16 maggio 2017

I salari e la questione irrisolta dell'Euro

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. A tutto campo, temporalmente parlando e con i riferimenti accademici.
Vietato annoiarsi con Bagnai, soprattutto, difficile non capire. La semplicità è l'elemento che contraddistingue i suoi articoli; aspri, spigolosi, resi semplici anche per i non addetti ai lavori che vivono la cosa fondamentale della vita e dell'economia: la quotidianità.
Generalmente più a suo "agio" su Goofynomics (qui) per ragioni ben illustrate nel corso del tempo. Questa volta su Il Sole 24 Ore. Con grande piacere.
Un breve stralcio riportato sotto, l'intero articolo a questo link. 
Buona lettura.

L’euro è stato il più grande successo della scienza economica, ma sta diventando la più umiliante sconfitta per la professione economica. Ringrazio il Sole 24 Ore, che mi permette, con apprezzabile spirito di apertura, di esporre e discutere nel quadro di un dibattito autorevole un paradosso che ci riguarda tutti, economisti e non.

L’euro è stato un grande successo della scienza economica: non conosco alcun altro caso in cui essa sia stata in grado di prevedere con una precisione così sconcertante le conseguenze di una decisione politica. Vi fornisco tre esempi. Partiamo dall’ultimo Bollettino economico della Bce, il quale lamenta come la crescita dei salari nell’Eurozona sia molto tenue, il che suggerisce una probabile sottostima dei dati ufficiali sulla disoccupazione. Siamo quindi nelle condizioni previste nel 1996 da Rudiger Dornbusch, quando avvertiva che l’unione monetaria avrebbe «trasferito al mercato del lavoro il compito di regolare la competitività», rendendo prevalenti condizioni di disoccupazione. È quanto chiamiamo «svalutazione interna», un meccanismo sul quale una unione monetaria deve contare, se vuole sopravvivere (lo mostrò Mundell nel 1961). In secondo luogo, in tutta Europa i partiti euroscettici progrediscono (nonostante le sconfitte), e mettono in causa il modello di integrazione politica europea. È esattamente quanto Nicholas Kaldor aveva previsto nel 1971, quando ammoniva che «se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali esercitano una pressione tale da portare al crollo del sistema, avrà impedito una unione politica anziché favorirla». Infine, Macron non si era nemmeno insediato, che dalla Germania il rifiuto della proposta francese di Eurobond chiariva come la potenza egemone non intenda deflettere dalla propria intransigenza. Ottimo esempio di quanto Martin Feldstein diceva nel 1997: «l’aspirazione francese all’uguaglianza e l’aspettativa tedesca di egemonia non sono coerenti». 

Tutto sta andando come i migliori di noi avevano previsto, e quindi il dibattito sull’euro di un economista intellettualmente onesto starebbe in quattro parole: «ve lo avevamo detto!». Sarebbe, certo, un atteggiamento sterile, ma sempre migliore di quello al quale assistiamo dal 2008 in poi. Invece di delineare vie di uscita da una trappola che aveva descritto così bene, la professione economica si sta screditando, difendendo con argomenti dubbi lo stesso progetto del quale aveva previsto il fallimento (circa la qualità degli argomenti sottoscrivo quanto scritto da Perotti su lavoce.info del 12 maggio scorso).

07 maggio 2017

Un racconto in musica da Rocca Massima a cura di Maria Lanciotti

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. È andata a scovarlo sulle asperità di Rocca Massima, non lontano da lei, veliterna. Un'intervista racconto che affascina; ci parla di tradizioni, di innovazione e di borghi storici che provano a riprendere vita durante il vuoto dell'epoca globale. Parli di Rocca Massima, territorio dei Lepini e ti aspetteresti olio di oliva, vino o qualcosa di enogastronomico. No. Spunta una sinfonia, scorgi un liutaio, e che liutaio. Belle le mani, forgiano capolavori, scrivono racconti. Maria Lanciotti intervista Paolo Dubla nell'ambito del progetto Maestri artigiani e nuovi talenti per il made in Rome. 
Parola a lei.

“È a rischio secondo me la cultura italiana. Vedo una demolizione di quelle che sono le possibilità per i giovani musicisti. Invece di pensare se con la cultura si mangia o no, pensiamo a una società senza una forma d’arte”
Una storia che parte dalle brume e gli sterminati oliveti di Rocca Massima con un nonno falegname e il ritorno all’antico borgo del nipote liutaio.
Paolo Dubla, nato a Velletri nel 1983, fra i vincitori del concorso nazionale “Premia la tua idea di impresa” edizione 2015, rappresenta da qualche tempo un’altra eccellenza di questo nido d’aquila posto su uno sperone, il comune più alto in provincia di Latina.  Trecento anime e tanta animazione anche quando tutto sembra fermo nel tempo.
Paolo si presenta con un sorriso disarmante e quietamente, quasi meditando ogni parola, ricostruisce le fasi di un percorso tortuoso e affascinante che tuttora lo impegna in una ricerca che va oltre le ragioni di studio e di lavoro. Ascoltarlo è anche un interrogarsi sulla nostra società e il senso profondo e inalienabile dell’arte.

Paolo, com’è arrivato a essere quello di oggi?
Tutto lineare fino alle superiori, poi inizio a suonare la chitarra. E da lì c’è stato un cambiamento di mentalità, forse anche di valori. La musica l’avevo sempre ascoltata con piacere, ma entrandoci, suonandola, ho sentito il bisogno di capire altre cose. Il tocco, i suoni sempre diversi secondo chi suona lo strumento. E capisco che faceva parte dei sentimenti. Una volta un amico con cui suonavo, senza mai sentirmi all’altezza, mi disse: “Come tu suoni la chitarra non la suonerà mai nessuno, come la suoni tu, è tua”. Questa cosa mi ha appassionato sempre di più, poter esprimere sentimenti e provare emozioni.

Come ha proseguito gli studi?
Dopo l’ITIS ho preso ingegneria. Ma c’era qualcosa che non andava. Mancavo proprio di concentrazione.  E suonavo troppo rispetto a quanto dovevo studiare. Avevamo messo su un gruppo, Sensi Inversi, e avevo iniziato a scrivere canzoni. Da lì è nata la liuteria.
L'intervista prosegue a questo link. Buona lettura. 
Fonte foto post, clicca qui.

09 aprile 2017

Perchè ci mancherà uno come Giovanni Sartori

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Anno 2006. A Palazzo Chigi si alternavano Prodi e Berlusconi, Berlusconi e Prodi, si parlava di legge elettorale (non si è mai smesso). Ero a Viterbo, girovagando silenziosamente all'interno di una libreria m'imbattei nel suo ultimo testo. Aveva come perno una riflessione tecnica sul federalismo tanto voluto da Umberto Bossi: Malacostituzione e altri malanni. Profondo e spicciolo, come solo Sartori sapeva fare. La sua mente mancherà molto a questo Paese.
Buona lettura.

Essenziali, e anche parecchio severi, ma coloriti. Profondi, eppure di una piacevolezza da discorsi tra amici, intorno al camino. Così erano gli editoriali di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera. E così ce li aspettavamo noi in via Solferino, perché lui di imprevedibile poteva riservarci un ragionamento, non uno stile. Inconfondibile. Che si manifestava prima di tutto con il suo linguaggio. Chiaro e senza fronzoli, alla maniera di Montanelli. Con improvvise incursioni nell’ironia e nel sarcasmo. E cioè nell’intelligenza dello scettico, saldo nei suoi convincimenti e nei suoi consigli ai potenti di turno, eppure convinto che non sarebbero stati ascoltati. La sua fiducia nella classe dirigente italiana era ai minimi termini. E alla fine dei suoi giorni sarebbe calata ancora.
Prosegue qui.

29 marzo 2017

Piigs

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Come ogni punto di vista che si rispetti quello del film sulle politiche di austerità indotte dall'UE verso alcuni suoi stati membri ci fornisce elementi di un puzzle davvero interessante. Un quadro contemporaneo che riguarda ormai una porzione via via più consistente del popolo europeo.
Piigs raccoglie le osservazioni di attenti studiosi come Noam Chomsky, Vladimiro Giacchè e Warren Mosler, e nei fatti l'acronimo sta per:
P.i.i.g.s., che si può leggere come una sottolineatura dello spregiativo inglese pigs ("porci"), è un "neologismo" coniato dal giornalismo economico nel 2009 (ammesso che si possa definire giornalismo l'insulto; l'alternativa è Gipsi, assonante con "zingaro"), o almeno così ci dicono i titoli di testa del film. Ma è anche acronimo dei cinque Paesi dell'UE considerati dalle politiche economiche scriteriate, Stati non competitivi, per non dire parassiti: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (qui)
Insomma, i cosiddetti "porci", secondo una certa stampa - e non solo - nord europea, sarebbero l'anello disfunzionale del progetto economico - monetario dell'UE. Attenzione, dell'UE, non dell'Europa, l'Europa è da sempre un'altra cosa e tale rimarrà. Distinguo importante nella melassa informativa tesa spesso a confondere.
Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna, rigorosamente in ordine alfabetico e non di "buffi", sia chiaro, elementi deboli perchè molto indebitati. Esposti a tal punto da non essere sostenibili, quindi insolventi o a rischio di insolvenza.
Ma è realmente così?
Il film, narrato da Claudio Santamaria e opportunamente descritto negli articoli che propongo poco più sotto: il primo preso da Scenari Economici, il secondo da Il Fatto Quotidiano (quest'ultimo tuttavia con qualche banale errore di troppo), pone seri dubbi che le cose siano davvero così.
Riesce infatti difficile considerare stati come l'Italia o lo Spagna come dei "parassiti". Stiamo parlando, nel nostro caso, di una delle prime economie manifatturiere dell'UE, tale da disturbare la stessa Germania e ignorando, volutamente, il contributo storico dato dagli italiani nel corso dei decenni alla creazione della stessa UE.
Ci riguarda e prendiamo proprio l'Italia, l'ombelico della cosiddetta periferia. Davvero l'Italietta sarebbe così indebitata o spendacciona da meritare una cura lacrime e sangue per mezzo dell'austerità di Francoforte e Bruxelles?
A tal riguardo sarebbe meglio non osservare l'andamento del nostro debito pubblico dal momento dell'adozione della moneta unica europea e, ancor più, dall'adozione delle misure di austerità. Grafici vietati ai deboli di cuore.
Peraltro l'Italia prima dell'adozione dell'Euro operò una massiccia opera di privatizzazioni volte, secondo gli "illuminati" amministratori del momento, proprio ad abbattere lo stock di debito in vista dell'ingresso nell'unione monetaria e aprire (teoricamente) il mercato. La storia, si sa, è andata diversamente e nei fatti ci siamo privati di buona parte del nostro comparto industriale (tra i primi al mondo) senza ridurre considerevolmente lo stesso debito. In fin dei conti illuminate, quelle si, dottrine macroeconomiche ci dicono che ridurre il debito pubblico con un forte contributo delle privatizzazioni equivale a premere il grilletto con sotto i propri piedi.
La crisi esogena che ha investito l'area Euro dal 2007 e che lascia boccheggiare ancor oggi le economie del Mediterraneo, spiaggiate in cerca di ossigeno e con riforme calate dall'alto che non originano nessuna soluzione nel medio - lungo termine (deflazione salariale e interventi massicci sulla produttività), non era tecnicamente uno shock originato dalla crisi dei debiti sovrani. Oggi si può dire con chiarezza.
Non i debiti di stato insomma e, quindi, non come ci è stato sempre o quasi detto.
A sgombrare il campo da qualsiasi arbitrio sul tema è Vítor Constâncio, non il referente economico di qualche partito nazionale, ma il vicepresidente della stessa Banca Centrale Europea: "La BCE scopre che il problema è la finanza privata e non quella pubblica", tratto da Vocidallestero, ma le parole di Constâncio trovano facile risontro un po' ovunque.
Di quella relazione ne propongo uno stralcio leggibile in toto a questo link.
La prima domanda è importante per identificare le possibili carenze nella progettazione dell’unione monetaria che hanno bisogno di essere corrette per evitare crisi future. La mia opinione è che il principale fattore scatenante è da ricercarsi nel settore finanziario, in particolare in quelle banche che hanno fatto da intermediarie nell’immenso flusso di capitali verso i paesi periferici, che ha creato squilibri divenuti insostenibili a seguito del “sudden stop” (arresto improvviso, ndt) causato dalla crisi internazionale e dalla brusca revisione delle valutazioni del rischio che questa ha causato.
La seconda domanda è utile per comprendere se la costruzione dell’unione monetaria sarebbe stata sufficiente ad assicurare una graduale correzione delle vulnerabilità e evitare una crisi, nel caso in cui lo shock internazionale non fosse avvenuto. Si potrebbe ipotizzare che, senza influenze esterne, l’eurozona avrebbe potuto superare gradualmente le sue debolezze con un processo di riequilibrio interno. Non potremo mai essere certi di questo. Fortunatamente, questa domanda è meno significativa della prima.
...
Cominciamo con la prima prospettiva sulle cause. La spiegazione più vecchia  della crisi, progressivamente corretta dagli accademici ma sempre popolare tra alcuni segmenti dell’opinione pubblica, dice più o meno questo: “Non c’era niente di intrinsecamente sbagliato nel progetto dell’Unione monetaria europea, e la crisi sarebbe scaturita essenzialmente dal fatto che diversi paesi periferici non avrebbero rispettato quel progetto – in particolare le regole fiscali e il Patto di stabilità e di crescita – il che avrebbe generato una crisi di debito pubblico.”  Questa è la spiegazione secondo la quale  “il problema è essenzialmente fiscale”, che può essere facilmente connessa ad altre due : l’indisciplina fiscale ha portato ad un surriscaldamento dell’economia, l’aumento di salari e prezzi ha implicato una perdita di competitività, e questo ha portato alla crisi da bilancia dei pagamenti.
Nonostante questa spiegazione abbia una sua coerenza interna, essa non è corretta, specialmente per quel che riguarda il fattore scatenante della crisi.
Anzitutto, non c’è una forte correlazione tra il rispetto del Patto di stabilità e crescita di un membro dell’eurozona prima della crisi e il relativo spread richiesto dai mercati finanziari oggi. Per esempio, Germania e Francia non hanno rispettato tale Patto nel 2003-2004; mentre Spagna e Irlanda lo hanno rispettato più o meno pienamente fino al 2007.
In secondo luogo, nei paesi il cui debito pubblico è oggi sotto attacco, durante i primi anni della moneta unica non c’è stato alcun aumento non c’è stato alcun incremento uniforme del livello complessivo del debito pubblico.
A tante domande una risposta.
Smontato quindi il maggiore credo popolare e dei media, messo fuori dall'austero angolo il colpevole dei (non) colpevoli, lo stock di debito pubblico, viene da chiedersi dove cercare quindi la vera causa.
Anche qui lo stesso Constâncio ci fornisce valide indicazioni e con un po' di intuito si può passare dall'acqua al fuocherello. Non ci resta che giocare.
L'Italia, intanto, con un debito pubblico attorno al 132% del PIL è lontana ad esempio da quel Giappone che sfonda di gran lunga il tetto del 200% - roba da olive greche! - e che ben si guarda da entrare in qualsiasi unione monetaria per giunta a cambi fissi: "Perché con un rapporto debito/Pil al 236% il Giappone spende e spande mentre l'Italia va giù a colpi di austerity?" Il Sole 24 Ore, qui.
Il Giappone ha il 236% del debito/Pil e un deficit/Pil al 10%. Numeri che farebbero impallidire Angela Merkel, i trattati di Maastricht, Lisbona e compagnia bella. E cosa fa il premier Shinzo Abe? Ha annunciato poche ore fa un ulteriore piano espasione della spesa pubblica con un primo intervento da 85 miliardi di euro. Insomma, del mantra europeo dell' austerity dalle parti di Tokyo non c'è neanche l'ombra. Ma come mai il Giappone - che resta la terza economia del pianeta e può esibire un tasso di disoccupazione del 4,5% contro l'11% europeo - può permettersi di far galoppare la spesa pubblica pur convinvendo da tempo con parametri di indebitamento molto simili a quelli della Grecia? Non solo: lo stesso plurindebitato Giappone può permettersi di finanziare il debito pubblico americano (facendo carry trade, ovvero pagando interessi inferiori all'1% su titoli a 10 anni ai detentori dei titoli nipponici e ricevendo quasi il 2% dal Tesoro Usa) e quello europeo (il Giappone si è detto pronto ad acquistare titoli emessi dal Fondo salva-StatiEsm). Come mai?
Possibile? Pizza, corruzione e mandolino più virtuosi degli introspettivi samurai? Chissà cosa direbbe, appunto, la ferrea Angela da Berlino.
Tecnicamente però è così, ma questo quanto ci costa in termini reali? Molto, un prezzo enorme e difficile da stimare.
Purtroppo il Sol Levante dispone di due cose che noi abbiamo perso o meglio, ceduto in nome di un disegno unitario che unitario però non pare essere: la leva monetaria e, praticamente, anche la leva fiscale.
Il definitivo harakiri giunge con la regola di Maastricht secondo la quale il tetto virtuoso di debito pubblico per ogni paese aderente all'Euro non deve superare la soglia del 60%. Concetto, questo, che non risponde, nei fatti, a nessuna dottrina macroeconomica.
I meticolosi samurai, sebbene con i loro problemi, questo l'hanno capito bene e anche dall'altra parte del Pacifico non scherzano affatto, con Trump poi ne vedremo probabilmente delle belle.
Ai tempi dell'adozione del Marco tedesco come moneta unica, pardon, dell'Euro, non è solo il debito pubblico ad essere oggetto di particolari attenzioni. Fa infatti da contraltare a questa tematica anche l'annosa questione del rapporto deficit/PIL sotto la soglia del 3% per ogni stato appartenente alla moneta unica.
Virtuosismi, verrebbe da dire, recessivi.
Prendiamo sempre il nostro Paese, l'Italia rispetta con molti sacrifici questa soglia del 3% dal 2012, al contrario ad esempio della Francia, ancora allegramente fuori da tale parametro.
Per rimanere dentro questo vincolo il nostro Paese sta, non a caso, smantellando il suo tessuto manifatturiero e artigianale, sta tagliando servizi primari al cittadino, elevando la tassazione, tutto in nome di un'efficienza che non ha fondamenti economici reali.
Forse un giorno andrà riscritta la nostra storia recente, chissà. I Piigs non sono porci e forse non erano neppure così "buffaroli". Intanto abbiamo una certezza: in passato erano molto più ricchi.
Qui il trailer.
Buona visione, al cinema.

Da Scenari Economici: E se in un unico documentario alcuni tra gli intellettuali più prestigiosi del mondo sostenessero che le politiche di austerità dell’Unione Europea ci stanno portando sull’orlo del baratro economico invece che salvarci dalla crisi?
E se quello stesso documentario vi dimostrasse che le regole dei trattati europei sul deficit, il debito e l’inflazione sono frutto di banali errori di calcolo?
E se vi venisse svelato come queste politiche influiscono direttamente sulla vita di ognuno di noi aumentando disoccupazione, povertà e diseguaglianze?
Ci ripetono costantemente che lo stato sociale non è più sostenibile. Intanto il malcontento popolare monta, sempre più cavalcato da partiti estremisti con conseguenti e quotidiane derive xenofobe. L’Europa sembra assistere impotente a questo pericoloso scenario, il rischio di una disgregazione è sempre meno peregrino, la Brexit ne è un clamoroso esempio.
Preoccupati per questo quadro desolante e per un orizzonte tutt’altro che roseo, ci siamo chiesti cosa potesse fare il cinema. Il progetto è totalmente autofinanziato e riconoscendone il valore sociale hanno aderito gratuitamente alcuni dei più grandi intellettuali del mondo, tra cui:
Noam Chomsky (filosofo e linguista, definito dal New York Times “Probabilmente il più grande intellettuale vivente”), Yanis Varoufakis (ex ministro delle finanze greco), Stephanie Kelton (economista capo del budget del senato degli Stati Uniti e consulente economico di Bernie Sanders), Warren Mosler (insider finanziario, esperto di sistemi monetari), Paul De Grauwe (London School of Economics), Erri De Luca (scrittore). Con il loro aiuto e attraverso un’indagine durata cinque anni, il documentario sfata alcuni dei più incrollabili dogmi economici che influenzano le politiche dell’Unione Europea. Dogmi che non solo hanno impedito ai Paesi europei di risollevarsi dalla crisi peggiore degli ultimi cento anni, ma che addirittura… la aggravano. 
Prosegue qui.

Da Il Fatto Quotidiano: Attraverso una indagine lunga ben cinque anni, Piigs distrugge alcuni dei più incrollabili dogmi economici che influenzano le politiche dell’Unione europea e dunque anche la nostra vita. I comuni non possono spendere danaro per migliorare la vita dei propri cittadini? Le regioni sono costrette a chiudere gli ospedali? In Italia nel 2016 si è raggiunto il record storico di povertà assoluta (4 milioni e seicentomila persone)? Tutta colpa della regola del 3%, cioè di quel limite insuperabile imposto dall’Unione a tutti i paesi membri nel rapporto tra deficit e Pil. Ma chi sa come nacque questa regola europea diventata legge costituzionale in Italia?
Lo spiega nel documentario un divertito Guy Abeille, già funzionario economico del gabinetto del presidente francese Mitterand: “Un giorno il Presidente ci chiese un sistema semplice e veloce, non tecnico, per imporre un tetto alle spese statali. Ci riunimmo e in un’ora pensammo al rapporto deficit/pil che in quell’anno in Francia era del 2,6%, così demmo un tetto per noi non traumatico, del 3%. Lo proponemmo a Mitterand e lui lo accettò entusiasta. Nel 1991, Jean Claude Trichet, governatore supplente del Fondo Monetario Internazionale, lo ripropose come limite fisso europeo e la Comunità lo accettò. Nessuna teoria a suffragarlo. Nessun calcolo a giustificarlo”.
Il Re è nudo. Una volta svelato questo, è facile anche per Erri de Luca, Paolo Barnard e Federico Rampini sparare a zero contro quella che Piigs fa apparire come una vera e propria idiozia finanziaria collettiva. Macroeconomia e microtragedia. Piigs, infatti, non scava solo nella storia dei conti delle nazioni, ma anche nel presente drammatico di chi ha a che fare concretamente con le clausole di salvaguardia che limitano la spesa pubblica dei Comuni italiani.
Ecco allora la storia della cooperativa sociale ‘Il Pungiglione’ di Monterotondo e la sua quotidiana lotta per assistere 150 ragazzi disabili. La svolge dal 1991, lo stesso anno della nascita del famigerato 3% e oggi, a causa sua, un centinaio di dipendenti ed il loro prezioso lavoro sono a rischio.
Sabato si è celebrato il sessantesimo anno dei Trattati di Roma, sperando in un Paese più unito, più solidale, membro di un’Europa molto diversa da quella che i padri della Comunità avevano previsto e che i banchieri ci hanno costruito intorno senza che noi ce ne accorgessimo.
Prosegue qui.

20 marzo 2017

Gigantesche

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Valanga azzurra sarebbe stata troppo scontata e richiamarebbe gesta inarrivabili per tutti. Ma quanto fatto dalle nostre ragazze, in ordine: Brignone, Goggia e Bassino, è un podio d'altri tempi e non solo per l'Italia.
Una dolce valanga rosa che si abbatte sulle nevi di Aspen e piace a tutti, yankee inclusi e pronti a urlare yeah! Cielo a stelle e strisce e monopolio azzurro nell'ultimo Super Gigante della stagione, firma indelebile, prima, seconda e terza, forte il messaggio che giunge a tutto il movimento dello sci alpino femminile, l'Italia, c'è.
Classe, forza e carattere, trait d'union di un trionfo gigantesco. Elementi concentrati in queste tre piccole sciatrici, ognuna differente e simile a modo suo oltre la tuta griffata "ITA". 
Avanti così, verso la prossima Coppa del Mondo e verso le prossime olimpiadi invernali. Consapevoli di poter sognare.
Buona visione.
  • Lo sci alla radio, telecronaca RAI di Emiliano Mancuso. Qui.
  • Brignone, Goggia, Bassino, tripletta da favola ad Aspen. Fisi, qui.
  • Rai Sport, trionfo delle azzurre Brignone, Goggia e Bassino. Qui.
La storia dello sci italiano passa per il gigante femminile di Aspen che riporta alla memoria la storica tripletta del 2 marzo 1996 a Narvik, quando Deborah Compagnoni, Sabina Panzanini e Isolde Kostner occuparono i primi tre posti del gigante. Esattamente come è successo oggi, ad Aspen, con una superlativa Federica Brignone che vince entrambe le manche e porta a tre i successi stagionali (cinque in carriera) e si propone come autentica mattatrice del gigante. Quella della Brignone rappresenta la vittoria numero 30 nella storia del gigante femminile. Al secondo posto una Sofia Goggia che raddrizza la gara con il secondo tempo nella seconda frazione, e porta a 13 il numero di podi personali in stagione: un ruolino di marcia impressionante, che la porta a prendere il terzo posto nella classifica finale di disciplina, con 405 punti, alle spalle di Worley (685) e Shiffrin (600). Brignone è quarta e Bassino sesta. Ma Goggia prende il terzo posto anche della classifica assoluta con 1197 punti, nuovo record per un'italiana, dietro a Shiffrin e Stuhec.
Marta Bassino, appena eletta "Young Skier of the Year", porta a tre i podi personali in stagione e completa lo splendido triplete azzurro sulle nevi americane. L'Italia Rosa guida nettamente la classifica per nazioni con 4911 punti, quasi 1000 punti in più dell'Austria che si ferma a 3918.
Le altre azzurre: 17/a Irene Curtoni, 23/a Laura Pirovano, mentre è uscita nella seconda Manuela Moelgg.
L'Italia dello sci compie un balzo in avanti e sale a quota 43 podi complessivi, un numero mai raggiunto nella storia per una stagione che sta consacrando la vera, nuova Valanga Azzurra: la Valanga Azzurra 2.0.
Fonte, FISI, clicca qui.

13 marzo 2017

Mivar chiama Samsung: "Produci in Italia, puoi usare le mie fabbriche gratis"

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Ci si deindustrializza per molte ragioni, tra queste, anche per avere una moneta troppo forte. Lodevole l'appello di Carlo Vichi, patron Mivar agli asiatici di Samsung.

"Signori Imprenditori asiatici, siete gli unici costruttori della componentistica elettronica. Venite a rendervi conto dei vantaggi che potreste avere assemblando in Italia 3 milioni all'anno dei vostri televisori, la Mivar vi concederebbe l'uso gratuito di un complesso industriale unico al mondo in provincia di Milano, come pure il supporto necessario a una vostra presenza in Italia. Il governo stesso darà il benvenuto a una Industria costruttrice di televisori. Signor Presidente della Samsung, mandi un suo incaricato a verificare personalmente come stanno le cose, non le costerà nulla." 
Fonte, sito Mivar, qui.

Questo è il messaggio che il patron Carlo Vichi, anni 94, ha pubblicato in questi giorni sul sito della Mivar, lo storico marchio di televisori italiani che il 20 dicembre del 2013 ha prodotto il suo ultimo televisore. Mivar per anni è stata una costante in tutte le case degli italiani, buona costruzione, buona qualità e prezzo super competitivo rispetto al resto del mondo: con i TV CRT, ingombranti e pesanti, produrre all’estero non era certo un vantaggio. L’arrivo degli LCD, la spinta sul design, sulle nuove tecnologie e il progresso del settore hanno però portato in poco tempo la Mivar al fallimento: il 20 dicembre del 2013 la nuova ed evoluta fabbrica, che Vichi aveva costruito per far fronte proprio agli orientali, ha prodotto il suo ultimo televisore. Ora quelle stesse fabbriche, vicine a Malpensa e collocate in una posizione anche strategica, vengono offerte a Samsung: il colosso coreano produce i suoi televisori per l’Europa in Polonia e l’opzione Italia potrebbe non essere affatto una brutta idea.
Vichi non intende trattare: l’uso delle fabbriche sarà gratuito così che tutto il sostegno, ma a carico di Samsung sarà ovviamente l’assunzione della forza lavoro per poter mandare avanti il tutto. Raccoglierà Samsung l’appello?
Fonte, Corriere della Sera, qui.

06 marzo 2017

E' nata una certezza

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Dalla terra lombarda agli occhi a mandorla di Jeongseon ce ne corre. Ma se ti chiami Sofia Goggia puoi mettere insieme il tutto e, magari, creare pure un capolavoro.
Una due giorni che la nazionale di sci alpino femminile difficilmente scorderà. E non tanto perchè la pista in questione sarà teatro delle prossime olimpiadi invernali, ma perchè nella composta scenografia sud coreana è andato in scena il più scanzonato spettacolo azzurro. 
Interprete, Sofia Goggia. La sciatrice azzurra piazza un vincente uno due, roba d'altri tempi per la nazionale, quasi da libro cuore.
E invece no, è tutta attualità.
24 anni di tecnica, tenacia e testa, dopo la medaglia ai mondiali, Sofia va a prendersi la prima vittoria in Coppa del Mondo nella discesa libera di sabato e replica neppure ventiquattro ore dopo, centrando anche il suo primo successo in Super G. 
Assodato il fattore "T" dal solo sentirla parlare, erano già ottime le impressioni durante tutta la stagione di Coppa, poi, appunto, i mondiali di Saint Moritz a preannunciare l'ulteriore colpo.
Nel pieno della perfetta età agonistica, Sofia ha le carte in regola per donare sogni d'oro a tutto lo sci alpino azzurro. Roda e gli altri lo sperano, con loro i molti tifosi. 
Soprattutto, se non fosse stata rallentata dagli infortuni avrebbe dispensato più sorrisi di quanti già ne regala, se poi ti scopri anche intonata nel cantare l'inno, allora è tutto perfetto o quasi. Futuro incluso.
Con i se però si fa poco. Per questo, non è nata una stella, bensì una splendida certezza.
Buona visione.
Fonte foto post, FISI, clicca qui.
  • Sofia Goggia, Jeongseon Downhill, qui
  • Sofia Goggia, Jeongseon Super G, qui
  • Amazing Sofia Goggia her maiden victory in Jeongseon, qui

13 novembre 2016

Il villaggio di Gennaro

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Giornalista e scrittrice, scrittrice e poetessa. Scegliete pure l'abbinamento più efficace, il modo migliore per assaporare Maria Lanciotti rimane uno soltanto, leggerla.
Maria è parte di quel tessuto artistico che dà spessore e rende culturalmente vivi i Castelli Romani. Magistrale interprete dei nostri tempi e luoghi.
Farsi trasportare dai suoi scritti in villaggi lontani che poi, con sorpresa, ammiri nella via accanto alla tua quando meno te lo aspetti. Scorci di persone e storie di vita raccontate da un'autrice sublime. 
Impossibile non immergersi nel suo ultimo lavoro, il Villaggio di Gennaro (qui), lontano quanto vicino. Squisitamente attuale.
Buona lettura.

Questo lavoro nasce sulla spinta di alcune realtà presenti nel territorio in cui mi trovo a vivere e che da tempo vado osservando con crescente rammarico: la chiusura ineluttabile di tante botteghe artigiane e l'abbandono in cui versano tanti edifici, anche prestigiosi.
E' la storia di un artigiano di vecchia scuola che ama il suo lavoro e non vuole vederlo morire insieme alla bellezza e solidità delle opere manifatturiere, sostituite dalla produzione seriale effettuata con materiali scadenti. E non rinuncia a credere alla possibilità di portare avanti, in un mondo meccanizzato e globalizzato, un discorso di qualità legato alla tradizione gloriosa del nostro Made in Italy. 
E' la storia di un imponente complesso architettonico, quasi centenario ma saldissimo, come dimostra la parte recentemente restaurata di pertinenza della chiesa adiacente, che dopo diversi utilizzi e peripezie rischia l'abbattimento o il restauro per fini edilizi anche commerciali, o a lungo andare l'implosione per incuria, mentre si è totalmente privi di spazi di pubblica utilità.
Uno sguardo al presente con le sue evidenti criticità e motivo di riflessione sull'attuale stato occupazionale in grave difficoltà, che potrebbe ritrovare la progettualità e l'audacia tipiche del nostro popolo attraverso la forza del desiderio e dell'utopia concreta, come il personaggio chiave del testo lascia intendere.

Prefazione dell'autrice. 
Il Villaggio di Gennaro, Maria Lanciotti, Edizioni Controluce.

25 settembre 2016

ERN reloaded

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni per Frascati Scienza. Più scienza che fantascienza. Se fossimo in ambito cinematografico potremmo dire che la saga continua. Undicesima edizione, traguardo non per molti e attesa alle stelle. Il 30 settembre torna la Notte Europea dei Ricercatori, evento ideato e promosso dalla Commissione Europea e coordinato per l’Italia dall’Associazione Frascati Scienza (qui). L’iniziativa, volta a incentivare la divulgazione al pubblico dell’attività scientifica, si colloca nell’ambito della Settimana Europea della Scienza.

Nuovo il tema, Made in Science, nuova l’edizione ed entusiasmante lo spirito: rendere meno fantascientifica la figura del ricercatore scientifico. Avvicinarlo al grande pubblico nella sua semplicità facendo si che il suo operato sia comprensibile a curiosi e appassionati.

In rampa di lancio e pronto a entrare in orbita un programma denso di eventi (qui) che attraverserà tutto lo Stivale. Da Ferrara a Palermo, da Ancona a Napoli passando per l’energia emessa da Frascati e Roma. Senza dimenticare centri più piccoli quali Carbonia e Rocca di Papa con il suo affascinante Museo Geofisico. Per l’occasione, infatti, saranno aperte le principali sedi di ricerca: l’Istituto Nazionale di Astrofisica, le sedi ENEA di Frascati e Casaccia, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), l’Agenzia Spaziale Italiana di Roma Tor Vergata (ASI), il CNR insieme agli atenei capitolini e non. Per citarne soltanto alcuni.

Ogni visitatore potrà spaziare, liberamente o su prenotazione, a seconda dell’evento scelto, tra aperitivi scientifici, mostre, conferenze e, appunto, visite ai centri di ricerca. E se presso il Centro Nazionale Ricerche ENEA di Santa Maria di Galeria (Casaccia), si potrà scoprire il reattore di ricerca Triga (qui) o immaginare l’Antartide, passeggiando nell’area espositiva dedicata ai 31 anni di presenza dell’Ente per le Nuove Tecnologie l’Energia e l’Ambiente presso il polo ghiacciato (qui), qualche chilometro più in là, nella sede dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, gli appassionati potranno vibrare con le onde gravitazionali (qui) o, perché no, fare quattro chiacchiere col CERN di Ginevra (qui), cosa che non accade certo tutti i giorni. E prima di concludere la giornata, un “accometaggio”, inseguendo gli ultimi incredibili passi della sonda Rosetta (qui), per un’impresa con pochi eguali nella storia.

Via le luci. Silenzio in sala. Va in scena la Notte Europea dei Ricercatori. Undicesima edizione con lo smalto e il fascino di una prima al cinema attesa da tempo. Buon divertimento e buona scienza.

05 settembre 2016

E = mc² + ERN 2016

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni per Frascati Scienza. Chissà cosa ne penserebbe Albert Einstein, nobel e padre storico del principio di relatività. Non della sua formula per l’occasione simpaticamente rivista. Oltre un secolo dopo l’uomo consegna la scienza, Fisica inclusa, sia mai, al grande pubblico. Dimentichiamo per un attimo la matematica pura della relatività generale o della relatività ristretta, risvolti inarrivabili per molti, osserviamo invece gli attori interessati: giovani, famiglie e gli stessi ricercatori. Nei principali centri di ricerca europei, italiani e della prestigiosa area Tuscolana, si alternerà quella parte della società civile desiderosa di conoscere e capire.

Proviamo ora a risolvere la formula, dipaniamo le incognite ed elaboriamo le certezze. Dal 24 al 30 settembre torna la Settimana Europea della Scienza che, proprio il 30 settembre, vivrà il suo evento clou con l’undicesima Notte Europea dei Ricercatori (ERN), iniziativa ideata e promossa grazie all’impegno della Commissione Europea con l’obiettivo di favorire l’incontro tra la comunità scientifica e appunto la cittadinanza.
Numeri importanti quelli del progetto magistralmente coordinato per l’Italia dall’Associazione Frascati Scienza (qui) che ha raggiunto nella sola edizione 2015 più di cinquantamila persone e che quest’anno, come anche per l’edizione 2017, si ispirerà al “Made in Science”, cioè alla creazione di un vero e proprio claim che coinvolga, tramite innumerevoli eventi, il meglio della qualità e dell’eccellenza italiana nell’ambito della ricerca scientifica.

L’energia della divulgazione al pubblico si libererà a Frascati come a Roma, passando per Modena, Lecce, unendo Milano e Palermo alla velocità della luce con un denso programma (qui). Ventitre città e paesi che con i loro centri di ricerca scientifica primaria e università accoglieranno appassionati da ogni parte dello Stivale con lo scopo di conoscere divertendosi.
Per tradizione, infatti, lo stupore dei molti bambini si unisce ai sorrisi degli addetti ai lavori e alla voglia di trasmettere dei molti ricercatori. E fantasticando un po’ col pensiero, nell’appassionato di oggi potremmo trovare, domani, il nuovo Nobel per la Fisica. Magari con lo stesso sorriso, semplice, sotto dei baffoni bianchi e quasi beffardo, di chi realizza cose immense partendo da una semplice passione. A dimostrazione che, Teoria della Relatività a parte, la scienza è davvero per tutti.

26 agosto 2016

Diritto alla salute, quali verità dietro gli inceneritori di nuova generazione?

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Intendo dare ulteriore diffusione all'articolo della Dottoressa Patrizia Gentilini riguardante la presunta innocuità degli inceneritori con recupero energetico di ultima generazione. 
In particolar modo l'articolo si concentra sul comunicato diramato nel periodo di Ferragosto dalla Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica attinente proprio l'utilità degli impianti di termocombustione di nuova generazione. 
Alla presente nota stampa non si è fatta attendere in breve tempo la replica di ISDE (Associazione dei Medici per l'Ambiente) e di Medicina Democratica.
Nello stralcio sottostante una più completa visione dei fatti, mentre a questo link è possibile leggere l'intero post della Dottoressa Gentilini. 
Buona lettura.

L’antivigilia di ferragosto dall’agenzia adnkronos è stato diffuso un comunicato (qui) della SItI (Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) con 7 “verità”  a supporto della presunta utilità e innocuità degli inceneritori di nuova generazione, posizione che sarebbe condivisa anche dall’Istituto Superiore di Sanità. Purtroppo sul  sito ufficiale della SItI non è reperibile il comunicato originale e quindi ci si deve limitare a quanto diffuso da adnkronos e ampiamente ripreso dai media (qui). C’è da rimanere  profondamente sconcertati davanti alle “7 verità”  perché non solo nessuna di esse è scientificamente supportata, ma addirittura alcune affermazioni sono in netto contrasto con ciò che emerge dalla letteratura scientifica. Non sono mancate pronte repliche sia da parte dell’Isde (qui) che di Medicina Democratica (qui), ma alcune considerazioni della SItI meritano di essere prese  in esame.

Si afferma ad esempio che  gli inceneritori “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti” e che dallo studio epidemiologico Moniter “una delle più sofisticate ricerche al mondo sul rischio connesso alle emissioni di inceneritori […] si evidenzia chiaramente la assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”.

06 agosto 2016

I sogni non si inseguono con i piedi per terra

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. È il claim che accoglie ogni internauta nel sito del Comitato Olimpico Nazionale Italiano per Rio 2016. E se per De Coubertin l'importante era partecipare, principio mai passato di moda nonostante gli annetti, sognare incarna forse l'essenza più istintiva per ogni atleta. Ciò che lo spinge alla fatica più grande.
Nel paese del verde-oro l'auspicio, appunto, che una pioggia d'oro bagni l'azzurro. A partire da subito, con la caccia al duecentesimo oro italiano nella storia dell'olimpiade (estiva).
Intanto come a Torino, Londra e Pechino, al Maracanà, tempio carioca, aprirà Marco Balich, architetto italiano scelto come produttore esecutivo della cerimonia di apertura.
Per la chiusura invece, meglio aspettare il medagliere, incrociando rigorosamente le dita. I Am Italia Team. Buona visione. Qui.
  • Olimpiadi Rio 2016, sito della delegazione olimpica italiana, Italia Team. Qui.

01 agosto 2016

Notte Europea dei Ricercatori: il 30 settembre si rinnova l’appuntamento con la scienza che attrae


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Ricevo e pubblico il comunicato stampa di Frascati Scienza per l'undicesima Notte Europea dei Ricercatori e la prossima Settimana Europea della Scienza. Appuntamento a settembre presso i maggiori centri di ricerca italiani e dell'area Tuscolana.
Buona lettura.

Dal 24 al 30 settembre 2016 al via la Settimana della Scienza che culminerà il 30 Settembre con la Notte Europea dei Ricercatori.

La manifestazione è promossa dalla Commissione Europea. Il progetto coordinato da Frascati Scienza vede tra i suoi partner principali i più importanti enti di ricerca nazionali (ASI, CNR, ENEA, ESA-ESRIN, INAF, INFN, INGV, ISS, CINECA, GARR, ISPRA, CREA, Sardegna Ricerche), tra le migliori università della Penisola (Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Università degli Studi Roma Tre, Università LUMSA, Università di Cagliari, Università di Cassino, Università di Parma, Università di Sassari, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) e la Regione Lazio.

Anche quest’anno Frascati Scienza sarà capofila di una rete di ricercatori, università e istituti di ricerca che si estendono dal nord al sud dell’Italia nel promuovere il più importante appuntamento europeo di comunicazione scientifica, un evento che in tutta Europa coinvolgerà oltre 300 città europee.

Centinaia gli eventi in Italia e in Europa tutti dedicati alla scienza e all’importanza della figura del ricercatore. In particolare, l’area Tuscolana, dove si trovano le infrastrutture di ricerca fra le più importanti d’Italia ed Europa, sarà l’epicentro dell’evento che coinvolge molte altre città italiane: Roma, Firenze, Milano, Trieste, Genova, Modena, Ferrara, Napoli, Palermo, Bari, Cagliari, Catania, Lecce, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Sassari, Frascati, Carbonia, Cassino, Gorga, Grottaferrata, Monte Porzio Catone.
  
Le prossime due edizioni, a cura di Frascati Scienza previste a settembre 2016 e 2017, saranno all'insegna del MADE IN SCIENCE, per una scienza vista come vera e propria 'filiera della conoscenza', capace di produrre e distinguersi per eccellenza, qualità, creatività, affidabilità, transnazionalità, competenze e responsabilità. MADE IN SCIENCE sarà il marchio che distingue la qualità, l’eccellenza e l’importanza della ricerca italiana e il filo conduttore degli appuntamenti in programma.

Frascati Scienza il 24 settembre, in occasione dell’evento lancio della Notte Europea dei Ricercatori 2016, guiderà il pubblico in un viaggio attraverso una "Casa della Scienza" che sarà allestita a Roma con il contributo della Regione Lazio. Saranno realizzati spazi che riproducono una cucina camera, soffitta e giardino per promuovere varie attività scientifiche aperte a tutti. I partecipanti, dopo essere stati accolti all’ingresso, potranno visitare la casa attraverso un percorso che li guiderà in cucina per conoscere le “ricette di chimica”, in cameretta per scoprire la fisica dei giocattoli, fino a salire in soffitta per osservare con il telescopio la stella che scalda il nostro pianeta, per riscendere infine in giardino e conoscere da vicino i segreti della biologia. All’interno di ciascuna stanza le persone vivranno delle brevi esperienze scientifiche che permetteranno loro di guardare con occhi nuovi quello che accade ogni giorno nelle nostre case.

L’idea della casa guiderà tutte le attività che caratterizzeranno la settimana della scienza e la Notte Europea dei Ricercatori: ogni giorno della settimana, dal 26 al 29 settembre sarà, infatti, dedicato ad una delle 4 stanze e sarà caratterizzato da attività, laboratori e spettacoli a tema.

Infine, il 30 settembre la casa della scienza verrà ricostruita a Frascati all’interno delle Mura del Valadier e le stanze saranno ampliate così da ospitare un maggior numero di attività e consentire ai visitatori di vivere un numero maggiore di esperienze.

Per informazioni, Frascati Scienza, qui.

Tutti gli eventi rientrano nella azione Marie Sklodowska-Curie del programma Horizon 2020. In Italia oltre al progetto coordinato da Frascati Scienza sono cinque i progetti vincitori del finanziamento europeo: Sharper, Luna 2016, Closer, Bright e Society.

La Notte Europea dei Ricercatori è un progetto promosso dalla Commissione Europea. Il progetto coordinato da Frascati Scienza è realizzato in collaborazione con Regione Lazio, il Comune di Frascati, ASI, CNR, ENEA, ESA-ESRIN, INAF, INFN, INGV, ISS, CINECA, GARR, ISPRA, CREA, Sardegna Ricerche, con Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Università degli Studi Roma Tre, Università LUMSA di Roma e Palermo, Università di Cagliari, Università di Cassino, Università di Parma, Università di Sassari, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. L’evento vede la partecipazione di G.Eco, Associazione Tuscolana di Astronomia (ATA), Accatagliato, Associazione Arte e Scienza, Gruppo Astrofili Monti Lepini (Osservatorio di Gorga), Associazione Culturale Chi Sarà di Scena, RES Castelli Romani, Associazione Eta Carinae, Associazione Tuscolana Amici di Frascati, Astronomitaly – La Rete del Turismo Astronomico, Explora il Museo dei Bambini di Roma, L.U.D.I.S, Museo Tuscolano delle Scuderie Aldobrandini, Native, Sotacarbo, STS Multiservizi, Science4Biz, Dinosauri in Carne e Ossa.