02 luglio 2015

Cosa sapete della Grecia? (fact checking) di Alberto Bagnai

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Lessi questo post alcuni giorni dopo la sua pubblicazione sul sito Goofynomics e cioè lunedi 15 gennaio 2015. Rimasi interdetto, molte cose non collimavano con la mia ignoranza e con buona parte delle informazioni più facilmente reperibili. Soprattutto, le questioni ben scisse tra debito pubblico e debito privato (quest'ultimo davvero devastante, grafico nel post).
Alberto Bagnai in un articolo tecnico ma squisitamente comprensibiile a tutti, inizia scrivendo questo: "Nei prossimi giorni si parlerà molto di Grecia. Ma voi, della Grecia, cosa sapete? Se siete qui per la prima volta, è probabile che sappiate solo quello che avete potuto apprendere dai mezzi di comunicazione italiani".
Desidero, quindi, non solo riprendere oggi questo post ma invitare molti di voi, coloro in grado di porsi il dubbio, alla sua lettura. Qui il link.

26 giugno 2015

Claudio Pellegrini, dall'area tuscolana all'Enrico Fermi award

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Fonte articolo Frascati Scienza, clicca qui per la versione originale dell'articolo. Buona lettura.

L’Enrico Fermi Award è uno dei più prestigiosi premi scientifici internazionali e negli USA è il massimo riconoscimento assegnato direttamente dal governo federale nel campo delle ricerche sull’energia. Il primo a riceverlo nel 1954 fu Enrico Fermi, per le sue ricerche e per la sua carriera dedicata totalmente allo studio dell’energia nelle sue diverse forme. Poco dopo aver ricevuto questa onorificenza, Fermi morì e il governo statunitense, dal 1956, decise di dedicare il premio allo scienziato italo-americano.
Dopo mezzo secolo il premio viene assegnato nuovamente ad un italiano, Claudio Pellegrini, che lo riceverà direttamente dal Presidente Barak Obama alla Casa Bianca.
“E’ veramente un grande onore ricevere questo riconoscimento. – ha dichiarato Pellegrini – Ho da poco compiuto 80 anni e questo è un meraviglioso, quanto inatteso, regalo di compleanno”. Una carriera lunghissima, iniziata in Italia con la Laurea in Fisica all’Università La Sapienza di Roma e proseguita con un intenso periodo di ricerca presso i laboratori INFN di Frascati. Trasferitosi negli Usa nel 1965 per un workshop sullo studio delle collisioni elettroni-positroni, ha iniziato a collaborare con lo SLAC National Accelerator Laboratory e la prestigiosa University of California (Ucla), fino a rimanere stabilmente negli Usa come docente e ricercatore.
A Frascati, Pellegrini ha lavorato al design e allo sviluppo dei collisori elettroni-positroni, scoprendo nell’acceleratore ADONE un’instabilità: il cosiddetto «effetto testa coda», che può limitare la luminosità di queste macchine acceleratrici circolari, e proponendo una soluzione, i sestupoli, per risolverla e aumentare così notevolmente le prestazioni dei collisori.
Lo studioso italiano riceverà l’Enrico Fermi Award per i suoi studi pionieristici sulla tecnologia dei laser a elettroni liberi (FEL), un nuovo schema di generazione di raggi X che converte parte dell’energia dei fasci di elettroni accelerati in radiazione elettromagnetica. Una tecnologia che permetterà, ad esempio, di studiare struttura e funzione delle biomolecole, come le proteine, con un livello di dettaglio, a scala atomica, mai raggiunto prima.

15 giugno 2015

"Il mio ritorno e l'ultima alba nello spazio"

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Piedi saldamente a terra ma corpo in grado di completare 15,5 orbite al giorno a una velocità media di 27.600 km/h per la permanenza più lunga mai compiuta da una donna nello spazio. Samantha Cristoforetti, astronauta dell'Asi e quindi dell'Esa, oggi in videoconferenza da Houston proprio con la sede dell' Agenzia spaziale italiana di Roma Tor Vergata. Qui le sue prime parole pubbliche. Sotto, l'articolo di ringraziamento con il quale l'Agenzia Spaziale Italiana celebra la sua/nostra astronauta nel momento dello storico rientro. Foto post tratta da Esa (European space agency), clicca qui. Lascio di seguito anche alcuni siti specifici correlati al rientro di Samantha Cristoforetti e più in generale all'ambito scientifico nazionale: Esa, clicca qui, Esrin Frascati, clicca qui, Asi Roma, clicca qui. Buona visione e lettura.

Bentornata Sam, fonte articolo Agenzia Spaziale Italiana, clicca qui. Dopo aver passato 200 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale, percorrendo oltre 130 milioni di chilometri in orbita attorno alla Terra, Samantha Cristoforetti ha riemesso piede sul nostro pianeta. Si conclude così la seconda ‘Long Term Mission’ dell’Agenzia Spaziale Italiana: la missione Futura. Il viaggio di rientro è durato poco più di 200 minuti e tutto si è svolto in modo ‘nominale’. Alle 12:20 l’”undocking” dalla ISS, quindi è iniziata la discesa, con la velocità della capsula scesa da 28mila km/h a zero in meno di tre ore. Alle 15:44 la piccola Soyuz ha toccato il suolo, nelle steppe Kazake: il primo a uscire è stato il russo  Anton Shkaplerov, alle 16:01; poi è toccato alla nostra Samantha, alle 16:07; due minuti dopo è venuto fuori anche  l’astronauta della Nasa Terry Virts. La manovra di 'retroaccensione' - necessaria a decelerare la capsula e uscire dall’orbita iniziale - era cominciata alle 14:51. Arrivati a 140 km di altezza i tre moduli di cui è composta la Soyuz si sono separati e dopo circa 3 minuti è avvenuto l’ingresso in atmosfera. A 10 km  di altezza si è aperto il paracadute che ha rallentato la discesa fino a una velocità di circa 22 Km/h, ridottasi ulteriormente a 5 Km/h con l’attivazione finale dei retrorazzi a 70 cm di altezza dal suolo.
“Sono felice di annunciare il ritorno di Samantha sulla Terra, attorno alla quale ha percorso il più lungo viaggio compiuto da una donna nella storia dell’umanità”, ha dichiarato Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. “Il successo di Samantha e della  missione FUTURA – ha aggiunto Battiston -, realizzata tramite  la tecnologia e le competenze industriali e professionali del nostro Paese, ha permesso di  mostrare al mondo la qualità dei programmi spaziali dell’Italia”.  La missione di @AstroSamantha, come l’ha battezzata il web fin dall’inizio della sua avventura, è iniziata alle 22:01 del 23 novembre 2014, quando ha lasciato la Terra a bordo della stessa Soyuz che ce l’ha riportata, diretta alla Stazione Spaziale Internazionale. Da allora è rimasta quasi sette mesi a bordo della ISS, in qualità di Flight Engineer e membro dell’equipaggio della Spedizione ISS 42/43.La sua missione si sarebbe dovuta concludere il 14 maggio 2015 ma, a causa di un incidente a una navetta cargo russa Progress - andata perduta dopo il lancio - il rientro della Soyuz con a bordo l’equipaggio della Spedizione 42/43 è stato rimandato. E’ stato proprio in seguito a questo che l’astronauta italiana dell’ESA – e capitano dell’Aeronautica Militare -  Samantha Cristoforetti è rientrata sulla Terra con un mese in più di permanenza. Con i suoi 200 giorni in orbita, Sam ha dunque battuto due record: quello dell'astronauta ESA con più giorni di permanenza consecutivi nello Spazio in un’unica missione, che prima apparteneva all’olandese André Kuipers; e quello di permanenza consecutiva in orbita per un’astronauta donna, che deteneva l’astronauta della NASA Sunita Williams. 
Samantha è stata la settima astronauta italiana ad andare nello spazio e la quinta a mettere piede sulla ISS. Questa opportunità di volo è stata assegnata all'ASI dalla NASA grazie ad un accordo bilaterale diretto NASA/ASI (Memorandum of Understanding del 9 ottobre 1997), in base al quale ASI, a fronte della fornitura a NASA di tre moduli pressurizzati abitativi (MPLM - Multi Purpose Pressurized Module) e del PMM (Permanent Multi-purpose Module) per la ISS, ha accesso a quota parte delle risorse della ISS per effettuare esperimenti in microgravità e a opportunità di volo di astronauti italiani, sia di breve sia di lunga durata. Adesso Samantha proseguirà per Houston, negli Stati Uniti: qui avrà un periodo di riabilitazione per riadattarsi alla gravità terrestre, come tutti gli astronauti che rientrano dallo spazio, e sarà sottoposta a questionari, biopsie muscolari e altri test medici.

01 giugno 2015

A tale of two economies - Italy's regional divide

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Mamma mia. Quando il "The Economist" si occupa "di Italia" sembra essere questa, purtroppo, l'espressione maggiormente utilizzata (attualmente azzeccata?). Nord e sud del Paese, in una parola, l'Italia. Precise differenze economiche, gap ormai strutturale etichettato come vero e proprio divario (divide). I numeri sono crudi, spesso li detesto, ma vanno letti e "legati", anche se spesso basterebbe affacciarsi da un comune balcone e respirare la situazione del cittadino medio italiano (si capirebbe davvero molto). Per entrare nel merito dell'articolo (sotto) occorrono importanti competenze e partendo dall'assunto che non ne ho, porrei, per semplicità, l'accento su due estatti riportati nell'analisi fatta dal settimanale britannico. Concetti più spiccioli che di pura analisi economica: il "The Economist" parla apertamente di un'Italia in stagnazione economica nel periodo temporale che va dal 2001 al 2013. 
Finalmente. 
Nessun dubbio, nessun negare, stagnazione fu! E adesso chi lo dice al cittadino nostrano? La parola incofessabile è stata autorevolmente pronunciata e ci ha nuovamente riguardati per dodici anni della nostra storia repubblicana. Sottolineo questo aspetto perchè, proprio in quegli anni, parlare del Belpaese come di un'economia avvitata in spirali di stagnazione economica era praticamente utopia. E questo non solo da parte di coloro che governano e indirizzano, cioè da coloro che a prescindere temono la leva dell'impopolarità, leva che potrebbe salvare questo Paese, ma spesso anche da quei tecnici che informano, e qui il passaggio cardine, con a cascata, il cittadino, che, aguzzando un po' la vista, insomma, non vedeva poi i ristoranti così pieni. Anche perchè alla disastrosa stagnazione ha fatto seguito la recessione.
Un ulteriore passaggio che a mio avviso suscita riflessione è l'ovvietà con la quale l'Economist parla della realtà italiana in questo modo: "These problems are not new, nor are they uniquely southern".
Davvero tutto chiaro.
L'articolo originale tratto dal The Economist può essere letto sotto o qui nella sua versione originale insieme ai grafici d'analisi riportati anche in capo al post. Unisco allo stesso e a fondo pagina, una breve sintesi (in italiano) dell'articolo tratta dal blog di Alessandro Cannavale su "Il Fatto Quotidiano", pezzo che riporta anche considerazioni a se stanti che superano il contesto dell'articolo e che ho letto con piacere pur condividendo in parte. 
Credo che il "mamma mia" vada prima di tutto ostacolato con una sana consapevolezza delle nostre immense potenzialità e dei nostri enormi limiti strutturali e culturali, così ieri, passeggiando per svago in una fresca libreria, ho acquistato un testo che desideravo molto: Alberto Bagnai, l'Italia può farcela, qui. Buona lettura.

After three years of recession, Italy’s economy actually grew in the first three months of the year, by 0.3% compared with the previous quarter. It is forecast to grow by 0.7% over the year as a whole, boosted by a weak euro, cheap oil, the European Central Bank’s bond-buying programme and a reform-minded government. That looks good compared with the country’s grim recent record: between 2001 and 2013 GDP shrank by 0.2%. National economic data always mask regional differences. In Italy, however, they disguise a divide that is deeper than normal (see charts). The country is, in effect, made up of two economies. Take that 2001-13 stagnation. In that period northern and central Italy grew by a slightly less miserable 2%. The economy of the south, meanwhile, atrophied by 7%. This is partly because the south grew more slowly than the north before the financial crisis. But the main source of the divergence has been the south’s disastrous performance since then: its economy contracted almost twice as fast as the north’s in 2008-13—by 13% compared with 7%. The mezzogiorno—eight southern regions including the islands of Sardinia and Sicily—has suffered sustained economic contraction for the past seven years. Unicredit, Italy’s biggest bank, expects it to continue this year. The Italian economy is both weaker and stronger than it appears, depending on the part of the country in question. Of the 943,000 Italians who became unemployed between 2007 and 2014, 70% were southerners. Italy’s aggregate workforce contracted by 4% over that time; the south’s, by 10.7%. Employment in the south is lower than in any country in the European Union, at 40%; in the north, it is 64%. Female employment in southern Italy is just 33%, compared with 50% nationally; that makes Greece, at 43%, look good. Unemployment last year was 21.7% in the south, compared with 13.6% nationally. The share of northern and southern families living in absolute poverty grew from 3.3% and 5.8% respectively in 2007, to 5.8% and 12.6% in 2013. Downward pressure on demand is exacerbated by the south’s lower birth rate and emigration northward and abroad. The average southern woman has 1.4 children, down from 2.2 in 1980. In the north, fertility has actually increased, from 1.4 in 1980 to 1.5 now. Net migration from south to north between 2001 and 2013 was more than 700,000 people, 70% of whom were aged between 15 and 34; more than a quarter were graduates. Marco Zigon of Getra, a Neapolitan manufacturer of electric transformers, says finding engineers in Naples, or ones willing to move there, is becoming ever harder. According to Istat, Italy’s statistical body, over the next 50 years the south could lose 4.2m residents, a fifth of its population, to the north or abroad.  These demographic trends have tempered the gap in GDP per person with the north, according to SVIMEZ, an association for the development of the mezzogiorno. But the loss of human capital, coupled with low investment in the physical sort, is sucking the region dry of the resources it needs to recover. Investment in the north shrank by a quarter between 2008 and 2013; in the south it fell by a third.
These problems are not new, nor are they uniquely southern. But they are more virulent than the economic afflictions that sap growth in the north of Italy. Crumbling infrastructure is a good example. Mr Zigon complains that the port of Naples has fallen into disrepair, hampering Getra’s exports. In April part of the main highway across Sicily collapsed due to a landslide, almost doubling the time it takes to get from one end of the island to the other. Fixing it could take years. Railways in the south include Italy’s oldest, opened in 1839. Most of Italy lags behind Europe in terms of digital infrastructure, but the south is especially backward. The same is true of civil justice and the bureaucracy, both of which are generally slower in the south. Corruption is common enough in the north, says Antonio La Spina of LUISS university in Rome, but it is more diffuse in the south, even if sums involved tend to be smaller. That makes it harder to root out.
Buoyant exports and cheaper credit have helped Italy’s economy revive in recent months. But these effects are more muted down south. The region accounts for just over a tenth of Italy’s annual exports of €400 billion ($450 billion), and much of that goes to other European countries. Whereas exports from the north grew by 2.9% last year, those from the south shrank by 4.7%, partly because the low price of oil dampened revenues at Sicilian and Sardinian refineries. Loans are often harder to get and more expensive in the south, thanks to the high rates of delinquency and bankruptcy that prevailed during the crisis. Regional divides are common in many countries, says Gianni Toniolo, an economic historian at LUISS, but Italy’s case is peculiar because of its longevity. The gulf between east and west Germany was much wider than that between northern and southern Italy in the 1990s; now it is smaller. If Italy’s economy is to grow anywhere near as fast as that of the euro zone’s powerhouse, it will have to find some way to narrow its internal divisions.

Nord - sud, mamma mia, ora il divario tra le due Italie si chiama divide. Articolo di Alessandro Cannavale, clicca qui. In un articolo recentissimo su The Economist, dal titolo “A tale of two economies”, l’Italia viene illustrata, con brevità di parole e fredda lucidità di cifre e grafici (intitolati “Mamma mia”) come un Paese in cui convivono due distinte economie. I dati economici nazionali, agli occhi della stampa estera, solo a fatica “mascherano” le dilanianti differenze regionali. Nel periodo 2001-2013, a causa della stagnazione, il Nord e il Centro del Paese sono cresciuti “di un misero 2%”. Ciò, nonostante  una politica di investimenti che ha premiato le Regioni settentrionali, come ben si legge nei grafici riportati sull’organo di stampa inglese. Mentre il Sud si è “atrofizzato del 7%”.
Ne viene fuori un quadro dicotomico, dal quale emerge un’economia più forte, o più debole, di quello che dicono i dati nazionali: dipende solo dalla prospettiva da cui li si guarda. O dalla latitudine. Si parla di quel 70% di disoccupati meridionali sui 943.000 italiani che han perso il lavoro tra il 2007 e il 2014. O dell’occupazione femminile, ferma, al Sud, al 33%; dato misero rispetto al più lusinghiero 43% dei fratelli greci. Tra i motivi del ritardo: la lentezza nell’infrastrutturazione digitale, la lentezza della giustizia civile e della burocrazia, la corruzione. Tutte presenti, in varia misura, al Nord come al Sud. Quello che viene evidenziato è un aspetto peculiare del “divide”, ossia del divario tra Nord e Sud del Paese: la sua longevità.
Sorprende, quella longevità, soprattutto chi legge e studia la Questione meridionale. Un male endemico consustanziale alla storia unitaria di questo paese. Ben più antico e consolidato di quanto possa emergere dalla sola analisi dei dati relativi all’ultimo periodo, tratteggiato a tinte forti dall’articolo dell’Economist. Se i dati spaventano, preoccupano invece le misure prese per ridurre il cosiddetto “divide”. Nelle ultime settimane sarò stato distratto, ma non ho sentito nessuno sottolineare, nei dibattiti e nei confronti, quanto evidenziato su IlSole24Ore da Stornaiuolo e Villani (qui): “La legge di Stabilità 2015 prevede (Art.1, comma20) per le imprese, dal 1 Gennaio 2015, la deduzione totale dalla base imponibile Irap del costo dei dipendenti con contratto a tempo indeterminato”. Una bella iniziativa. Soprattutto per le imprese del Centro-Nord, che “presentano ancora un margine positivo tra le retribuzioni lorde medie (rispettivamente 35.730 e 28.544 euro)e l’importo delle deduzioni forfettarie concesse negli anni precedenti”. Se non fosse che “per l’impresa-tipo del Mezzogiorno (con retribuzione lorda annuale pari a 25.564 euro) le deduzioni forfettarie e analitiche applicate negli anni precedenti hanno eguagliato l’importo della retribuzione lorda, per cui non potrà godere degli ulteriori benefici fiscali Irap. In questo modo, le imprese del Centro-Nord saranno maggiormente incentivate ad aumentare la domanda di lavoro, mentre quelle del Mezzogiorno avranno minore convenienza ad assumere”. Idem, se si parla della riduzione del cuneo fiscale (art.1 commi 118-122), per le assunzioni a tempo indeterminato. L’azienda è esonerata dal versamento dei contributi previdenziali previsti fino a 8.060 euro annui. Anche in questo caso le imprese meridionali non troveranno giovamento dal nuovo schema, secondo quanto riportato nel medesimo articolo. Che ribadisce, “la manovra sull’Irap e il Jobs Act non basteranno da soli a rilanciare la domanda di lavoro, specie nelle Regioni più deboli del Paese”.
Inutile dire che non sarebbe possibile tenere in piedi lapalissiane disparità di trattamento sul territorio, qui e altrove abbondantemente documentate, se non ci fosse un corpo elettorale sempre più inerte, al Sud, come ben dimostrano, da anni, i dati sull’astensionismo. Una forma preoccupante di “dis-impegno civile” che ha il solo merito di consolidare lo status quo. Fondato, anche, sul disinteresse di chi, anziché impegnarsi nella ricerca del migliore candidato da votare, preferisce trincerarsi nell’ignavia, incrementando gli spazi di manovra per chi, in tutta evidenza, poco a cuore tiene le sorti del nostro territorio.

29 maggio 2015

Fmi: "I combustibili fossili ricevono sussidi per 10 milioni di dollari al minuto"

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Riprendo un interessante articolo tratto dal sito dell'agenzia Ansa. Buona lettura. 

Le compagnie che producono combustibili fossili ricevono di fatto l'equivalente di 10 milioni di dollari al minuto di 'sovvenzioni', pari a 5.300 miliardi di dollari l'anno. E' la stima fatta dal Fondo monetario internazionale includendo anche le cifre date dai governi alle compagnie al netto delle tasse e i costi non pagati da chi inquina per bruciare carbone, olio e gas. La cifra di 5.300 miliardi di dollari, definita 'scioccante' dal Fmi, nel 2015 supererà quella della spesa sanitaria di tutti i governi del mondo e rappresenterà il 6,5% del Pil mondiale. Secondo il Fmi, il combustibile che riceve le maggiori sovvenzioni, a causa degli alti danni ambientali che produce e per il fatto che nessun Paese metta in atto accise significative sul suo consumo, è il carbone, con poco più della metà del totale. Il petrolio, dato il suo grande uso per i trasporti, ottiene un terzo dei sussidi e il gas il resto. La Cina è il Paese che fornisce la maggior parte di queste sovvenzioni (2.300 miliardi di dollari), seguita da Usa (700 miliardi) e Russia (335 miliardi). L'Unione europea riconosce invece sussidi per 330 miliardi. Secondo il Fmi, l'impatto fiscale, ambientale e sul welfare di una riforma di questi finanziamenti potrebbe essere enorme: eliminare le sovvenzioni nel 2015 potrebbe aumentare le entrate dei governi di 2,9 miliardi di dollari (3,6% del Pil mondiale), tagliare le emissioni globali di carbonio di oltre il 20% e ridurre del 55% le morti premature legate all'inquinamento dell'aria salvando così 1,6 milioni di vite ogni anno. Lo studio, inoltre, sottolinea come sovvenzionare i combustibili fossili scoraggi gli investimenti per efficienza energetica e rinnovabili.

24 maggio 2015

Fate spazio alle anatre

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Lo so, non faccio testo, o meglio, si, perchè sono di parte, anzi, innamorato. Chi gatti, chi cani, chi stupendamente e soggettivamente altro. Tutto molto bello, gli animali regalano attimi magici e vanno custoditi con amore e rispetto. Io però no, nel senso, niente cani e gatti, cresco infatti dall'età di sette anni con inimitabili bipedi razza pechino (qui) dai nomi più divertenti. Ti affezioni, si affezionano, fanno cose singolari e non puoi resistere. Mettono allegria, buonumore, donano attimi magici e si è tutti più felici. L'ultima in ordine cronologico si chiama Betty, anatroccola profondamente viziata e gelosa che, in caso di fame, uscita in giardino con un minutaggio inferiore alle sue arbitrarie esigenze (il prato inglese dopo Betty ha subito una leggera decadenza tale da dover ripiantare tutto) o in caso di mancato tuffo in piscina, ecco, ricatta con richiami assordanti e dal tono diverso fino ad esaurimento dell'energia (cioè mai). Tuffo in piscina? Avete letto bene. Lo scorso anno Betty si fratturò (da sola, probabilmente rincorrendo qualche insetto) una zampa; è femmina, in quanto tale ha mostrato subito resistenza e tenacia non comuni. Ricordo ancora la clinica veterinaria dove la portai cercando di capire se si potesse fare qualcosa o meno, mise una tale allegria a tutti che furono coinvolti complimentandosi con me per la sua sontuosa bellezza e simpatia, come se c'entrassi qualcosa. Una veterinaria mi disse: "Ma parla?! Sembra che sappia cambiare tono a seconda delle situazioni". Sorvolai, alla Betty. Fatto sta che la "fisioterapia" in acqua, per un'anatra, è un po' come gli spaghetti per un italiano. Così, nel momento di tristezza, lampo di genio, guardai il veterinario e il veterinario guardò me, simultaneamente decidemmo: compro/a una piccola piscina e provo/a a farla ristabilire. E così fu. Oggi Betty corre, di nuovo. Niente antifiammatori, nulla. Inconcepibile che per approfittare della sua allegria e libertà, Betty rimanesse zoppa, era giusto fare di tutto. Accade quindi che, provocatoriamente o seriamente, leggo una notizia del genere (sotto) e non potrei mai non postarla. Per svago e amore. Camminare, libere e felici. Buona lettura.

Fonte articolo, Huffingtonpost, clicca qui. Fate spazio alle anatre. Letteralmente. I marciapiedi di Inghilterra e Galles sono a dir poco trafficati. Ma d'ora in poi lo saranno ancora di più: dovranno, infatti, ospitare una nuova specie di bipedi, le anatre. Il Canal & River Trust, che si occupa di preservare più di 2 mila miglia di corsi d'acqua, ha creato dei marciapiedi per uccelli acquatici a Londra, Birmingham e Manchester, come riferito da City Metric. Si tratta di un'iniziativa temporanea che fa parte della campagna "Share the Space, Drop your Pace", destinata ad accrescere la sensibilità per la natura. A Londra, le corsie per le papere sono state dipinte da Dick Vincent. Portano l'hashtag #sharethespace e vi compare impressa la sagoma dell'animale.

Fonte articolo, Petsblog, clicca qui. Londra è una città estremamente trafficata, a suo modo molto caotica ma, comunque, una citta dove milioni di persone riescono a vivere e muoversi quotidianamente senza troppe difficoltà. Taxi, autobus e metropolitana sono i mezzi che vanno per la maggiore ma anche chi va a piedi o in bicicletta si sposta agevolmente grazie a moltissimi chilometri di piste ciclabili e zone pedonali. Rimanevano, però, fuori delle grandi passeggiatrici delle strade londinesi: le anatre! Questi uccelli sono molto presenti nella città inglese proprio grazie al fatto che essa è stata costruita sul Tamigi. Le anatre sono un anello debole del traffico come i ciclisti lo sono nei confronti degli automobilisti. L'associazione Canal and River Trust ha voluto creare queste "corsie preferenziali" per incoraggiare pedoni e ciclisti a rispettare i pennuti per una convivenza più gioiosa per tutti. Dite la verità, quanto sarebbe bello camminare verso l'ufficio con delle anatre a farci compagnia?