molte mamme notano un’anticipazione dell’abbandono del pannolino.

03 maggio 2016

"Il cavallo non beve"

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Ore 13:30. La pesante stagnazione che per buona parte degli anni novanta aveva afflitto il Giappone, mi venne genialmente illustrata anche così: "Quindi ragazzi, nonostante i molteplici provvedimenti in atto, il cavallo non beve". Resi mia l'istantanea, autore dello scatto un sublime professore di Macroeconomia, uno di quei docenti capaci di rendere semplici i concetti difficili.
Testo chiuso, "il cavallo non berrà" - mi dissi - "io però ho sicuramente fame" e poco dopo divorai un panino.
L'articolo, a firma di Valerio Malvezzi e tratto da Panorama, datato 11 marzo 2016 (riesco a postarlo soltanto ora), spiega interessanti aspetti dell'attuale situazione dell'Area Euro, unione monetaria che vede a guardia del fiume e della diga il governatore Mario Draghi.
Perchè, ironia della sorte, in questo articolo ritrovo quel linguaggio verbale e fotografico insieme, che m'impressionò: "Il mulo non ha sete". 
Che la cittadinanza sia raffigurata da un cavallo o da un mulo credo conti poco, che, invece, non abbia sete, è cosa molto più rilevante, soprattutto se ormai sono chiari i motivi e se oggetto delle argomentazioni è la millenaria Europa (e il recentissimo Euro) e non l'alltrettanto antico Sol Levante.
Buona lettura. Qui.
Fonte foto post, clicca qui.
Il cavallo non beve, significato economico, qui.

16 aprile 2016

Le mille rinascite di Torino, vero laboratorio italiano delle idee

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Altro che lento passeggiare tra portici e gianduiotti. Torinesi tra i più dinamici dell'UE e città tra le prime metropoli europee - sul podio, seconda dopo Amsterdam - per l'innovazione. 
Premiata la capacità di plasmarsi e reinventarsi nel corso degli anni (secoli) non perdendo il ruolo di centralità.
L'articolo di Giuseppe Colicchia su La Stampa traccia uno spaccato della città manifatturiera e a lungo considerata la porta d'Italia. Qui l'articolo nella sua versione originale. 
In foto, fermento di vita e colori in Piazza Vittorio Veneto, immagine tratta da La Repubblica, autore Fabio Polosa, qui.
Buona lettura.

Ma come? Noi bogia-nen sul podio delle città più innovative d’Europa? Noi torinesi tra i più dinamici cittadini dell’Unione Europea? Neanche tanto tempo fa, non ci avremmo creduto. E se qualcuno arrivato da fuori ci chiedeva di raccontare Torino ripetevamo come automi i nostri luoghi comuni: Torino che ha inventato o portato per prima in Italia la moda e il cinema e la televisione, per poi farsi scippare ogni cosa da Roma e da Milano. Torino che un tempo aveva il Salone dell’Auto e adesso meno male che ci sono quelli del Libro (che naturalmente si farà e sarà un successo, alla faccia dei non pochi che ne pregustavano la fine ignominiosa) e del Gusto. Torino che appunto era la città della Fiat e che ora non lo è più, perché la Fiat intanto è diventata Fca e scomparso l’Avvocato e cambiato il mondo si è rimessa in gioco tra gli Usa, l’Olanda e l’Argentina, dopo che aveva già aperto stabilimenti in Polonia, in Brasile e altrove. Già.

E poi però arriva questa notizia: le tre città più innovative del Vecchio Continente sono oggi nell’ordine Amsterdam, Torino e Parigi. Roba da mandare ko qualsiasi ipotesi di understatement, caratteristica che com’è noto contraddistingue noi torinesi. Com’è possibile? Dov’è il trucco? In realtà, Torino ha sempre avuto molte facce, e nel corso della sua storia è stata costretta a reinventarsi più volte. Per dire: la moda è nata qua e non altrove proprio in seguito alla crisi feroce che seguì nel 1864 il trasferimento della Capitale prima a Firenze e poi a Roma. Le sartine di corte, rimaste da un giorno all’altro senza lavoro, anziché disperarsi e rimpiangere i fasti del passato seppero guardare avanti e si rivolsero a una clientela certo meno titolata ma più vasta, aprendo poco per volta i loro atelier. Le più intraprendenti e fortunate si spingevano regolarmente fino a Parigi per aggiornarsi sulle novità di quella che poi sarebbe diventata l’industria della Haute Couture e del Prêt-à-porter. E pazienza se poi Milano è diventata la capitale italiana della moda con le sue settimane primavera/estate e autunno/inverno: quello che conta, a ben vedere, è che l’idea è nata qua, come oggi nascono qua le visioni e le intuizioni che stanno all’origine delle tante start-up nate dalle parti del nostro Politecnico. Torino, già sede dell’Eiar negli Anni Venti e Trenta, quando in Italia nasce la televisione, è la città in cui negli Anni Novanta - quando non esistevano né i vari social né iTunes - tre amici, Gianluca Dettori, Franco Gonella e Adriano Marconetto scoprono l’esistenza del formato mp3 e fondano Vitaminic, società allora all’avanguardia nel settore della musica digitale che diventò leader in Europa con i suoi 5 milioni di brani musicali.

Insomma: Torino ha sempre avuto la capacità di rinnovarsi. A Torino, dove non a caso sono nate tra le altre cose case editrici che hanno fatto la storia dell’editoria italiana, dalla Utet all’Einaudi passando per la Paravia e l’Edt, le idee non sono mai mancate. Per un bizzarro paradosso, questa città già fordista e razionalista, segnata fin dalle origini dal suo impianto urbanistico rigidamente ortogonale (ma non è un caso che vi siano delle eccezioni, su tutte via Po e via Pietro Micca, che tagliando diagonalmente il centro cittadino inopinatamente rompono l’ordine che le circonda) è allo stesso tempo da sempre quadrata ma visionaria, disciplinata ma capace di lucida follia: si pensi alle realizzazioni di Alessandro Antonelli, che se avesse fatto l’architetto a New York anziché qua avrebbe senz’altro scatenato la fantasia di un qualche sceneggiatore hollywoodiano. Noi nella sua Mole abbiamo messo il Museo del Cinema: con l’Egizio, uno dei più visitati in Italia, oggi che Torino si permette addirittura di fare il record di turisti, altra cosa fino a ieri impensabile. Per cui il fatto di ritrovarci oggi fra le tre città più innovative d’Europa a ben vedere non sorprende più di tanto. E proprio l’aver perso il suo ruolo di capitale dell’auto ha aiutato Torino a darsi una scossa, e a cercare nuove strade.

Resta certo un problema di fondo, non da poco: Torino è pur sempre in Italia. La crisi ha morso e continua a mordere anche qui, nell’ex capitale dell’auto che rinnovata la sua immagine grazie ai Giochi del 2006 si è però ritrovata con un debito pro-capite tra i più alti di tutto il Paese. E anche qui tante energie vanno sprecate, e svariati cervelli come da copione fuggono. Perché al di qua delle Alpi chi produce nuove idee si scontra inevitabilmente con le regole scritte (e non) di un sistema che certo non facilita la vita, se ogni giorno ci si deve confrontare con le più classiche «pastoie burocratiche».   Per tacere dei tratti antropologici del nostro popolo, magistralmente sintetizzati da Ennio Flaiano: «L’Italia è il Paese in cui sono accampati gli Italiani». Proprio alla luce di tutto questo, tuttavia, la notizia che Torino è oggi sul podio delle tre città più innovative d’Europa non fa gridare al miracolo, ma è senza dubbio motivo di orgoglio.

15 aprile 2016

Il Parlamento Europeo approva il glifosato per altri 7 anni

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Ne sentivamo il bisogno. Una delle molte priorità delle cittadinanze europee. Il voto, subdolo, assolve anche a un ruolo strategico, in quanto lima l'onere politico in capo alla Commissione Europea. Violato dall'Europarlamento il principio di precauzione, sempre qualora, in questo caso, sia stato anche vagamente considerato. Articolo ripreso da Rinnovabili.it, clicca qui per l'articolo nella sua versione originale. Buona lettura.

L’Europarlamento ha chiesto di rinnovare l’autorizzazione al glifosato nel nostro continente. La risoluzione (qui) non vincolante leva d’impaccio la Commissione europea, che ha rinviato il più possibile la decisione su questa sostanza «probabilmente cancerogena» per l’Organizzazione mondiale della sanità. Ora che Bruxelles ha l’appoggio del ramo politico dell’Unione, potrà superare senza imbarazzi l’opposizione pubblica (qui). Ancora una volta ne esce sconfitta la società civile, insieme al mondo dell’ambientalismo e dell’agricoltura biologica, che chiedevano a gran voce di vietare il rinnovo dell’autorizzazione all’uso e alla vendita degli erbicidi a base di glifosato.
Con 374 voti favorevoli, 225 contrari e 102 astenuti, la risoluzione proposta da Giovanni La Via (PPE, presidente della Commissione Ambiente) chiede di dare il via libera alla sostanza «solo per usi professionali» per altri 7 anni (invece che 15, come di norma). In questo lasso di tempo, il documento invita la Commissione Ue a presentare una nuova bozza, in modo da «affrontare al meglio l’uso sostenibile degli erbicidi contenenti glifosato e lanciare una revisione indipendente della tossicità generale e della classificazione, basata non solo sui dati relativi alla cancerogenicità, ma anche su possibili proprietà di interferenza endocrina».
I deputati esortano infine la Commissione e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a «rivelare immediatamente tutte le prove scientifiche alla base della classificazione positiva del glifosato e della proposta di nuova autorizzazione, visto l’interesse pubblico prevalente alla divulgazione». 

I membri italiani del PPE che hanno votato a favore sono: Lorenzo Cesa, Salvo Cicu, Alberto Cirio, Lara Comi, Elisabetta Gardini, Fulvio Martusciello, Barbara Matera, Salvatore Domenico Pogliese, Massimiliano Salini, Antonio Tajani.
I membri italiani del gruppo S&D che hanno votato a favore sono: Brando Benifei, Goffredo Bettini, Simona Bonafé, Mercedes Bresso, Renata Briano, Nicola Caputo, Caterina Chinnici, Silvia Costa, Andrea Cozzolino, Nicola Danti, Isabella De Monte, Elena Gentile, Michela Giuffrida, Roberto Gualtieri, Luigi Morgano, Alessia Mosca, Massimo Paolucci, Gianni Pittella, David Sassoli, Renato Soru, Patrizia Toia, Daniele Viotti, Flavio Zanonato.
L’unica astenuta italiana è Alessandra Mussolini (PPE).
Hanno votato contro: Raffaele Fitto e Remo Sernagiotto (ECR), Isabella Adinolfi, Marco Affronte, Daniela Aiuto, Tiziana Beghin, Fabio Massimo Castaldo, Rosa D’Amato, Eleonora Evi, Laura Ferrara, Piernicola Pedicini, Dario Tamburrano, Marco Valli, Marco Zanni e Marco Zullo (EFDD), Mara Bizzotto, Mario Borghezio, Gianluca Buonanno, Lorenzo Fontana e Matteo Salvini (ENF), Fabio De Masi, Curzio Maltese e Barbara Spinelli (GUE/NGL), Sergio Cofferati (S&D).

In sostanza, rispetto a prima cambia molto poco: prodotti a base di glifosato non dovrebbero più essere venduti a chi non è in possesso di patentino agricolo e ne potrebbe essere proibito l’uso come diserbante per i bordi delle strade, i parchi pubblici e i giardini. Tuttavia, l’agricoltura potrà continuare a spruzzarne tonnellate ogni anno sui campi. L’unica richiesta del Parlamento europeo è il divieto di utilizzo “pre-raccolto” sui cereali, cioè come disseccante. In Italia è legale, ma aumenta l’esposizione degli agricoltori. Anche se fosse vietata, il nostro Paese importa grandi quantità di grano duro per la pasta da Canada, Francia e Ucraina, Paesi umidi in cui questa pratica è diffusa.
Vincenzo Vizioli, presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (AIAB), è furioso: «Questo voto di compromesso è di una ipocrisia inaccettabile. Il Parlamento europeo non può permettersi di fare compromessi sulla salute. Se siamo convinti che il glifosato non sia cancerogeno perché rinnovare l’autorizzazione per ‘soli’ 7 anni contro i 15 proposti inizialmente? Se invece abbiamo forti sospetti che provochi seri danni alla salute, perché ci facciamo beffe ancora una volta del principio di precauzione?».
La risoluzione, infatti, è una ennesima mannaia sul principio di cautela che dovrebbe ispirare la normativa europea. Nemmeno di fronte all’allarme dell’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (IARC) dell’Oms, che ritiene il glifosato un probabile cancerogeno, è arrivato il divieto. L’EFSA ha ribattuto con uno studio di segno opposto, sul quale gravano pesanti ombre di conflitti di interessi (qui), ma che comunque è stato preso per buono.
«Chi mandiamo a decidere in Europa? – tuona Vizioli – Non hanno la minima idea di cosa sia l’agricoltura, che pure vale il 40% del bilancio europeo. Tanti dei nostri europarlamentari non hanno mai consultato le realtà del territorio, mentre conosciamo bene le pressioni delle multinazionali nel momento del voto».

La portata politica della questione glifosato è infatti molto vasta. La Monsanto ci guadagna 5 miliardi l’anno vendendolo in tutto il mondo. Inoltre, il suo erbicida di punta (Roundup) è abbinato a molte delle colture OGM che ormai coprono oltre 180 milioni di ettari di terra sul pianeta (15 volte la superficie agraria italiana). Nelle prossime settimane il Comitato fitosanitario permanente, un gruppo di esperti nominati dagli Stati membri di cui non si conosce l’identità, dovrà decidere se rinnovare l’autorizzazione al glifosato. La Commissione europea ha tempo fino a giugno per adottarla definitivamente. Se fosse stabilito un legame anche probabile fra cancro e glifosato (qui), l’Ue dovrebbe bandirla del tutto, aprendo il vaso di Pandora dei mangimi OGM che importiamo per gli animali allevati. In Italia, l’87% di questi mangimi è geneticamente modificato e irrorato con glifosato.

12 aprile 2016

Da un pianerottolo all'altro

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Mentre nell'ipotetica casa comune volano stracci (qui), nemmeno fossimo in un condominio di periferia di uno stato considerato periferico  - come spesso va di moda nei tg economici -, il report datato fine 2015 di Peter Praet (qui), in soldoni, pardon, in "euroni", il capo economista della Banca Centrale Europea - non proprio un capo condomino di paese o qualcuno esterno alle maglie UE - presenta un rapporto duro, così definito: "...showing one devastating chart after another on how the euro has failed the Eurozone economy".
L'eco dell'austerità rimbomba nella tromba delle scale UE, lasciando l'area Euro intrisa da crescenti tensioni e stremata dalle folli politiche imposte dalla Germania.
Nella vecchia Europa con stati culla della civiltà relegati in garage e alla miseria, altri, propulsori di storia politica e ricchezza, tenuti volutamente al piano terra, la strada imboccata appare sempre più disastrosa.
Come in un condominio con esigenze profondamente diverse nel quale non si va d'accordo e dove si aprono discussioni da un pianerottolo all'altro.
Buona lettura. 
ECB Chief Economist: Ok, I Get it, the Euro Doesn’t Work. Clicca qui.
Foto post: APA.

04 aprile 2016

Land of mine

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Oltre 2.000.000 di mine anticarro e antiuomo sepolte sotto la sabbia della Danimarca orientale. 
A tanto equivaleva la preoccupazione militare del Terzo Reich per lo sbarco delle truppe alleate nella pancia dell'Europa settentrionale.
Una preoccupazione asfissiante e peraltro rivelatasi sbagliata.
Maggio 1945, con la resa incondizionata della Germania nazista, molti soldati tedeschi, detenuti di guerra in Danimarca, vennero impiegati nello sminamento delle coste danesi. Impropriamente. 
Tanti giovanissimi, quasi tutti inesperti per un unico, imposto, obiettivo: bonificare per mano tedesca le mine sepolte nel suolo danese da quelle stesse mani della medesima nazionalità.
Una vendetta sottile quanto barbara, un nuovo genocidio taciuto che racchiude una pagina di storia poco conosciuta se non sconosciuta del secondo conflitto mondiale, sotterrata non solo nella sabbia, ma tra le pieghe di rapporti militari e libri poco letti.
Land of Mine, film con regia di Martin Zandvliet unisce aspetti strazianti quanto illuminanti della storia che fu.
La disumanità, la vendetta e l'odio che si uniscono alla fratellanza come alla pietà e al rispetto. Un salto emotivo inaspettato che tiene incollati alla poltrona e che trova nell'individuo uomo la sua matrice comune racchiusa nella dignità alla vita oltre ordini e uniformi ben distinte.
Il ritmo andante del film non trova rallentamenti catalizzando un'alta soglia di attenzione e unendo una fotografia di sublime bellezza curata da Camilla Hjelm Knudsen.
Al cinema. Qui il trailer. Buona, eventuale, visione.