04 dicembre 2018

Challengers, for now

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Campagna varata. Attesa, nei fatti, conclusa. Prada Challenge mette in acqua il suo promo per la trentaseiesima America's Cup e accende il campo di regata.
La sagoma di Max Sirena, di spalle, che guarda il mondo; le Americhe a dominare e la testa già in terra Kiwis a duellare col defender tra boline e match race.
Nel mezzo il Vecchio Continente, l'Europa, la Sardegna, Cagliari, base della nuova campagna di Luna Rossa. 
Bertelli ci crede, e fa bene, da toscano verace non si è mai arreso. E per farlo, anche questa volta sta scegliendo il meglio.
In primis al timone, pesantissimo, affidato alle mani delicate e decise di James Spithill, lo squaletto australiano. Di casa dieci anni fa e quasi scoperto da Luna Rossa, prima di trasferirsi ad Oracle Racing e mettere rapidamente nel curriculum proprio lei, la Coppa delle Cento Ghinee.
Sirena, lo skipper, è chiaro, anche troppo: "Questa Coppa non sarà un tentativo, non sarà una prova generale e non si vincerà fra tre anni, questa Coppa va vinta adesso. Sarà la nostra ossessione".
Il riferimento è alla preparazione tecnica di tutto l'equipaggio, ma anche al lavoro dei progettisti per mettere in acqua un nuovo bolide firmato Prada.
L'antico protocollo per sfatare questa ossessione è stato rispettato: il circolo della Vela Sicilia per mezzo del suo team, Luna Rossa, ha lanciato la sfida al Royal New Zealand Yacht Squadron, che contrapporrà Team New Zealand, il defender.
Luna Rossa naviga verso i vent'anni di vita, Prada challenge è ormai una vera e propria nazionale della vela.
A dare manforte, probabilmente a livello tecnologico e non solo, si unirà Pirelli, come avvenne per il 2007, seppure in quel caso fu Telecom, ma sempre società della galassia Pirelli. Sottigliezze che il vento trascura in caso di vittoria finale.
Nella bacheca di Prada la Louis Vuitton Cup del 2000, storica, al primo tentativo, soffiata a un certo Paul Cayard, ex Moro di Venezia e sempre presente negli occhi dei tifosi italiani. Poi una schiera di successi difficili da annoverare. Ma, soprattutto, regate d'alta scuola che hanno ispirato velisti e catalizzato tifosi di ogni latitudine.
L'Italia è un punto esclamativo che si protende nel Mediterraneo e al patron di Luna Rossa si potrebbero aggiungere altri due sindacati italiani. Forse un ritorno degli ex "mascalzoni" di Vincenzo Onorato o sfidanti completamente nuovi a rinnovare l'anima di un trofeo antichissimo.
Nel frattempo, via lo sguardo per un attimo dalla Sardegna, un altro challenger, dall'altra parte del globo, ha già il suo scafo con i "baffi" in acqua (qui). Si tratta di American Magic, difenderà il New York Yacht Club e non sembra certo intenzionato a fare da sparring partner ai team ben più navigati.
Si aspetta il vento giusto, un "bel buono", per quel trofeo che Prada cerca da venti anni, il più antico traguardo sportivo nella storia dell'uomo: la Coppa America. 
Luna Rossa è challenger of record, ha scritto le regole insieme a sua maestà il defender e vuole, finalmente, batterlo una volta per tutte.
Buona visione.
  • Challengers, for now. Qui (versione italiana)
  • Challengers, for now. Qui (versione inglese)

14 novembre 2018

UE-Italia, la soluzione c'è ma l'Europa non la vuole


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Do anch'io seguito all'intervista di Sergio Cesaratto pubblicata da "Il Sussidiario". Ne propongo uno stralcio, l’intervista, nella sua completezza, rimane leggibile nel link a fondo pagina. Ordinario di Economia Politica presso l'ateneo di Siena, Sergio Cesaratto illustra le vie percorribili tra Italia ed Unione Europea per ricomporre lo scontro in atto che ha come elemento centrale il tema del deficit di bilancio.
Presente anche al "Goofy 7" curato da Asimmetrie pochi giorni fa a Monte Silvano, Sergio Cesaratto ha, come altri economisti del Bel Paese, le idee molto chiare:
“L'equilibrio di bilancio è un'assurdità perché in fase di depressione i bilanci pubblici hanno il dovere di andare in disavanzo e sostenere l'economia”. Per Cesaratto occorre diminuire la spesa per gli interessi: “l'Italia non ha altra strada. La Bce ha i mezzi per intervenire. Se vuole. Ma non farà nulla”, spiega l'economista. 
Quanto basta per "incuriosire" rapidamente il lettore e lasciarvi a una buona lettura.

La commissione europea ha respinto al mittente la manovra italiana. "Il Governo italiano sta apertamente e coscientemente andando contro gli impegni presi verso se stesso e verso gli altri Stati membri", hanno detto i due commissari Moscovici e Dombrovskis nella loro replica al ministro Tria. Il motivo della bocciatura è la violazione del patto di stabilità e crescita per debito eccessivo. Alle parole dei commissari ha fatto eco, ieri sera, anche il presidente Mattarella. Sergio Cesaratto, ordinario di economia politica nell'Università di Siena, la pensa diversamente. L'equilibrio di bilancio "è un'assurdità perché in fase di depressione i bilanci pubblici hanno il dovere di andare in disavanzo e sostenere l'economia". Per Cesaratto occorre diminuire la spesa per gli interessi, l'Italia non ha altra strada. "La Bce ha i mezzi per intervenire. Se vuole". Ma non farà nulla, spiega l'economista."La logica dell'equilibrio di bilancio non è quella di un astratto rigore", ha detto Mattarella, perché del disordine sui conti fanno le spese i più deboli. E' così, professore? Il capo dello Stato critica l'astratto rigore europeo? Se fosse così sarebbe interessante, riterrei doveroso da parte di un capo dello Stato difendere il proprio governo. Però poi ha detto che del disordine sui conti fanno le spese i più deboli. Quindi voleva difendere il pareggio di bilancio. Al contrario: sono proprio i più deboli a fare le spese del pareggio di bilancio, che è un'assurdità, perché in fase di depressione i bilanci pubblici hanno il dovere di andare in disavanzo e sostenere l'economia. Da questo punto di vista la manovra del governo è assolutamente corretta. L'Italia, ha detto Dombrovskis, vuole curare il debito con più debito, ma così aumenta il costo del servizio del debito. Come commenta? Spendiamo per interessi 65 miliardi l'anno, gli stessi soldi che diamo all'istruzione, ci dice Moscovici. Bene: vogliamo diminuire il debito, così da diminuire la spesa per interessi? Facciamolo, ma attenzione, perché questa è la ricetta che negli anni scorsi ha ammazzato l'economia italiana. Lei cosa direbbe a Moscovici? Invece di ridurre il debito riduciamo per prima cosa gli interessi, così liberiamo risorse per sostenere la domanda rispettando i vincoli e riusciamo anche a ridurre il debito. Come ridurre gli interessi? I tassi di interesse non li decidono i mercati, ma le banche centrali, se vogliono. Se non vogliono, lasciano fare ai mercati. Ma è proprio questo il problema storico del nostro debito, che è peggiorato proprio da quando i mercati si sono sostituiti alla banca centrale. Cosa dovrebbe fare il governo? Andare davanti alla commissione e proporre uno scambio. Noi rispettiamo le regole, ma qualcuno agisca sul fronte degli interessi. La Banca centrale europea potrebbe intervenire selettivamente sui nostri titoli di Stato, come ha chiesto Savona: se la Bce vuole, ripeto, può farlo. Lo ha già fatto nel 2010-2012, comprando titoli di Stato solo di alcuni paesi. A noi andrebbe benissimo. Ciò che non possiamo fare è rispettare quei vincoli con questi tassi.
L'ntervista prosegue a questo link.

27 settembre 2018

A Frascati va in scena la tredicesima Notte Europea dei Ricercatori


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni per Frascati Scienza. Frascati è pronta ad accendersi. Programma in orbita e Notte Europea dei Ricercatori in rampa di lancio. Fervono i preparativi per quella che, calendario alla mano, è la tredicesima edizione. Da domani la non stop di eventi scientifici, aperitivi, quiz, giochi, visite ai centri di ricerca, colloqui con i ricercatori e tante altre iniziative. Anche quest’anno un programma ricco di idee grazie al magistrale operato dell’Associazione Frascati Scienza. Obiettivo, superare le 50.000 presenze registrate nelle ultime due edizioni. Eventi liberi, altri su prenotazione, tutti, sia chiaro, gratuiti per ogni fascia d’età. Si potrà “viaggiare” da un’iniziativa all’altra andando dallo spazio alla terra grazie a partner come Astronomitaly, Agenzia Spaziale Europea, Garr  (Rete Italiana dell’Università e della Ricerca), Fondazione Amaldi (Agenzia Spaziale Italiana) e molti altri. Impossibile non citare, poi, il ruolo cardine svolto in questa rassegna da parte dei principali atenei capitolini.

Nell’affascinante giornata scientifica si potrà assistere a eventi quali “S come sangue, S come scienza”, a Frascati, in Piazza Roma, iniziativa senza prenotazione concentrata sulla donazione del sangue durante la maratona scientifica della Notte Europea dei Ricercatori. O ancora, “Escape! Fuggi dalla Scienza” evento, questa volta su prenotazione, che richiama una escape room scientifica dove un gruppo di persone avrà un’ora di tempo per risolvere alcuni enigmi e fuggire. Nel mezzo si potrà visitare l’Agenzia Spaziale Europea che con il suo “Le scoperte dello Spazio: viaggio in ESA” è pronta ad accogliere tutti gli appassionati con  proposte che spaziano dalla visione di oggetti celesti fino a cimentare il visitatore alla “guida” delle sonde Apollo e Soyuz. Un'attenzione particolare per caratteristiche e interesse lo merita soprattutto l’Aico, ovvero l’Associazione Infermieri di Camera Operatoria. Idea, questa, su prenotazione e che si terrà presso le Mura del Valdier di Frascati, dalle 17 fino a mezzanotte di sabato, col titolo di: “Surgery Theater: il pubblico in Sala... Operatoria”. Per capirne di più abbiamo posto qualche breve domanda a Bernardino Tomei, membro Aico e motore della “Surgery Theather” proprio a Frascati durante la Notte Europea dei Ricercatori.

Bernardino, buongiorno, ci aiuti a capire meglio: cos’è l’Aico, quando si costituisce e che scopi annovera.

A.I.C.O. é Associazione Infermieri di Camera Operatoria, nata il 5 Febbraio del 1989, quest’anno ha compiuto 30 anni di attività. È membro dell’European Operating Room Nurse Association (EORNA) e rappresenta  una delle più rappresentative Società Scientifiche Infermieristiche in Italia.

È la prima partecipazione alla Notte Europea dei Ricercatori? Come è nata l’idea?

È la prima volta.  L’idea è nata visitando le iniziative della Settimana della Scienza negli anni precedenti. Avendo aperto al pubblico nelle passate edizioni, luoghi come la Banca dell’osso dell’IFO o i laboratori dell’ISS. L’idea è nata dalla possibilità di aprire al pubblico un luogo nel quale non c’è altro modo di accedere se non da operatore o da utente, ma siccome fare questo rimane comunque molto difficile, si è optato per un allestimento extraospedaliero e la cornice ed il contesto di Frascati Scienza ci è sembrato perfetto. La Sala Operatoria è un luogo dove la scienza dai centri di ricerca diventa strumenti e device, e dove lo studio, e di nuovo la ricerca si trasforma in gesti, azioni, tecniche e procedure concrete direttamente al servizio di persone che hanno un bisogno specifico di salute. In quanto rappresentanti dei professionisti che vivono all’interno di questi luoghi ci è sembrato un progetto da poter proporre ed inserire in questo contesto.

Cercando di trasmettere la passione e la professionalità con la quale svolgete il vostro ruolo al visitatore che ci legge, che attività mostrerete durante la Settimana Europea della Scienza e durante la Notte Europea dei Ricercatori?

Faremo una panoramica di un ambiente, come detto chiuso, partendo dalle origini e narrando come questo sia cambiato nel tempo. E quindi partendo dal “Teatro Operatorio” delle origini, racconteremo il senso del lavoro in team e arriveremo velocemente ai giorni d’oggi. Chiariremo il razionale di una Sala Operatoria: perché un intervento chirurgico deve essere eseguito proprio in sala operatoria e non in un reparto o in un ambulatorio. Vedremo quali sono gli elementi e i tanti dispositivi che la compongono, elementi presenti nell’allestimento che illustreremo e del quale spiegheremo il funzionamento. Racconteremo al pubblico chi all’interno di questo luogo svolge la propria attività, come e perché. Ed infine cercheremo di coinvolgere il pubblico stesso attraverso poche azioni che esemplificheranno il modo in cui in sala operatoria ci si muove lasciando un’idea di alcune tecniche e dinamiche proprie di Sala. Nel giorno di venerdì infine, nelle sessioni pomeridiane e serali, saranno svolte tre sessioni “live” dell’evento. Ciò significa che un gruppo di infermieri, che svolgono attività di formazione in ambito accademico, si cimenteranno in una simulazione di un intervento chirurgico, con il doppio obiettivo di mostrare come da un lato come una sala operatoria si muove quando è in azione. Questo sarà fatto utilizzando una tecnica di formazione che viene correntemente utilizzata nei corsi di formazione specialistica post base nei Master per Strumentisti. Come A.I.C.O. Lazio concluderemo infine la settimana, Sabato 29, con un evento di formazione E.C.M. presso il Park Hotel Villa Grazioli di Grottaferrata, dove in linea con la partecipazione alla Settimana della Scienza e le attività svolte, il programma sarà dedicato alla ricerca infermieristica nell’ambito della Sala Operatoria.

La tredicesima Notte Europea dei Ricercatori calerà il proprio sipario alla mezzanotte di domani. Fino a quell’ora ci si potrà immergere in una scienza alla portata di tutti. Poi l’Associazione Frascati Scienza lavorerà alacremente, come dal 2006 ad oggi, alla quattordicesima edizione. Un’intera giornata per ispirare piccoli nuovi scienziati od offrire spunti a ricercatori e addetti ai lavori in scena. Con una certezza: dopo tredici anni la liasion tra la città di Frascati e la scienza è ormai un qualcosa di qualitativamente grande e destinato a crescere ancora nel tempo. Una buona Notte Europea dei Ricercatori a tutti.

25 settembre 2018

ERN 2018, BE a citizEn Scientist


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni per Frascati Scienza. Dimenticate la realtà. Per un’intera settimana l’ape non avrà i suoi tradizionali e sgargianti colori. Via il giallo e il nero, o giù di lì. L’uscita è di quelle importanti e l’abito, in questo caso, fa lo scienziato. L’abito si cambia. Simpatica e socievole, con colori dolci da renderla ammaliante ai bambini. Svetta una piccola ape nella locandina della Notte Europea dei Ricercatori 2018 (qui). L’insetto non è sprovveduto, sa bene dove posarsi e cosa impollinare. Un microscopio, poi un pianeta, mettiamoci un atomo e anche un’ “elica” genetica. Vietato dimenticare il libro che, come per l’ape, è un po’ il fulcro di tutto. L’ape scientifica, immagine cardine di questa Settimana Europea della Scienza e della prossima Notte Europea dei Ricercatori è di una facilità comunicativa disarmante. La città di Frascati torna, infatti, ad accendersi e con essa l’Italia e tutta l’area di ricerca Tuscolana, una delle più importanti d’Europa (è bene ricordarlo). A coordinare il progetto, l’Associazione Frascati Scienza, che si aggiudica anche quest’anno il bando della Commissione Europea Horizon 2020 nell’ambito delle Marie Skłodowska–Curie actions. Scorre il calendario per quello che, circa tradizione e qualità, è a tutti gli effetti il più grande evento attinente la divulgazione scientifica al grande pubblico. A Frascati Scienza (qui), per il tredicesimo anno consecutivo, l’onore e l’onere di attrarre adulti, incuriosire famiglie, mettere in relazione ricercatori e affascinare piccoli futuri scienziati. E a proposito di scienziati, l’ape, spesso citata per il suo imprescindibile ruolo nella catena della vita e per i pericoli a cui è sovente esposta, oggi ha la funzione d’ispirare nuovamente l’essere umano: BE a citizEn Scientist (BEES), il “claim” con il quale l’associazione scientifica castellana sceglie di lanciare la nuova edizione della Notte Europea dei Ricercatori. L'ape come modello per la sua organizzazione, per il lavoro di squadra e per il contributo di ogni suo  elemento volto a migliorare il benessere di tutta la propria comunità. L'essere umano ha solo di che ispirarsi. E infatti, da qui, l’ambizione e il desiderio degli organizzatori di avvicinare alla scienza persone in grado di accrescere il livello della nostra società civile. Una maratona atipica quella che vedrà protagonista la città di Frascati e le altre sedi di ricerca italiane. Una maratona che non procurerà stanchezza, bensì interesse e curiosità. E ancora una volta sono numeri importanti quelli messi in piedi dal lavoro certosino di Frascati Scienza: 34 città italiane coinvolte, 60 partner a muovere un’organizzazione curata nei minimi dettagli. Da Ravenna a Matera, da Torino ad Alghero passando per i nostri Castelli Romani con Ariccia, Rocca di Papa e finendo con la capitale della Scienza per una notte: Frascati. La città Tuscolana pulserà ricerca scientifica in un trait d’union di conferenze, visite presso alcuni centri di ricerca, giochi, quiz, aperitivi scientifici e incontri con i ricercatori. Al visitatore non resta che un solo simpatico obbligo: lasciarsi coinvolgere e volare da un evento all’altro ispirandosi a quella piccola ape portatrice di vita e condivisione.

24 settembre 2018

Sulla gentilezza

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Da molto tempo non dedicavo un articolo a qualcosa attinente la società nel suo senso più puro, il vivere quotidiano dal punto di vista emotivo, umano. Mi sono imbattuto giorni fa, per puro caso, in questo articolo presente su Internazionale. Letto e trattenuto, per quello che il mio fare cognitivo può, ho scelto, poi, di dargli un seguito. Come? Eccolo qui. Lo propoongo. Buona lettura. 
Ne posto ovviamente uno stralcio, l'articolo intero può essere letto alla fonte originaria presente a questo link.

Questo articolo è uscito il 20 febbraio 2009 nel numero 783 di Internazionale, a pagina 38. L’originale era uscito sul Guardian. In Italia Adam Philipps e Barbara Taylor hanno pubblicato Elogio della gentilezza (qui). Le illustrazioni sono di Alessandro Gottardo (qui), in arte Shout. 

La gentilezza, disse l’imperatore e filosofo Marco Aurelio, è la delizia più grande dell’umanità. Nel corso dei secoli altri pensatori e scrittori hanno espresso lo stesso parere. Oggi, invece, molte persone pensano che questa idea sia inverosimile o, quanto meno, molto sospetta. Nella nostra immagine degli esseri umani, la gentilezza non è un istinto naturale: siamo tutti pazzi, cattivi, pericolosi e profondamente competitivi. Le persone sono mosse dall’egoismo e gli slanci verso il prossimo sono forme di autoconservazione. La gentilezza è diventata un piacere proibito. In un certo senso è sempre rischiosa, perché si fonda sulla sensibilità nei confronti degli altri e sulla capacità di identificarsi con i loro piaceri e con le loro sofferenze. Ma anche se il piacere della gentilezza è rischioso, è una delle cose più appaganti che abbiamo. Nel 1741 il filosofo scozzese David Hume, confrontandosi con una scuola filosofica che considerava l’umanità irrimediabilmente egoista, perse la pazienza. Chi è così pazzo da negare l’esistenza della generosità, sosteneva, ha perso il contatto con la sua realtà emotiva. Per quasi tutta la storia dell’umanità le persone hanno ritenuto di essere naturalmente gentili. La rinuncia alla gentilezza priva gli esseri umani di un piacere fondamentale per il loro senso di benessere. Oggi il termine “gentilezza” abbraccia una gamma di sentimenti descritti con parole diverse: solidarietà, generosità, altruismo, benevolenza, umanità, compassione, pietà, empatia. In passato questi sentimenti erano conosciuti con altri nomi: philantropia (amore per l’umanità) e caritas (amore per il prossimo). I significati precisi di questi termini cambiano, ma tutti quanti rimandano a quello che in epoca vittoriana si chiamava un “cuore aperto”, cioè essere bendisposti verso gli altri. “Ancora più indiscriminato e generalizzato della distanza tra le persone è il desiderio di eliminarla”, scriveva il filosofo tedesco Theodor W. Adorno, riferendosi al fatto che la distanza dagli altri può farci sentire sicuri, ma può anche farci soffrire.
La storia ci illustra i molti modi con cui gli esseri umani cercano un legame, dalla celebrazione classica dell’amicizia agli insegnamenti cristiani sull’amore e sulla carità fino alle filosofie del novecento sullo stato assistenziale. E ci mostra fino a che punto le persone sono distanti le une dalle altre e fino a che punto la capacità di amare il prossimo sia inibita da paure e rivalità antiche quanto la gentilezza. Per gran parte della storia occidentale la gentilezza è stata legata alla cristianità, che considera sacri gli istinti generosi delle persone e li mette alla base di una fede universalistica. Per secoli la carità cristiana ha fatto da collante culturale, tenendo uniti gli individui di una società. Ma dal cinquecento in poi il comandamento cristiano “ama il prossimo tuo come te stesso” ha subìto la concorrenza dell’individualismo. Il Leviatano (1651) di Thomas Hobbes considera la generosità cristiana psicologicamente assurda. Gli uomini, sostiene Hobbes, sono delle bestie egoiste che pensano solo al loro benessere: l’esistenza è una “guerra di tutti contro tutti”. Alla fine del settecento queste teorie, nonostante gli sforzi di Hume, diventarono l’ortodossia. Duecento anni dopo siamo diventati tutti sostenitori di Hobbes, convinti di essere mossi solo dall’interesse personale. La gentilezza ispira diffidenza e le dimostrazioni pubbliche di generosità vengono liquidate come moralistiche e sentimentali. Le icone popolari della solidarietà – la principessa Diana, Nelson Mandela, madre Teresa – sono adorate come dei santi o accusate di essere ipocrite. Oggi la bontà è accettata solo nel rapporto tra genitori e figli. La capacità di farsi carico della vulnerabilità degli altri, e quindi della propria, è diventata un segno di debolezza. Nessuno sostiene che i genitori debbano smettere di essere premurosi con i figli, ma le nostre società hanno sviluppato una fobia per la gentilezza e le persone si rifiutano di fare gesti scontati di benevolenza accampando decine di buone ragioni per giustificare questo rifiuto. Ogni forma di compassione è autocommiserazione, osservava D.H. Lawrence. Quest’idea riflette un sospetto diffuso nella modernità: la bontà è una forma superiore di egoismo o la forma più vigliacca di debolezza. La maggior parte degli essere umani pensa che la gentilezza sia la virtù dei perdenti. Ma ragionare in termini di vincenti e perdenti significa accettare il rifiuto per la generosità imposto dalla paura.

In pochi si chiedono perché tendiamo a essere gentili con gli altri e perché la generosità ci sembra importante. A differenza di quello che succede con un ideale astratto come la giustizia, sappiamo riconoscerla nella maggioranza delle situazioni. Ma proprio il fatto di sapere cosa sia un gesto gentile ci aiuta a evitarlo. Di solito sappiamo cosa fare per essere gentili e ci accorgiamo quando qualcuno è gentile con noi. Ma la gentilezza ci fa sentire profondamente a disagio. Eppure è la cosa che ci manca di più. È l’epoca in cui tutti si lamentano per la mancanza di gentilezza degli altri. “Un indicatore della salute mentale”, scriveva Donald Winnicott nel 1970, “è la capacità di entrare nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona. E di concedere a un’altra persona di fare lo stesso con noi”. Prendersi cura degli altri, come sosteneva Jean-Jacques Rousseau, ci rende pienamente umani. Dipendiamo gli uni dagli altri non solo per la nostra sopravvivenza, ma anche per la nostra esistenza. Un individuo senza legami affettivi o mente o è un folle.

Prosegue al link di cui sopra.